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I giovani d’oggi – Osvaldo Tartaro

08 Ott

 

Il 2012 per il momento non ha affatto deluso le aspettative dei Maya (che in tempi non sospetti, prima dell’avvento sulla scena di Fiorito, avevano predetto uno strabiliante anno Bisesto).  Nei mesi dell’anno in corso è successo di tutto e i grandi protagonisti di questa turbolenta congiuntura socio-politico-economica-folcloristica sono stati i Giovani. Procediamo con ordine: chi sono i Giovani d’oggi? Sono quelli che, con rigogliosa e ridondante nobiltà d’animo, esponenti ragguardevoli della classe dirigente del nostro Paese definiscono 1. Sfigati 2. Bamboccioni 3. Anacronistici e masochistici perché desiderosi d’ottenere un posto fisso per sua stessa e immutabile natura noioso 4. Aderenti alle vesti di mammà e papà ullallà ullallà.  Quanta splendida e non richiesta lucidità trasudano i nostri governanti.

I giovani imperversano, dilagano e purtroppo, a volte soverchiano. Le nuove generazioni sono mobilissime. Non stanno ferme un secondo: inviano curriculum vitae dappertutto ed affrontano colloqui di lavoro quotidianamente con il cipiglio del guerriero maori. Sfortunatamente, qualcuno lì in alto non sembra apprezzare particolarmente i loro sforzi; così, schiere di menti fresche e brillanti si ritrovano a dover rispondere (quando va bene) al telefono, oppure a dover chiamare (il più delle volte) sconosciuti (che nel frattempo, a causa della crisi hanno dovuto dimezzare i loro consumi) per cercare di rifilargli mirabolanti prodotti intangibili; questo genere di conversazioni telefoniche termina invariabilmente con un torrente di insulti reciproci.

Ma i nostri Giovani sono caparbi come Massimo Giletti la Domenica pomeriggio nella sua Arena: tornano alle rispettive abitazioni, si rigenerano a colpi di reality show, i più raffinati puntano sui morbidi Talk Show, quelli tra loro ancora più ricercati guardano Presa Diretta e Report, e, infine, galvanizzati come lampadine Disney, riprendono la lunga marcia d’avvicinamento ad un futuro meravigliosamente normale (utopia). Si sentono nell’aria slogan altisonanti: Rivoluzione, azzeramento dell’attuale classe dirigente, stop agli sprechi alle ruberie ai latrocini. Sventolano forconi e badili, incedono trattori e si bloccano i distributori di benzina (che subito dopo la protesta costerà esattamente il doppio, un trionfo epocale) ma dato che siamo, e non a caso, il Paese del Gattopardo (che come il Cobra non è soltanto un animale) alla fine cambia tutto perché possa non cambiare niente.

Sembra non esserci via d’uscita. Abbiamo provato a rivolgerci ai Tedeschi, agli Americani (capitanati dal maglione scuro di Marchionne) eppure niente da fare: trattasi d’autentico cul de sac, e i soliti bene informati (che stanno sempre nei corridoi) affermano con convinzione che per uscirne servirà un sac de cul (tutte queste freddure micidiali sono prese a prestito dai Social Network, che come ha giustamente ricordato Crozza, quando non vengono utilizzati con parsimonia possono condurre dritto dritto alla cecità).

Buona fortuna a tutte le generazioni che affollano il Belpaese. Mancano solo pochi mesi alla tanto attesa fine del mondo. L’aspetteremo insieme, abbracciati nella sala cinema del Centro Commerciale più vicino casa. All’ingresso possono acquistarsi gli appositi occhiali 3D.

 
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Pubblicato da su 8 ottobre 2012 in Bric à Brac

 

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