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L’incredibile motivazione della sentenza contro le Pussy Riot

21 Ago

 

pussyriotSulla sentenza contro le Pussy Riot ci sarebbe (e ci sarà) da ragionare per mesi.

Si potrebbe per esempio parlare del fatto che a comminarla è stata una giudice donna (ma chi è un pò più vecchi* di militanza e conosce questo blog sa benissimo che, come andiamo dicendo da tempo, non basta essere nate femmine per essere donne, e che storicamente le peggiori nemiche delle donne sono proprio le donne stesse).

Si potrebbe – e si dovrà – argomentare sulla repressione e il sessismo in Russia e fare  paragoni con quanto accade da noi o nel resto del mondo.

Si potrebbe – e si dovrà – discutere sulla innovativa e originale  definizione di Teppismo A Sfondo Religioso (quando l’ho letta, ho subito immaginato una rapina in cui i/le teppist* intimano “o la borsa o la croce/corano/sutra!”… Pieno il mondo di teppisti così, nevvero giudice Syrova?), una definizione che presto potrebbe essere clonata da ambienti catto-fascisti nostrani già visibilmente infastiditi da Femminismo a Sud e dalle donne con le gonadi in generale.

Ma la vera perla della sentenza di condanna delle Pussy Riot non è solo l’amena definizione di hooliganismo a sfondo religioso bensì la motivazione per cui secondo la giudice Syrova il femminismoè fonte di odio religioso (e quindi condannabile,cioè fuori legge) in Russia.

L’eguaglianza di genere fra uomo e donna, si legge nel dispositivo, è un diritto asserito in via di principio, e mantenuto, dalla Costituzione Russa. Le Pussy Riot si proclamano femministe, e il femminismo mira a raggiungere un’eguaglianza di fatto fra uomo e donna. Questo non è un crimine per la legge russa.

Tuttavia, prosegue la motivazione, la Chiesa Ortodossa, i Cattolici ed altre “denominazioni” religiose non concordano con il femminismo, e i loro valori non sono in linea con esso.

In una società moderna – conclude la Syrova – i rapporti fra varie nazionalità e confessioni religiose devono basarsi sul mutuo rispetto e la reciproca eguaglianza, e l’idea che un movimento politico possa essere superiore ad un altro (ma non si parlava di confessioni religiose? N.d.T) dà fondamento ad una prospettiva di odio tra le varie opinioni.

Non conosco la legislazione russa in materia – e questo sicuramente non favorisce una giusta comprensione del dispositivo – ma salta immediatamente agli occhi l’equiparazione di rilevanza giuridica fra una confessione religiosa, quella ortodossa, che formalmente in Russia ha oltre il 70% di adepti (anche se poi in realtà solo il 7% si dichiara praticante) e che non dovrebbe in teoria fare attività politica, e un gruppuscolo sparuto di ragazze che invece fa dichiaratamente attivismo politico, e che ad eccezione degli ultimi mesi, non contava certamente su un analogo 70% di seguaci.

Se davvero la Syrova avesse voluto applicare il principio di eguaglianza e rispetto delle opinioni che invoca, e anche ammettendo che attivismo politico e confessionalità religiosa siano sullo stesso piano (il che non è: le opinioni politiche si possono cambiare, quelle religiose di solito no, a rischio di essere bollati di eresia o apostasia) avrebbe dovuto sbilanciare la tutela verso la componente più debole (principio di tutela delle minoranze), ossia verso il piccolo gruppo anzichè verso il più grande.

Ma alla giudice evidentemente l’equiparazione fra movimento politico e confessionalità religiosa serviva invece per stabilire un principio di rilevanza politica (e qui è il salto – giurisprudenziale e logico – incomprensibile – ma ripeto, nn conosco l’apparato legale russo e non so i margini di intervento di un giudice penale) in base al quale si potesse giungere alla conclusione voluta: cioè che, se sgradito al potere religioso, anche un movimento ammesso e tutelato dalla costituzione diventa di fatto illegale. In questo modo la giudice ha subordinato persino la pietra angolare dello Stato in nome del quale essa stessa opera ai dettami del potere religioso, dichiarando di fatto la Russia stato confessionale e teocratico a tutti gli effetti.

Che questo sarebbe potuto facilmente accadere anche in Italia non cambia di una virgola la valutazione (sappiamo bene che anche quello italiano NON E’ affatto uno stato laico – basti solo pensare , giusto per fare due esempi fra tanti, al riconoscimento dato all’obiezione di coscienza nella Sanità, o ai privilegi accordati agli insegnanti di religione cattolici nella scuola statale), anzi mette addirittura in buona luce lo stato italiano, che almeno ha avuto la premura di stabilire pubblicamente con il Concordato i principi ispiratori e le guarentigie concrete su cui basare i rapporti fra Chiesa e stato politico. Magari esisterà anche in Russia un trattato costituzionale analogo,ma al momento non risulta notizia.

Che il regime putiniano fosse repressivo e avesse particolarmente di mira le donne  politicamente autonome e apertamente critiche ce lo aspettavamo tutt*, non foss’altro perchè ci ricordiamo bene la fine di Anna Politovskaja.

La notizia vera è invece che la Pussy Riot hanno smascherato con la loro protesta la totale sottomissione della massima legge statale (la Costituzione) a quella religiosa, dando così del putinismo una visione per noi inaspettata di regime confessionale assimilabile per molti versi al nostro – e a tutti i regimi confessionali in genere.

Il che, oltre ovviamente ad aumentare la nostra empatia e solidarietà per le Pussy Riot, apre scenari di lettura della politica internazionale della Russia putinista alquanto inediti, almeno per chi scrive. Ad esempio si potrebbe pensare che il neanche troppo larvato ombrello politico offerto ormai tradizionalmente dalla Russia ad alcuni regimi mediorientali sia motivato anche da similitudini di assetto istituzionale (teocrazia si allea con teocrazia). Così come si potrebbe pensare che la gestione arrogantemente proprietaria che Putin da sempre adotta nel campo energetico (vedi Gazprom) nasconda in realtà un CdA condiviso con la Chiesa Ortodossa….  Certo, un* buon* conoscit*** della realtà russa potrà smentire o convalidare queste prime impressioni a caldo, ma è innegabile che l’immagine che avevamo del regime russo è irreversibilmente cambiata.  In peggio.

Il putinismo come ce lo illustra la sentenza Syrova, come ce lo illustrano, in sostanza, le Pussy Riot,  è un remake dello zarismo in salsa neoliberista, con tanto di patriarca corrotto e – tanto per non fare distinzioni – di corruttela statale. Uno Stato che, a dispetto delle esibizioni di maschia virilità del suo capo supremo, non è capace di applicare nemmeno le proprie garanzie costituzionali se il Cirillo di turno, stizzito e impaurito dalle contestazioni di un gruppo punk, non è d’accordo. Uno Stato quindi esistenzialmente inadeguato, pavido e inetto come quasi sempre è il vero aspetto del  maschilismo quando è così ostentato.

Non a caso la frase che Nadia ha indirizzato in un lettera a tutte le fans delle Pussy Riot giusto prima della sentenza suona grosso modo così:

«Qualunque sia il verdetto, noi e voi stiamo vincendo. Perché abbiamo imparato ad essere arrabbiati e a dirlo politicamente»

Lo Czar è nudo come mamma l’ha fatto, nudo che più non si potrebbe, e lo si può ammirare  in tutta la sua fulgida e patetica…penuria – e miseria.

E tutto questo l’hanno ottenuto – in questo sì, la Syrova ha colto nel segno – con una lucida e intenzionale azione politicaquelle ‘belle e diaboliche’ smandrappate (secondo RepuBica) che suonano canzonette rock ( punk, si chiama punk, miserialadra, lo volete capire?? ) e fanno di tutto per essere famose.  Le quali sgallettate  hanno pianificato talmente minuziosamente il tutto da riuscire a far uscire il proprio nuovo singolo in concomitanza con la pronuncia di condanna (ce lo fa puntualmente notare il Messaggero, tanto per non uscire dal coro della demenutio in terminis delle attiviste).

Queste, invece, hanno capito tutto, signori cari, e sanno benissimo che mai come in un Capitalismo di Stato machista, (nel brano “Virgin Mary, Put Putin Away” si denunciava, fra l’altro, anche il divieto omofobico di tenere il Gay Pride a Mosca per i prossimi 100 annicorrotto e teocratico, se si finisce in galera ci vogliono soldi a palate per uscirne bene!!! O l’Italietta nostra, dal G8 in poi, ancora non vi ha  insegnato niente???

Link: Il testo della sentenza è stato ripreso da questa  pagina del The Guardian: http://www.guardian.co.uk/music/2012/aug/17/pussy-riot-trial-verdict-live#start-of-comments nell’edizione di ieri 17 agosto 2012. Dalla stessa pagina sono state riprese  anche le lyrics che seguono ed il video in anteprima del prossimo singolo delle P.R.

tratto da

http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/08/18/lincredibile-motivazione-della-sentenza-contro-le-pussy-riot/

A seguire, le lyrics della canzone cantata dalle P.R. nella cattedrale ortodossa, e che così tanti alambicchi mentali ha causato alla giudice Syrova.

Punk-Prayer “Virgin Mary, Put Putin Away”

(choir)

Virgin Mary, Mother of God, put Putin away
Рut Putin away, put Putin away

(end chorus) …
Black robe, golden epaulettes
All parishioners crawl to bow
The phantom of liberty is in heaven
Gay-pride sent to Siberia in chains

The head of the KGB, their chief saint,
Leads protesters to prison under escort
In order not to offend His Holiness
Women must give birth and love

Shit, shit, the Lord’s shit!
Shit, shit, the Lord’s shit!

(Chorus)

Virgin Mary, Mother of God, become a feminist
Become a feminist, become a feminist

(end chorus)

The Church’s praise of rotten dictators
The cross-bearer procession of black limousines
A teacher-preacher will meet you at school
Go to class – bring him money!

Patriarch Gundyaev believes in Putin
Bitch, better believe in God instead
The belt of the Virgin can’t replace mass-meetings
Mary, Mother of God, is with us in protest!

(Chorus)

Virgin Mary, Mother of God, put Putin away
Рut Putin away, put Putin away

(end chorus)

 
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Pubblicato da su 21 agosto 2012 in ESTERI

 

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