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Madrid, l’utopia in piazza. Gli Indignati assediano la Camera.

26 Set

C’è il sogno del cambiamento, nelle intenzioni dei  manifestanti spagnoli che il 25 settembre hanno puntato dritti al    Congreso (la Camera) decisi a circondarlo.   Un sogno che nasce dalle difficoltà, dalla stanchezza, dalla  paura prodotta dalla crisi e che ora li porta a chiedere  l’impossibile: le dimissioni del governo, lo scioglimento delle  Cortes (le due Camere, ndr) e l’avvio di un processo  costituente al fine di redigere una nuova Costituzione. UTOPIA IN PIAZZA. Un’utopia accolta con sdegno  dal partito di governo Pp, e con scetticismo dal Psoe, principale  partito dell’opposizione, e che tuttavia ha raccolto  l’adesione di migliaia di cittadini che si sono ritrovati nel  centro di Madrid per la prima marcia nata per portare la protesta  direttamente al cuore del potere legislativo. TAM TAM SULLA RETE. Il tam tam sui social media  era iniziato a luglio, e il manifesto delle piattaforme En  pié e Coordinadora 25-S parlava chiaro: «La  situazione ha superato ogni limite di tolleranza e prendiamo atto  di essere vittime di un attacco senza precedenti da parte del  potere finanziario, che con l’appoggio dei parlamentari sta  usando la crisi come pretesto per rovinare le nostre vite».  Così è nata l’idea di “Ocupa el congreso”, protesta che  in un primo momento prevedeva l’occupazione dell’aula in  piazza de Las Cortes.   Poi i manifestanti hanno scelto di limitarsi a circondare  l’edificio, nonostante l’enorme spiegamento di forze (1.300  agenti in tenuta antisommossa) disposto dal governo Rajoy. La  legge spagnola prevede condanne penali nel caso di azioni che  impediscano il normale funzionamento delle Camere. ROMPERE CON IL PASSATO. Sebbene la  manifestazione goda dell’appoggio di alcuni piccoli partiti  come gli ecologisti di Equo o la sinistra radicale di Izquierda  anticapitalista, il 25-S è l’ennesima dimostrazione di una  Spagna apartitica, a-ideologica e decisa a rompere con il  passato.   Per quanto pretenziose e poco realistiche, le richieste dei  manifestanti riuniti a Madrid nascondono un obiettivo comune a  molti, e cioè la costruzione di un nuovo modello di  organizzazione politica ed economica che rimetta al centro il  cittadino, per farlo diventare protagonista della cosa pubblica  attraverso il processo della democrazia diretta.

Deputati privilegiati in un Paese con 5 milioni di disoccupati

Non a caso una delle anime più numerose della protesta,  identificabile nel gruppo Coordinadora 25-S, nasce  dall’esperienza del movimento degli indignados, anche  detto del 15-M, che ha guidato tutte le sue azioni nel segno  della trasparenza, dell’inclusione e dell’orizzontalità.   Il manifesto del 25-S è forse un po’ improvvisato, nasce più  dalla pancia che dalla testa e manca di un programma strutturato  di riforma delle istituzioni. POPOLO SFIDUCIATO. Ma ha il merito di tradurre  in movimento i bisogni del popolo spagnolo, sempre più  indispettito dalla distanza tra il palazzo e la strada e  completamente sfiduciato nei confronti di una classe politica  nella quale non si riconosce più.   In un Paese dove il problema, per molti, non è più arrivare a  fine mese ma rimediare un tetto sotto il quale dormire (nel 2012,  a causa della crisi, ci sono stati in tutto il Paese 517 sfratti  al giorno), i privilegi dei parlamentari diventano più che  altrove uno dei simboli dell’ingiustizia quotidiana. PARLAMENTARI NEL MIRINO. In Spagna, lo stipendio  di un deputato ammonta a 5.200 euro (tra retribuzione base,  diaria e indennità a seconda della funzione esercitata) più un  contributo per l’alloggio (872 euro per i residenti a Madrid e  1.823 per chi vive fuori), e uno per le trasferte di 120 euro al  giorno.   C’è poi la gratuità assoluta per l’uso di aerei, treni e  mezzi pubblici e infine un computer e uno smartphone a  disposizione. Benefici incomprensibili per gli oltre di 5 milioni  di disoccupati che saranno simbolicamente colpiti dalla  rueda di persone che circonderà il parlamento. TAGLI AI SUSSIDI. Inoltre il governo Rajoy, già  al minimo storico di popolarità, si è attirato nuove ire con la  mossa più impopolare da quando ha preso le redini del Paese:  nell’ultimo pacchetto di misure di austerità, presentato a  luglio, ha messo le mani anche sul sussidio di disoccupazione,  426 euro che per molti spagnoli rappresentavano la  sopravvivenza.   Con la riforma, se l’ultimo lavoro svolto dal disoccupato era  part-time si avrà diritto solo al 60% o al 50% della  retribuzione, che invece la legge voluta da Zapatero nel 2010  aveva definito uguale per tutti.   Il 25-S ha acceso anche un dibattito tra gli intellettuali, che  si sono divisi tra pro e contro. «I manifestanti hanno tutto il  mio appoggio», ha detto l’attore Alberto San Juan, «perché  il parlamento, che dovrebbe essere la casa dei rappresentanti del  popolo è invece sequestrato da persone che non lo rappresentano,  ma che agiscono in favore di banche e grandi imprese». Di opinione opposta il filosofo Fernando Savater, secondo il  quale «il Congresso è il luogo nel quale entrare per discutere  e trovare soluzioni: circondare quel simbolo della democrazia  sembra più che altro una cosa da barbari».

da lettera43.it

 
 

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