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100 MILA firme per imporre la legge contro la tortura

30 Lug

Cari amici,

i poliziotti condannati  per aver picchiato e ucciso mio figlio 18enne Federico Aldrovandi non  andranno in carcere e sono ancora in servizio. C’è un solo modo per evitare ad altre madri quello che ho dovuto soffrire io: adottare in Italia una legge contro la tortura. La  morte di mio figlio non è un’eccezione: diversi abusi e omicidi  commessi dalle forze dell’ordine rimangono impuniti. Ma finalmente  possiamo fare qualcosa: alcuni parlamentari si sono uniti al mio appello disperato e hanno chiesto di adottare subito una legge contro la tortura che punirebbe i poliziotti che si macchiano di questi crimini.

Per portare a casa il risultato però hanno bisogno di tutti noi.

Oggi è il compleanno di mio figlio e vorrei onorare la sua memoria con il vostro aiuto: insieme possiamo superare le vergognose resistenze ai vertici delle forze dell’ordine e battere gli oppositori che faranno di tutto per affossare la proposta. Ma dobbiamo farlo prima che il Parlamento vada in ferie!

Vi chiedo di firmare la petizione per una legge forte che spazzi via l’impunità di stato in Italia e di dirlo a tutti – la consegnerò direttamente nelle mani del Ministro dell’Interno non appena avremo raggiunto le 100.000 firme:

CLICCA QUI PER SOTTOSCRIVERE LA PETIZIONE
Federico  era già ammanettato quando i poliziotti lo hanno picchiato così forte  da spaccare due manganelli e da mettere fine alla sua giovane vita.  Dopo anni di vero e proprio calvario, la Corte di Cassazione li ha  condannati per eccesso colposo a tre anni e mezzo, ma i poliziotti  dovranno scontare solo 6 mesi senza farsi neanche un giorno di carcere a  causa dell’indulto e incredibilmente sono ancora in servizio.  L’impunità succede spesso in casi come questo, perché il governo non ha  ancora adottato un reato preciso e quelli esistenti cadono spesso in  prescrizione.

La perdita di mio figlio mi ha quasi distrutto, ma sono determinata a cambiare il sistema.  I difensori dei diritti umani ritengono che una legge che adotti la  Convenzione Onu contro la tortura, che l’Italia ha ratificato nel 1989 e  che non ha mai rispettato, garantirebbe alle vittime italiane della  tortura e della brutalità dello stato un corso veloce della giustizia e  sanzioni appropriate, da accompagnare alla riforma per la  riconoscibilità dei poliziotti. Ma ancora più importante, metterebbe  fine una volta per tutte all’impunità che garantisce che oggi i  poliziotti siano al di sopra della legge.

L’Italia non è il  Sudan. Non c’è alcuna ragione per cui il nostro sistema giudiziario  provi a mettere sotto silenzio reati commessi dalle forze dell’ordine  come violenze, stupri e omicidi, dal massacro alla Diaz al G8 di Genova  alle recenti uccisioni come quella di Stefano Cucchi, Giuseppe Uva e  Aldo Bianzino. Per favore UNITEVI a me e insieme costruiamo un  appello assordante per una legge forte per fermare la tortura e per far  espellere gli agenti responsabili di questi crimini odiosi dalle nostre  forze dell’ordine – firma sotto e dillo a tutti i tuoi amici:

CLICCA QUI PER SOTTOSCRIVERE LA PETIZIONE
Nessuno potrà restituirmi mio figlio, e oggi non potrò festeggiare il  suo 25° compleanno con lui. Ma insieme possiamo ripristinare la  giustizia e aiutare a prevenire la sofferenza che ho dovuto provare io  per la perdita di un figlio portato via dallo stato ad altre madri e ad  altre famiglie.

Con speranza e determinazione,

Patrizia Moretti, madre di Federico.

 
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Pubblicato da su 30 luglio 2012 in TEMPI MODERNI

 

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