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Sedici pecore per il boss Briatore

20 Set

01_briatore_002Ogni tanto, con faccino triste, i critici lamentano che nell’insieme la televisione ha perso la sua missione educativa, e quindi naviga senza nocchiere per i mari aperti del futile.

Una protesta condivisibile, a spanne, anche se smentita martedì scorso dalla comparsa sul canale Cielo (26 digitale terrestre, 126 su Sky) della cometa “The apprentice”, accompagnata all’improvviso da un tripudio di nozioni utili e anzi proprio istruttive.

Il programma, infatti, consiste nella gara tra 16 concorrenti che ambiscono a conquistare un posto accanto a colui che viene presentato come un manager «discusso, controverso, odiato e invidiato».

Flavio Briatore, insomma.

E qui “The apprentice” offre ai telecuriosi la sua prima lezione.

Nel senso che certifica come in Italia, al momento, ci siano almeno 5 mila persone (tanti erano gli aspiranti apprendisti, tra i quali hanno selezionato i concorrenti finali) che ambirebbero a lavorare sotto un campione come Briatore:

l’emblema atomico del provincialismo arricchito, lo spacciatore di danze e brindisi nella scosciata stagione del “Billionaire”, nonché il sinonimo di una trasheria suadente che in babbucce vellutate impalma la divetta reduce da sexy scandalo.

Non a caso, durante la trasmissione, Briatore viene sempre chiamato “boss”: un vestito che gli scivola meravigliosamente addosso.

E appunto da boss dei boss, di fronte alle telecamere, Briatore tratta i concorrenti a colpi di «Chi lavora con me deve avere due palle così!», «Non faccio sconti a nessuno!», «Avete deciso di chiamare il vostro gruppo “Il Gruppo”? Bella stronzata!», e altri distillati di sapere che in automatico lo avvicinano alla caricatura del vecchio cumenda.

Quanto basta per dimostrare, in “The apprentice”, che Briatore è perfetto come mostro televisivo, crudo e autocompiaciuto quanto un patron dev’essere quando sculaccia in pubblico i sottoposti.

Anche perché, e questa è un’altra lezione offerta dal programma, i favolosi 16 che inseguono la seggiola accanto al signor Gregoraci sono la fotografia catodica dell’Italia più cialtrona, e quindi meritano senza scusanti il disprezzo del loro boss.7efecorrenti-flavio-briatore-cielo-tv-schede-cast1

Non altrimenti, insomma, va trattato un pool di giovani leoni incapace di avviare una decente compravendita al mercato ittico, come non meno desolante è stato assistere alla squadra delle ragazze che acquistava prodotti per conto dell’hotel “Principe di Savoia”:

dovevano comprare rose, borsette e gemelli di gran classe, e invece hanno raccattato gingilli da semi bancarella.

Un mesto epilogo con tanto -per fortuna- di morale annessa: se questo è il calibro delle forze nuove, allora anche un Briatore può ergersi a magister vitae.

Da: Gli antennati, Riccardo Bocca

 
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Pubblicato da su 20 settembre 2012 in TV

 

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