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Anche i tecnici si inchinano ai signori delle slot – Ferruccio Sansa

07 Set

 

Facile lanciare proclami contro le slot. Poi ci si ritrova con un pugno di mosche. Cambiano i governi, ma la lobby dei videogiochi ha sempre santi in Paradiso. Nel centrodestra, ma non solo. E i tecnici di Monti? Proclami tanti, molte marce indietro. Si resta con società private che ogni anno incassano 45 miliardi, mentre le loro concessioni gratuite sono scadute. Mentre uno dei re del settore è latitante all’estero. Si era annunciata guerra totale. Ma poi i giorni passano, forse i signori delle slot muovono le loro pedine. Ed ecco la sorpresa, l’altra notte, nel decreto sanità: la distanza di sicurezza delle sale gioco da scuole, università, ospedali e luoghi di culto viene ridotta da 500 a200 metri. E solo per i nuovi esercizi. Se è guerra, si fa a colpi di cerbottana. “È un passo in avanti, ma viene il dubbio che la lobby sia riuscita a rosicchiare parecchio”, spiega Laura Garavini (Pd), una delle poche voci fuori del coro. NON SAREBBE la prima volta che i tecnici cedono alle macchinette. All’inizio dell’anno in Parlamento viene presentato il decreto sulle slot. Per contrastare i rapporti con la criminalità il governo introduce una norma restrittiva: niente concessioni a indagati oltre che ai rinviati a giudizio e ai condannati per reati tipici della criminalità organizzata. Il divieto è esteso ai coniugi e ai parenti e affini fino al terzo grado. Novità clamorose, le slot sono tra le principali fonti della criminalità organizzata. Una macchinetta porta 30mila euro al giorno. Ma a marzo in Commissione al Senato spunta un emendamento Pdl. Si restringe l’ambito ai coniugi non separati. E non si parla più di “indagati”, stop soltanto per chi abbia condanne almeno in primo grado. Una decisione che ha suscitato pesanti attacchi all’esecutivo: “La norma… riguarda la società concessionaria Bplus, ex Atlantis, investendo anche la vicenda giudiziaria che coinvolge il signor Corallo”, ha sostenuto in Commissione Finanze Alberto Fluvi (Pd). Niente da fare: il governo, con il sottosegretario all’Economia Vieri Ceriani, ha dato via libera all’emendamento. Così la norma procede spedita. Eppure il nome Corallo non è sconosciuto alle cronache. Parliamo di uno dei signori delle slot. All’inizio di quest’anno la Finanza piomba in casa di Francesco Corallo per acquisire materiale su un finanziamento da 148 milioni che sarebbe stato concesso dalla Banca Popolare di Milano (Bpm) di Massimo Ponzellini. Ma le Fiamme Gialle all’inizio restano fuori dalla porta. Viene accampata l’immuni – tà. Poi ecco arrivare il deputato Amedeo Laboccetta (in seguito indagato per favoreggiamento) che si porta via un computer sostenendo che sia suo. Sì, proprio quel Laboccetta ex plenipotenziario di Fini a Napoli e amministratore di Atlantis Group of Companies Nv (ora è in Parlamento, vicino a Berlusconi e giura di non avere più niente a che fare con le slot). LE CARTE dell’inchiesta milanese offrono squarci illuminanti. Prendete la telefonata di Raffaele Ferrara – ex capo dei Monopoli estraneo alla vicenda e non indagato – intercettato mentre parla con l’ex ministro Aldo Brancher: “Sono schifato della scarsa attenzione verso gli interessi generali… si capisce che c’è una marea di soldi sui giochi, ma non c’è attenzione dello Stato verso questo mondo che è pericolosissimo perché ci sono certamente collusioni con la criminalità, profili che possono danneggiare i minori e la gente debole psicologicamente”. C’è poi, come ha ricordato Il Secolo XIX, la testimonianza di Guido Marino, prima consulente del ministero delle Finanze e poi dei privati: “Ho notato politici, parlamentari o meno, che presentavano interrogazioni, emendamenti o proposte di legge tecnicamente incongrue al fine di trovare un’occasione di visibilità e quindi di contatto con gli operatori privati del gioco… alcuni di questi hanno poi mutato posizione sui giochi, da negativa a positiva”. Due regali inaspettati sono arrivati dai governi Berlusconi: il decreto anti-crisi del novembre 2008 prevedeva una riduzione dell’aliquota sugli introiti delle slot machine quando la raccolta aumentava. Come dire: più guadagni, meno paghi. Non basta: un decreto del 2005 prevedeva che lo Stato pagasse i concessionari per il raggiungimento dei livelli di servizio. In totale fanno 285 milioni. MA LA GRANDE batta glia vale miliardi: a febbraio la Corte dei Conti ha condannato i dieci concessionari a pagare penali per 2,5 miliardi per i disservizi del periodo 2004-2006. La penale più alta, pari a 845 milioni, è quella che dovrà pagare Bplus, la ex Atlantis World Group of Companies. Sono stati condannati anche i manager pubblici che avrebbero dovuto controllare: il direttore dell’Aams l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato dell’epoca, Giorgio Tino (4,8 milioni), e il direttore del settore giochi Antonio Tagliaferri (2,6 milioni) che si occupa anche oggi della gara per assegnare per altri 9 anni le concessioni. In lizza gli operatori sanzionati con lui.

Da Il Fatto Quotidiano del 07/09/2012.

 
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Pubblicato da su 7 settembre 2012 in POLITICA

 

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