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Lavorare da McDonald’s? No grazie!

14 Gen

 

È  stata lanciata da McDonald’s la campagna pubblicitaria sulle  assunzioni: l’azienda annuncia di voler creare tremila nuovi posti di  lavoro in Italia nei prossimi tre anni. La Cgil contesta l’offerta della  multinazionale americana sostenendo che si tratta di impieghi precari.  Inquinamento, nocività del cibo venduto, sfruttamento degli animali e  disboscamento dovrebbero essere però le principali questioni da  considerare prima di decidere di entrare a far parte della più nota  catena di fast food del mondo.

McDonald’s recentemente sta  pubblicizzando l’intenzione di assumere tremila lavoratori nei prossimi  tre anni e, sfruttando il momento di forte disoccupazione, cerca di fare  bella figura agli occhi dell’opinione pubblica.

Il sindacato ha contestato la pubblicità dicendo che si tratta soprattutto di lavoro precario. Peccato però non porsi il problema e la questione più importante e cioè: lavorare perMcDonald’s è positivo, è giusto? McDonald’s è  una delle multinazionali più aggressive e inquinanti del pianeta. Per  rifornirla di carne vengono uccisi milioni di animali ogni anno in un  olocausto di dimensioni anche difficilmente immaginabili.

Per fare posto agli allevamenti vengono abbattute intere foreste e le  emissioni di gas serra prodotte dalla combinazione di allevamento e  disboscamento sono drammaticamente alte. A ciò si aggiunge il fatto che  le popolazioni locali vengono private di risorse preziose. McDonald’s è stata oggetto di boicottaggi e proteste per il suo comportamento, ci sono addirittura film come Super Size Me che hanno dimostrato la nocività per la salute del cibo che vende.

Un libro anche esso poi diventato film, “Fast food nation”,  ha aperto uno squarcio sul mondo relativo al fast food che è  inquietante da vari punti di vista, dal trattamento dei lavoratori a  quello degli animali, per non parlare poi delle intossicazioni come conseguenza del cibo fornito nei vari negozi in giro per il mondo.

mcdonalds
Il  cibo poi non è certo di qualità (lascio immaginare cosa mai potrà  contenere un hamburger che costa solo un euro), non è biologico, arriva  spesso da lontano e in ogni negozio della catena vengono prodotte  montagne di imballaggi e rifiuti, perciòMcDonald’s ha  un’impronta ecologica spropositata. Quindi il fatto che i posti di  lavoro siano precari o no è la questione meno importante, ben più  importante è chiedersi se si può lavorare per un padrone macchiato  pesantemente di sangue einquinamento e che è l’esatto contrario dell’etica.

I danni a livello planetario che produce un’azienda  del genere sono così ampi e distruttivi che mi auguro che nessuno  risponda a quegli annunci di ricerca lavoro, sempre più persone  rifiutino di lavorarci, l’intera catena chiuda e al massimo al suo posto  aprano negozi che vendono biologico o prodotti locali.

Non si dica che in tempi di crisi non bisogna fare  tanto i difficili perché più persone lavorano per soggetti simili e più  la crisi globale aumenta. Nella mia vita ho fatto e faccio lavori ben  più umili e pesanti di friggere patatine e il lavoro l’ho sempre trovato  senza che ciò derivasse necessariamente dai miei studi o capacità  professionali.

Da McDonald’s poi il trattamento economico/lavorativo non è  certo meraviglioso ed è massima la flessibilità richiesta. Non sarà  quindi così difficile trovare di meglio. Basta non scoraggiarsi, avere  voglia di impegnarsi e trovare anche strade originali rispetto alle solite che ci propongono e che ci dicono siano le uniche da prendere in considerazione a danno di tutto e tutti.

Paolo Ermani

Fonte: Il Cambiamento

10 gennaio 2013
 
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Pubblicato da su 14 gennaio 2013 in SPAZIO CRITICO

 

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