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Non sopporto Audrey Hepburn – Emblema radical Chic. – Osvaldo Tartaro

25 Ott

Non mi piace la Audrey Hepburn cinematografica. Non faccio nessunissima fatica a confessarlo. Nella stragrande maggioranza dei suoi film, l’attrice britannica appare  perfettamente pettinata, truccata (anche se a volte si mostra in versione acqua e sapone per catturare le simpatie de L’uomo della porta accanto) e puntualmente annoiata. Di rado la si vede lavorare. Lavori manuali neanche a parlarne. Le sue mani affusolate ne risentirebbero, d’altronde lei fuma sigarette avvalendosi dell’indispensabile ausilio del bocchino.

Obiezione: Audrey Hepburn non coincide totalmente con la sua immagine cinematografica e la sua vita privata lo dimostra. Nel 1988 fu addirittura proclamata ambasciatrice UNICEF. Certo, il suo attivismo privato (ma sempre a favore di telecamera) è encomiabile, ma nulla toglie al fatto che un attore è responsabile delle proprie scelte professionali , e la frase “sono un interprete non un filosofo, mi limito ad impersonare i personaggi che mi propongono”, equivale a  dire ai colleghi: dai, non facciamo troppo gli schizzinosi. No choosy.

Pasolini ha scritto che dopo il boom economico post seconda guerra mondiale e il conseguente svuotamento delle campagne, le persone, soprattutto nel quadro del mondo Occidentale, sono state plasmate dal consumismo dilagante. Il modo migliore per distinguere un proletario da un borghese, diventa osservare il suo viso. Chi svolge un lavoro usurante ne porta i segni in faccia (non a caso Blob manda in onda, di tanto in tanto, i volti in primissimo piano degli operai vessati).

L’immagine di una ragazza borghese (che per comodità chiameremo Audrey) che guarda estasiata una vetrina luccicante sognando (sua massima aspirazione) di poter indossare un giorno quel vestito lussuoso che sembra essere stato disegnato apposta per lei, poco attaglia al nostro attuale tessuto sociale. Difatti, è simbolo che campeggia di frequente sopra borse, diari e magliette delle tipe alternative che si riempiono la bocca di belle parole e poi trascorrono le loro giornate a caccia dell’oggetto trendy che meglio le distingue dalla massa.  Un po’ come i fricchettoni con la giacca di velluto che si arrabbiano se non li chiami compagni. Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri. Questa citazione di Gaber mi si ritorce contro. Lo so! Ma Audrey Hepburn, proprio non la digerisco.

 
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Pubblicato da su 25 ottobre 2012 in Bric à Brac

 

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