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Off the report – Venezia, il porto di Imperia e le radiazioni di Radio Vaticana.

28 Mag

 

Saranno giovani, ma si sono dimostrati estremamente determinati i video giornalisti di “Off the report” (qui il video integrale) Claudia Di Pasquale con l’inchiesta sulla salute della Laguna di Venezia e sui controlli sui lavori del Mose, la grande opera in difesa della città dei Dogi, opera finanziata con svariati miliardi di euro da tutti i governo, forse non tutti spesi nel modo migliore (e poi si dice che con la cultura non si mangia) .
Antonino Monteleone con il porto di Imperia, a Scajoland: un’opera rimasta congelata dopo l’intervento della magistratura e l’arresto del costruttore Caltagirone.
Giuseppe Laganà e le onde di Radio Vaticana: onde sacre evidentemente, visto che nonostante le segnalazioni dei cittadini, qualche perizia allarmante sugli effetti nocivi sulle persone, le antenne continuano a trasmettere. Piero Riccardi si è infine occupato dello smaltimento di Eternit.
Mercanti di Venezia (video): è proprio necessario l’inchino a San Marco, da parte delle grandi navi di crociera cui viene permesso di entrare in laguna (dal 1997 il traffico in Laguna è aumentato del 500%)? Per il momento le proteste dei cittadini sono servite a poco: solo il naufragio della Costa Concordia all’isola del Giglio ha portato qualche reazione. Il decreto Passera Clini che impedisce alle“grandi navi” l’ingresso nei porti, ma non vale guarda caso per Venezia e in ogni caso se non esistono alternative all’attracco in Giudecca.
Dunque pare che gli interessi delle società di crociera prevalgano sulla conservazione dell’ecosistema (patrimonio dell’umanità) e dei canali e dei palazzi di Venezia (il moto ondoso li rovina).
Il ministro Clini non ha sicurezze e parla della costruzione di un altro canale per l’attracco delle navi: ma è un rimedio peggiore del male, visto che potrebbe succedere quanto già visto per il “canale petroli”, scavato nei ’60 e che ha provocato molti disastri all’ambiente.
La verità è che a Venezia si dovrebbe entrare solo con la barchetta e basta.
Anche perché, mentre i soldi per il Mose arrivano puntuali dal Cipe (fino ad oggi 11 miliardi), i soldi per la manutenzione dei canali non ci sono. Il comune non ha ricevuto nulla nel 2011 per sistemare le fogne.
In fondo noi siamo il paese che con la cultura non ci mangia (ma con i soldi della cultura sì): quelli dei commissari a Pompei e dei crolli, della discarica vicino Villa Adriana, dei ministeri al nord a Villa Reale , abbandonata per il resto ….
A Venezia si spenderanno 300000 euro per la manutenzione del ponte diCalatrava (complimenti al progettista e al comune), ha un debito di 400 mila euro e con le partecipate il debito è di 1 miliardo e passa.
E per fare cassa deve vendere i suoi gioielli (sempre per la serie che con la cultura …): il Fondaco dei Tedeschi ai Benetton, che in deroga ci costruiranno un bel centro commerciale (ma “è interesse pubblico” assicura il sindaco dicentrosinistra Orsoni).
Il Casinò finirà in mano straniere.
Palazzo Pilsen è stavo venduto a 26 ml di euro ad una società del gruppo Coin(quando in passato lo stesso comune ha rifiutato la vendita per 35 ml ad una società immobiliare).
La giornalista chiedeva al sindaco se questo avesse a che fare con la sua passata esperienza lavorativa, come presidente della finanziaria del gruppo Coin. Ma figurati se c’è qualche legame … siamo in Italia .
Il lido di Venezia e l’ex ospedale del mare: al posto di un ospedale una bella speculazione per costruire strutture residenziali di lusso. Al posto del nuovo palazzo del cinema, un bel buco pieno di amianto, che costerà al comune (cioè al pubblico) almeno 38 milioni di euro per la bonifica.
Il privato si chiama Ex Capital e ha acquistato dal pubblico quei terreni, ottiene una concessione in esclusiva per parte della spiaggia del lido. A capo di questa società un ex assessore del comune, Mossetto (“sono cose che possono far sorridere”, sempre il sindaco).
Ma chi difende gli interessi del pubblico? È lecito chiedersi se la gestione del patrimonio di Venezia sia in buone mani?
Il Mose (Report ne aveva già parlato in “Lavori sfiniti”): costruito dal consorzio Venezia Nuova, dovrà completare (quando?) un’opera che costerà al pubblico 5,7 miliardi (su una stima iniziale poco superiore al miliardo).
Dentro questo consorzio diverse società, tra cui la Mantovani.
La giornalista ha chiesto conto al ministro Passera di come sono spesi i soldi per il Mose: speriamo almeno che si sia registrato la puntata.
A controllare i lavori c’è il magistrato delle acque: fino al 2008 presidente di questo ente era Maria Piva, che sostiene di aver perso il suo lavoro proprio per il Mose e per le “cerniere” dell’opera.
Cerniere che l’azienda costruttrice ha modificato, passando dal sistema per fusione, a quello delle lamiere saldate.
C’è qualcuno, dentro il comitato dell’opera, che sostiene che così si rischia il “grippaggio” del dado (e altre criticità), insomma il Mose così non sarebbe sicuro.
Di diverso avviso sia il Consorzio che il magistrato che ha sostituito la Piva, Cuccioletta: “le prove sono state perfette”.
Forse non è un caso che la FIP, società del gruppo Mantovani è specializzata in saldarture: saldature che, rispetto al progetto originale, costeranno un 38% in più.
C’è anche in questo caso una situazione da conflitto di interessi? Dove controllato e controllore coincidono?
Secondo alcune voci, riportate dalla giornalista, sembrerebbe di si: Thetis, che lavora per il Consorzio Venezia Nuova è amministrata dalla signora Brotto (oltre a essere vicedirettore del Consorzio e amministratore di Thetis è anche il direttore dei lavori del Mose), il marito fa lavori di consulenza per il consorzio stesso, perThetis lavorano la figlia di Cuccioletta. Ma è tutto normale, assicurano da Venezia.
E intanto i soldi continuano ad arrivare per questa grande opera, ma non per Venezia.
Porto Imperia: il “porto franco” (video).
Dopol’arresto del costruttore Caltagirone a marzo, i lavori per il nuovo porto di Imperia si sono fermati: gli uffici di Acqua Marcia sono ora abbandonati, come i cantieri. Chi ha investito i soldi per un posto per la sua barchetta, rischia ora di perderli.
Si parla di una truffa ai danni del comune, di costi gonfiati da Caltagirone: la stima iniziale dei lavori era di 114 milioni ed è arrivata a 148 ml.
Roberto Boni, della commissione di Vigilanza, ha segnalato queste anomalie sia alla regione che alla procura, che ha aperto una sua indagine su come è stata commissionato l’appalto alla società di Caltagirone.
Che, avrebbe potuto sfruttare il 70% delle opere realizzate, col meccanismo della permuta in cambio dei costi di costruzione.
Antonino Monteleone ha sentito l’x d.g. di Porto Imperia Spa (la società al 30% pubblica che avrebbe dovuto costruire il porto) : uomo di Scajola (ma non gli piace sentirselo dire) avrebbe consegnato alla commissione della documentazione finanziaria non affidabile (ma tanto pensava fosse una società non pubblica, come se cambiasse qualcosa ..).
Gonfiando i costi, Acqua marcia avrebbe potuto prendersi una fetta maggiore delle opere, almeno questo è quello che ho capito.
Chi ha portato Caltagirone a Imperia?: Scajola ha negato, di fronte al giornalista, di averlo portato lui. Caltagirone si sarebbe interessato a questo porto per motivi sentimentali (ovvero per interesse di sua moglie). Ma è indiscutibile che il porto della sua cittàè sempre stato un sogno dell’ex ministro che ra si dice“triste e dispiaciuto per quello che è successo”.
Forse era sbagliato voler fare il porto a qualunque costo e senza fare una gara d’appalto (cosa che nel pubblico dovrebbe essere vietata e basta).
Monteleone ha poi sentito gli altri uomini di Scajola (sempre a sentire le voci): l’ex sindaco Nappa oggi a capo della provincia nonché consigliere dell’ente Isvap. Carlo Conti di Porto Imperia spa, Rodolfo Leone di Invitalia.
Ma c’è qualcuno che si è opposto a quest’opera e ci ha pure rimesso il posto (oggi il comune è commissariato dal prefetto Marchione): è il caso dell’ex sindaco PDLStrascino, che per questa sua scelta ha raccolto anche i plausi di elettori del centrosinistra.
Caso analogo a quello di Imperia è quello del porto di Fiumicino, il porto di Roma.
L’azienda che costruisce è Italia navigando, costruisce Caltagirone (senza gara) secondo lo schema dell’affare in permuta.
Anche qui i lavori sono fermi perchè non sono stati pagati i subappaltatori (una best practice, quella di ricorrere a tanti livelli di appaltatori e subappaltatori ..).
Il 30 maggio inizierà il processo ad Imperia e vedremo poi come andrà a finire.
Le “onde sacre” di radio vaticana (video).
Ci sono persone che non riuscivano a sentire nulla, nonostante le protesi alle orecchie. Ci sono macchine, con le centraline vecchie, che si bloccano per strada. Ci sono persone che sentono i rumori e le voci dai citofoni e dagli oggetti.
Che tutto questo sia collegato alle 33 antenne di radio vaticana non è certo: ma di fronte alle malattie e ai bambini morti, è obbligo per il pubblico mettere un punto fisso a questa storia delle onde della radio.
L’ex ministro Bordon ci aveva provato, a farle smettere, ma si è trovato solo.
Non solo, dopo quanto stabilito dalla Commissione bilaterale col Vaticano, l’Italia ha speso 3,6 milioni come contributi per ridurre queste emissioni.
La Cassazione ha riconosciuto che i disturbi e le molestie sono stati perpetrati fino al 2000. Il reato però è prescritto, ma nel 2003 la Procura ha riaperto il caso, per il reato di omicidio colposo; esiste una relazione (relazione Micheli) che parla di rischio morte 6 volte superiore a chi è esposto.
Esiste uno studio (del dottor Michelozzi) che si è occupato delle leucemie nell’aria vicino alla stazione: ma a questo si è opposto uno studio del dottor Veronesi, quello che oggi studia il cancro.
Ma forse, sarebbe meglio prevernirlo, o sbaglio?
Da che parte sta lo Stato: da quella dei cittadini del XX municipio (che continuano a portare le cartelle cliniche in Procura) o da quelle di R.V.?
Da unoenessuno.blogspot.it

 
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Pubblicato da su 28 maggio 2012 in SPAZIO CRITICO

 

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