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Il modello Marinaleda – Silvia Ragusa

05 Giu

 

È piccolo, ordinato, tranquillo. Un gioiellino da cartolina. Ma Marinaleda, 2.700 abitanti nella campagna andalusa in provincia di Siviglia, è quanto di più diverso si possa trovare all’interno dei confini liberali e liberisti dell’Unione europea.  La differenza sta tutta in quel 60% di consensi che, da oltre 30 anni a ogni elezione, va alla stessa colazione di sinistra anticapitalista, il Colectivo de unidad de los trabajadores (Cut). Per gli andalusi una garanzia contro la crisi.

CITTÀ NON COLPITA DALLA CRISI. Se nel resto del mondo infatti la recessione piega l’economia, soprattutto in Spagna alle prese con la disoccupazione, a Marinaleda le difficoltà del Paese si leggono solo sui giornali. Al bar del sindacato dei lavoratori della terra, dove risuona il flamenco e i muri bianchissimi ospitano graffiti colorati che annunciano la guerra sociale contro il capitale, si discute dell’unico problema: i turni della domenica rossa, una giornata dedicata alla cura delle strade, dei giardini e delle nuove case in costruzione. Ben 25 in pronta consegna solo nell’ultimo mese. Marinaleda è un esperimento (funzionante) di socialismo reale dal 1979, cioè dalle prime elezioni dopo la caduta del dittatore Francisco Franco. Il sindaco più rosso della Spagna, Juan Manuel Sánchez Gordillo, spalleggiato dai cittadini, ha portato avanti una serie di politiche radical-socialiste creando una piccola città utopica: qui, a detta del primo cittadino, non ci sono indigenti, ipoteche, nullatenenti o politici corrotti. CASA A 15 EURO AL MESE. In barba alla bolla speculativa immobiliare, comprare una casa costa solo 15 euro al mese per i prossimi 70 o 80 anni: il terreno lo mette il Comune, i materiali arrivano dall’amministrazione locale e regionale e il costruttore è lo stesso proprietario, che lavora per almeno 420 giorni affiancato da architetti e muratori messi a disposizione (gratuitamente) dal sindaco. Di case da 90 metri quadri, con addirittura 100 di patio (cortile), se ne sono costruite già più di 400. SINDACO E OPERAI, STESSO SALARIO. La disoccupazione è pari a zero: tutti gli abitanti lavorano nelle otto cooperative agricole dell’Humoso, nome che ricorda i 3 mila acri espropriati al Duca di Infantado, antico reggente della zona. A Marinaleda si coltivano carciofi, peperoni, fagioli e grano. I prodotti, marca Humar, si commercializzano poi in tutta la Spagna. Ogni impiegato della cooperativa guadagna 47 euro al giorno per sei ore e mezzo di lavoro: 1.128 euro mensili. Lo stesso salario sindaco e dei suoi consiglieri. «Qui nessuno supera i 1.200 euro di stipendio», racconta il sindaco della cittadina Sánchez Gordillo. Barba lunga alla Fidel Castro e kefiah intorno al collo, il sindaco affascina tutti con parole fuori moda come «lotta di classe» e «diritti universali». Molti, quando prende la parola a Linea diretta – programma cult dell’autoprodotta Marinaleda tivù – lo paragonano al presidente venezuelano Hugo Chavez, che indottrina il suo popolo dagli schermi di Ola presidente. PARTECIPAZIONE COLLETTIVA. Ma il primo cittadino ricorda che, a differenza di Chavez, vuole tutti i cittadini presenti e partecipi a ogni decisione: «Per questo facciamo almeno 40 assemblee all’anno. Presentiamo il bilancio comunale e decidiamo insieme ogni progetto, anche fosse l’acquisto di una capra». IN CITTÀ NESSUNO SPRECO. A Marinaleda non c’è un corpo di polizia (con un risparmio di almeno 260 mila euro l’anno), ma tutto il resto non manca: scuole moderne, un comprensorio sanitario attrezzato, un centro culturale, uno per i pensionati, uno sportivo, una piscina, e un parco giochi per i più piccoli. L’asilo costa due euro al mese, tre euro la piscina e poi c’è la palestra, tre volte la settimana. Per gli anziani è gratuita, come la colonia estiva. E i soldi che servono i cittadini li chiedono al governo dell’Andalusia o direttamente a quello centrale di Madrid. Il volto di Che Guevara sorveglia il complesso sportivo, con campi di calcio, tennis e paddle. Ma il fiore all’occhiello rimangono le file di villette a schiera su due piani, edilizia che più popolare non si può. Così, mentre tutta la Spagna è ferma, schiacciata dalla crisi finanziaria, a Marinaleda continuano a macinare centimetri di «utopia verso la pace», come recita lo stemma comunale. E mantengono il ritmo. DOMINA IZQUIERDA UNIDA. I vecchi dicono che i segreti dell’avanzata sono due: «la lotta e il sindaco». Le amministrative andaluse di marzo non hanno infatti smosso i secolari ulivi che circondano il Paese. Izquierda unida conta 11 consiglieri e l’opposizione, rappresentata dal Partito socialista (segnato rigorosamente in blu) solo quattro. Del Partito popolare nemmeno l’ombra.  CONTRO IL CAPITALE. Non stupisce dunque che Sánchez Gordillo definisca la crisi finanziaria dei conservatori «un’enorme truffa, le banche un business da capitalisti e i mutui un pattume artificiale». Secondo il sindaco è necessario «nazionalizzare gli istituti finanziari e smetterla di seguire Angela Merkel e Nicolas Sarkozy con la loro linea capitalista». «Siamo in una dittatura economica. Qui ognuno di noi dà il suo contributo. E se c’è da lottare scendiamo in piazza. Perché allora non esportare Marinaleda in Europa?», si chiede il sindaco con tono di chi la sfida l’ha già vinta. Tratto da : http://www.lettera43.it Vedi anche: http://www.marinaleda.com

 
1 Commento

Pubblicato da su 5 giugno 2012 in SPAZIO CRITICO

 

Una risposta a “Il modello Marinaleda – Silvia Ragusa

  1. icittadiniprimaditutto

    5 giugno 2012 at 18:58

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

     

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