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Jannacci, la gioiosa follìa dei semplici

02 Apr

 

Jannacci, la gioiosa follìa dei semplici

Ciò che colpiva e restava nel profondo dei versi,  delle frasi chiamateli come volete, surreali di Jannacci era scritto  nella realtà. Un mondo più ossa che carne, come la faccia del  cantautore. 

Un ambiente fatto di stranezze che appaiono tali a chi vive  di stereotipi, a chi ha fretta o non vuol guardare e teme la diversità.  Nell’epoca del boom e della trasformazione sociale il neorealismo  suggestivo che trovava sincopati tattattero nelle strofe delle sue  canzonette era pieno del sentimento di chi lavora da subalterno,  arrangia l’esistenza o vive ai margini coi mestieri più improbabili.  Eppure veri come il ‘palo’ dell’Ortiga. Di Armandi e Vincenzine erano  piene le periferie industriali, e tali le borgate di ‘Accattoni’. Era un  popolo di facce concrete o stralunate che però non imitavano nessuno e,  seppure amavano mode che proprio l’esotismo musicale diffondeva, le  facevano proprie per tenere frizzante l’umore di fronte alla vita agra  d’ogni giorno.

Per amare e raccontare scorci e personaggi  relegati in fette di città che cambiavano volto e gradualmente sparivano  alla stregua della via Gluck si deve far parte di quel mondo per radici  o tendenza di vita. Il Vincenzo in arte Enzo riuniva in sé le due  motivazioni, pur parlando milanesissimo conosceva l’intercalare dei  milanesi (e diremo torinesi, genovesi) del Tac’ e del lontanissimo sud  insediati in quelle città. Nell’altra sua professione essere medico di  gente comune gli apriva spaccati di bisogno non solo di salute. Questa  società rimase profondamente presente nelle nostre arti per tutti gli  anni Sessanta. Sentivamo un buon profumo nei tanti personaggi, spesso  macchiettistici, regalati dai sensibili giganti che calcavano  palcoscenici famosissimi, senza decretare a priori a chi attribuire la  patente di “famoso”. Sorridevamo di gusto, piangevamo lacrime vere  perché in quelle storie c’era la nostra Storia.

Enrico Campofreda

tratto da http://www.contropiano.org

30 marzo 2013

 
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Pubblicato da su 2 aprile 2013 in MUSICA

 

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