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Senza Corona – Piergiorgio Odifreddi, Il non senso della vita 2.0

23 Gen

 

Ho incontrato una sola volta Fabrizio Corona. Quel giorno ci incrociammo sull’aereo che da Torino ci portava a Roma. Poi prendemmo due taxi diversi, che arrivarono simultaneamente a Repubblica. Sull’onda della coincidenza, scambiammo allora qualche parola mentre passavamo i controlli e salivamo ai rispettivi piani. Gli chiesi cosa diavolo ci facesse, al giornale, e mi disse che era venuto per un’intervista a un inserto.

Suppongo che lui nemmeno si accorse del nostro incontro. Io, invece, ci meditai sopra, per vari motivi. Anzitutto, perché il giovanotto mi aveva lasciato in quei pochi minuti un’epidermica sensazione di ripulsa, quasi fisica, per il suo modo di essere e di apparire: ammesso che, per gente come lui, ci sia differenza fra le due cose. E poi, perché mi stupii del fatto che un simile personaggio potesse attirare l’attenzione di un giornale non istituzionalmente dedicato al gossip.

Corona è infatti una “celebrità di ritorno”. Qualcuno, cioè, che è diventato famoso perché ha avuto a che fare con gente famosa, che è diventata famosa perché ha avuto a che fare con gente come lui. Un mondo completamente autoreferenziale, popolato da quelli che Thomas Eliot chiamava The hollow men, “gli uomini vuoti”. Per non parlare delle “donne vuote” come Nina Moric o Belen Rodriguez, che hanno legato il proprio nome a Corona perché egli ha legato il proprio al loro.

Cosa ci sia dietro a questo mondo di falsità e di bassezza lo lasciano sospettare le imputazioni e le condanne che negli anni sono piovute sulla Corona senza capo. Secondo i capitoli della sua pagina Wikipedia: estorsione, banconote false, bancarotta fraudolenta, aggressione a pubblico ufficiale, corruzione, ricettazione, diffamazione a mezzo stampa, evasione fiscale, infrazione al codice della strada.

Dopo la sua recente condanna, questo bel divo di cartapesta ha cercato rifugio in Portogallo, già nel passato luogo di rifugio di altre nostre teste scoronate. Diversamente da quelle, che riuscirono a vivere in un esilio dorato fino a quando fu incautamente tolto il bando al loro rientro in patria, dove sono entrate a far parte pure loro del bel mondo di cui si parlava, Corona finirà in galera.

Si dice che bisogna evangelicamente avere pietà e compassione di tutti. Sarà, ma io coi Vangeli vado poco d’accordo, e quando mi immagino un tipo come quello nelle patrie galere, non posso che essere soddisfatto e pensare che oggi è un bel giorno, almeno per coloro che credono non solo nella giustizia, ma anche nella dignità della vita umana. In una parola, meno corone ci sono in libera circolazione, e meglio è.

Tratto da: http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2013/01/23/senza-corona/

 
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Pubblicato da su 23 gennaio 2013 in ATTUALITÀ & CRONACA

 

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