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Sabato 27 ottobre: No Monti Day. Per cominciare

25 Ott

Sabato 27 il corteo nazionale promosso da un ampio cartello politico,  sociale e sindacale. Una prima occasione per attivare un movimento  sociale di massa che sappia comprendere la portata europea della  resistenza

Il 27 Ottobre la manifestazione No Monti Day sarà  il primo banco di prova dell’autunno italiano. Certamente ci sono state  altre importanti manifestazioni settoriali, da quelle degli studenti  medi di inizio ottobre fino a quelle degli insegnanti della scorsa  settimana, ma il 27 si scenderà in piazza in un momento nazionale, che  si spera possa essere il più partecipato possibile.

Il No Monti Day però chiuderà anche un ottobre che a livello europeo potremmo già definire notevolmente surriscaldato: gli scioperi generali in Grecia e le manifestazioni in Spagna, Portogallo Francia dimostrano  che i lavoratori, le lavoratrici, gli studenti e le studentesse così  come i migranti del sud dell’Europa sono ormai arrivati al limite della  sopportazione, le misure di austerità imposte dalle Trojka e dai governi  nazionali stanno impoverendo pesantemente non solo le classi più deboli  di questi Paesi, ma anche quelle classi medie che fino a qualche anno  fa si sentivano protette, quasi inattaccabili dalla crisi. La Grecia è  un esempio emblematico di questo processo, le strade di Atene sono ormai  piene di macchine abbandonate e di negozi chiusi o falliti.

Se questa è la realtà non possiamo negarci che la costruzione delle mobilitazioni del sud Europa ha avuto certamente delle caratteristiche differenti rispetto alla  dinamica del No Monti Day. In Grecia sindacati e movimento hanno ormai  consolidato una prassi di mobilitazione abbastanza efficace, almeno dal  punto di vista della quantità di persone portate in piazza e del livello  di radicalità; in Spagna il movimento degli indignados si  è ormai stabilizzato come un punto di riferimento importante in molti  quartieri di Madrid e Barcellona, tramite la presenza delle “asembleas de barrios”, ed è riuscito a connettersi sia con settori più tradizionali delle  classe operaia in lotta, come i minatori asturiani, sia ad influenzare  anche sindacati moderati come la UGT e le CCOO (ne è la prova la  convocazione dello sciopero europeo indetto da quest’ultimi per il 14  Novembre così come i ripetuti assedi al parlamento avvenuti a Settembre e  ad Ottobre).

In Italia la situazione è radicalmente diversa, non  c’è la presenza di un movimento “alla greca” né della radicalità  espressa dagli indignados spagnoli.  La costruzione del No Monti Day è  stata quindi  promossa principalmente da organizzazioni politiche e  sindacali di base che hanno scelto una modalità più tradizionale, basata  sulla classica manifestazione del sabato pomeriggio. Una scelta giusta ma che non scommette sufficientemente sulla possibile dinamica di attivazione di un movimento “alla greca” o “alla spagnola” nel nostro Paese.

Fortunatamente però, come quasi sempre, dai movimenti sociali può  accendersi quella miccia che potrebbe innescare una dinamica diversa  anche in Italia:  tra gli insegnanti infatti si sta di  fatto creando l’embrione di movimento diffuso, i provvedimenti previsti  nella legge di stabilità sono terribili (l’esempio delle 24 ore di  lavoro è solo la punta di un iceberg) e colpiscono ulteriormente una  categoria già martoriata, mentre  gli studenti delle  scuole hanno già dimostrato una notevole potenzialità di mobilitazione.  Se a questi due elementi aggiungiamo il sentimento di rigetto sempre più  ampio nei confronti di una classe politica ormai pienamente  identificata con gli scandali di Fiorito, Formigoni, Penati o Scajola, e  le condizioni economiche e di lavoro sempre più drammatiche non  possiamo non avere una speranza che anche in Italia cominci a soffiare  un vento di rivolta.

La manifestazione del 27 quindi dovrebbe essere un passaggio nella  costruzione di una dinamica di questo tipo e i promotori hanno  l’occasione unica di mettersi a disposizione di un processo ampio, che  vedrà come prossima tappa immediata lo sciopero europeo del 14 Novembre  indetto in Grecia, Spagna, Portogallo e Malta, che potrebbe  avere un  risvolto importante e radicale anche nel nostro Paese. La formazione di  uno spezzone della “conoscenza” dentro il corteo, ad esempio, è un utile  esempio di come dare continuità alla giornata. Ora più che mai  l’elemento di connessione internazionale è centrale e uno sciopero  europeo ben riuscito sarebbe un tassello decisivo verso la costruzione  di un movimento vasto  e plurale.

Dario Di Nepi

tratto da http://ilmegafonoquotidiano.globalist.it

24 ottobre 2012

 
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Pubblicato da su 25 ottobre 2012 in ATTUALITÀ & CRONACA

 

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