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L’(in)utile Grillo – Gli Antennati, Riccardo Bocca

17 Mag

beppe-grilloNon passa giorno, ora, minuto, senza che giornali e televisioni piccole e grandi s’interroghino sulla reale natura del Movimento Cinque Stelle, a sprazzi (mal)trattato come una congrega di insipidi nerd sotto la guida di un comicastro megalomane, in altri momenti ignorato per timore di esaltare un fenomeno che le urne hanno già premiato in abbondanza, e in altre fasi ancora coccolato come potenziale punto di forza per futuri equilibri democratici.

Comunque uno la pensi, mercoledì sera a “Ballarò” i sondaggi del classico Pagnoncelli indicavano che se si andasse a votare in questi giorni, il popolo di Beppe Grillo conquisterebbe un 16,5 per cento di consensi, piazzandosi appena dietro il Pdl (19) e non troppo distante dal Pd (25,2).

Una stima che, per l’ennesima volta, riavvia il tentativo di fotografare i cinquestellini e le psicocaratteristiche del loro leader: un signore che, esattamente come un altro signore ha fatto nel 1994 -sia pure con ben diverso spirito e intenti-  approfitta della metastasi politica per imporre la propria offerta elettorale.

Alla fine di tutti i discorsi, come sempre, le opinioni rimarranno divergenti: da una parte coloro che mal tollerano le sparate del Grillo parlante, e dall’altra chi rimarca l’eccezionalità di una moltitudine sociale che, senza il sostegno di astruse mafioserie, si sta facendo largo nelle amministrazioni locali.

Ciò che sfugge, forse, è che aldilà delle sfuriate pubbliche di Grillo, del vangelo 2.0 del suo blog, e della sua abitudine alla fuga da qualunque confronto dialettico, la forza del movimento sta nella rappresentazione catodica che i cinquestellini danno di loro stessi.

Bastava, per rendersene ancora una volta conto, guardare a “Ballarò” il servizio  realizzato -se ben ricordo- a Nettuno, dove i devoti del dio Beppe raccontavano le loro regole interne: dall’obbligo, per chi vuole arricchire la propria lista con il bollino di qualità Cinque stelle, di non avere condanne a carico, o tessere di partito, o più di un mandato alle spalle, fino al silenzio generale imposto per non essere cannibalizzati dal circo della politica.

Beh, comunicava una strana sensazione, vedere tutti questi uomini e donne che sfoggiano facce e modi condivisibili; anzi non li sfoggiano proprio, ma cancellando decenni di forme e parole inutili inventano una nuova forma di rappresentanza civile.Movimento-Cinque-Stelle

Veniva proprio voglia di entrare dentro lo schermo e dire: ehi!, ci sono anch’io, aspettatemi che corro a dare il mio contributo, la mia goccia nel mare per ripulire le fognature di palazzi piccoli e grandi, nella capitale immorale come nelle tante periferie corrotte.

Solo che poi, in automatico, si riproponeva nel cervello l’icona del solito Beppe Grillo, vociante con generosità e scaltrezza dai palchi e palcoscenici di mezza Italia.

E allora s’affacciava l’orrido sospetto: non è che Grillo, già folgorante motore di questa formazione politica, è a questo punto un limite, e non un valore aggiunto?

Non è, insomma, che la bellezza democratica di chi ha creduto in lui, oltrepassa ormai la figura di un artista che un certo giorno ha avuto un dream, e contro tutto e tutti è riuscito a trasformarlo in realtà?

Questo, con rispetto, usciva l’altra sera dalla televisione. E con questo, prima o poi, l’ex comico dovrà fare i conti.

 
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Pubblicato da su 17 maggio 2012 in TEMPI MODERNI

 

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