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Differenze sostanziali tra Vilnius e Castrolibero. Note di viaggio. – Osvaldo Tartaro, Voce in Comune

05 Nov

 

La prima differenza, che salta subito all’occhio, tra la capitale lituana e il nostro piccolo paesino, è prettamente metereologica. Vilnius è la città della pioggia, e vi assicuro che mai definizione fu più calzante, mentre a Castrolibero, nella maggior parte dei giorni,  splende alto il sole. Il clima incide profondamente sul carattere dei rispettivi abitanti. I Vilniusiani sono freddi, scostanti e grigi (ma non nell’abbigliamento, dove sono campioni europei di accostamenti cromatici arditi). I Castroliberesi sono allegri, loquaci e solari (Castrolibero è la città del sole) sempre e comunque (quindi, anche quando non dovrebbero). A Vilnius, e in genere nella Lituania tutta, regna un silenzio incontrastato, per le strade, in tre mesi, non ho mai sentito il rumore di un clacson, e gli scolari si dirigono ordinati e puntuali verso i luoghi della loro istruzione. Gli studenti di Castrolibero si dirigono a Scuola in macchina, anche se abitano a 500 metri dall’aula, lo fanno per sport, tanto per sporcare l’ambiente. Dicono che un qualsiasi allievo lituano, prima d’aprir bocca, alzi la mano per chiedere al professore il permesso di poter parlare (probabilmente un retaggio del precedente regime comunista. Si sa che per i bambini gli anni sovietici sono stati molto duri. Se non stavi attento ti ritrovavi subito nella pancia del dirigente del Partito, come Pinocchio con la balena). Nelle nostre aule accade il contrario: sono i professori a chiedere il permesso di fare lezione, e se qualche studente ha mal di pancia, si rimanda anche il compito in classe. Passiamo ai trasporti, settore nevralgico nella vita di una società. La barocca città lituana offre bus e trolleybus efficaci ed efficienti, sui quali tutti hanno l’abbonamento o obliterano diligentemente  il biglietto, altrimenti, spietati controllori in lucida divisa, provvedono ad isolare l’evasore gettandolo immediatamente in un apposito camioncino bianco e spedendolo difilato in Siberia, ai lavori forzati. A Castrolibero, e nel Meridione tutto, pare che l’ultimo biglietto regolarmente obliterato, dopo una estenuante ricerca d’archivio, sia datato 1955. Intervistato da una troupe televisiva d’assalto, il responsabile dell’incauto gesto, pare essersi giustificato in diretta TV affermando che all’epoca dei fatti era giovane e non sapeva quello che faceva. Di rimando, Castrolibero infligge una dura lezione a Vilnius nel campo della cucina. Non c’è e non ci sarà mai partita. Nei paesi baltici il piatto tipico è una strana zuppa violacea che di fronte alla nostra lasagna fa la stessa figura di Massimo Giletti al cospetto di Umberto Eco. Per non parlare della pizza! I lituani la ricoprono orgogliosamente con dell’ottimo Ketchup comprato al Market dietro l’angolo e se tu (italiano a Vilnius) gli fai timidamente  notare che, per amor della verità storica, ci vorrebbero, tra gli ingredienti, il pomodoro e magari anche la mozzarella, scatta, automatica, la rissa internazionale. Ma esiste qualcosa che accomuna e unisce Vilniusiani  e Castroliberesi: l’amore per la discoteca. Si, in quei luoghi infernali l’italiano medio maramaldeggia allegramente mentre il lituano medio si sbraccia e agita come farebbe solo di fronte ad un incontro di basket della sua nazionale (per inciso, il lituano maschio più basso raggiunge il metro e ottanta. Numerosi i complessi d’inferiorità fisica, più che giustificati, tra le fila degli stranieri mediterranei). Addirittura, tra un cocktail da rapina (il costo della bevanda oscilla dai 6 ai 12 euro. Gradazione alcolica intorno al 5%) e una canzone d’una bruttezza e ripetitività oscena, si può vederli quasi comunicare. A gesti, ovviamente. In quegli ameni luoghi claustrofobici, è cosa nota, non è possibile udire nient’altro che un sordo rumore simile alla tachicardia spinta: Tum tum tum, o la variante: Tum tum tum. C’è dell’altro ad affratellare  Italia e Lituania: la crisi. A Vilnius, per rimpinguare le casse statali, hanno deciso di tassare, legittimamente, per gravi e reiterate lesioni estetiche, tutti i cittadini che indossano calzini bianchi dentro sandali marroni (il 98% della popolazione). In Italia, per ovviare alla difficile congiuntura economica, hanno deciso di tassare chi già pagava le tasse (meno della metà dei cittadini). Siamo un grande e inesorabile paese e il futuro ci appartiene.

Pubblicato da: Voce in Comune, settembre 2012

 
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Pubblicato da su 5 novembre 2012 in Bric à Brac

 

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