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Gioco anch’io

04 Lug

Siamo palestre, polisportive, semplici amatori, atleti, associazioni: quello che ci unisce è la pratica dello sport come esperienza che unisce, che offre possibilità di integrazione ed affermazione di diritti, da vivere come bene comune da condividere..

In questi anni a partire dalle nostre esperienze differenti per luogo, forma e storia abbiamo visto che è possibile con lo sport diventare punto di riferimento in molti quartieri e territori, anche difficili. La pratica sportiva è una grande occasione per dare senso e valore all’aggregazione sociale, all’integrazione di chi troppo spesso perchè straniero o diverso viene escluso. Oggi ci sembra sia arrivato il momento per affermare insieme, in tanti e diversi, che venga riconosciuto come diritto di cittadinanza per tutti compresi i migranti la possibilità di praticare lo sport a qualsiasi livello e senza nessuna pre-condizioni. Ad ormai 20 anni dal loro apparire, i flussi migratori verso il nostro paese non possono più essere considerati un fenomeno eccezionale, oggi gli immigrati regolari soggiornanti in Italia sono quasi 5 milioni, più un numero imprecisato di clandestini. Ma ancora oggi, purtroppo, nella nostra società esistono ancora due categorie ben distinte: i cittadini e gli stranieri. I primi vivono dentro la società e godono di determinati diritti civili e sociali, gli stranieri, invece ne sono esclusi. L’attuale legge sulla cittadinanza (Legge 91/92 e successive modifiche) è strutturata ed impostata secondo il criterio del diritto di sangue (in termini giuridici si chiama jus sanguinis), cioè è cittadino italiano chi ha sangue italiano che scorre nelle vene. Ma questa legge non soddisfa più i bisogni di una società come quella italiana dove quasi il 10% della popolazione scolastica è composta da figli di genitori entrambi stranieri, per questo è stata lanciata da più parti la mobilitazione che vuole affermare il diritto di cittadinanza per ius solis etc … Anche dal mondo dello sport noi vogliamo contribuire alla conquista per tutti di una cittadinanza piena e completa. La situazione attuale vede la stessa legislazione sportiva, peraltro diversa federazione per federazione, configurata in maniera tale da contenere diverse barriere e restrizioni per chi è straniero; esistono infatti limitazioni legali e amministrative per la partecipazione dei non italiani nell’attività sportiva sia a livello professionistico che dilettantistico. Una caso emblematico è quello del mondo del calcio dilettantistico dove norme nate per evitare la cosidetta “tratta dei giocatori” volta a speculare sulla pelle e sui sogni di giovani migranti, oggi andrebbero riviste alla luce delle modificazioni dei fenomemi migratori. Stiamo parlando in particolare dell’art. 40 delle Norme Organizzative Interne Federali della F.I.G.C. , dove si descrivono le condizioni di tesseramento, evidentemente discriminatorie, per soggetti stranieri che siano (comma 11) o non siano (comma 11 bis) precedentemente stati tesserati in paesi esteri. Tali norme prevedono che in ogni squadra dilettantistica può essere inserito SOLO UN GIOCATORE precedentemente tesserato in campionati esteri e che chi non è stato tesserato all’estero per poter giocare deve essere residente in Italia da almeno 12 mesi e nel caso di extracomunitari deve avere il permesso di soggiorno valido fino alla fine del campionato.
Per restare sempre nel mondo del calcio un figlio di immigrati nato in Italia al diciottesimo anno d’età, mancandogli la cittadinanza, non può agevolmente continuare a giocare così come un giovane arrivato nel nostro paese attraverso il ricongiungimento famigliare si ritrova ad avere grosse difficoltà nel giocare. Si crea così un evidente restringimento dell’accesso all’attivita soprtiva dilettatistica. Noi crediamo fermamente nel diritto universale di accesso allo sport (per altro sancito a livello europeo dal trattato di Lisbona e a livello internazionale dalla Convenzione dei diritti del’uomo e del fanciullo) come la possibilità di accedere a pratiche indispensabili per la realizzazione della persona, basate sulla socializzazione, l’auto-affermazione, il benessere fisico e psichico, la partecipazione e la cultura. Ciascuno di essi è un elemento indispensabile per la promozione e l’emancipazione dell’individuo all’interno dei gruppi e delle comunità entro cui si trova e tutti quanti sono dei requisiti che dovrebbero essere universalmente garantiti alla persona, indipendentemente dalla sua appartenenza o colore della pelle. Dare cittadinanza ai migranti ed ai loro figli nello sport è per noi la scelta di riportarlo al suo  spirito originario, strappando alle  logiche del business e  dello sfruttamento economico di cui è purtroppo è ostaggio per aprire una battaglia di civiltà oramai indispensabile in questo paese. Ci sembra importante che i regolamenti sportivi nazionali non ostacolino la partecipazione di migranti e di persone con background migratorio nello sport, soprattutto negli sport amatoriali. Per questo chiediamo al Coni e alle Federazioni Sportive le revisioni dei regolamenti al fine di consentire il diritto al gioco a tutti, nessuno escluso! In particolare per il calcio chiediamo che tutti i giovani stranieri siano equiparati, secondo la norma antidiscriminatoria, ai giovani calciatori italiani, e non debbano subire iter burocratici pesanti e trattamenti diversi dai loro coetanei. Per info e contatti scrivete a:
info@sportallarovescia.it
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oppure a

ivangrozny@sherwood.it

 
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Pubblicato da su 4 luglio 2012 in TEMPI MODERNI

 

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