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“Il debito non lo paghiamo”. In Irlanda è rivolta fiscale

28 Apr

 

In Irlanda è rivolta fiscale. Migliaia di irlandesi sono scesi in strada sabato per protestare contro le nuove misure di austerità e i rincari fiscali. E la nuova tassa sulla casa è stata rispedita al mittente da metà della popolazione.

irlanda_no_referendumLa corda si è spezzata. Mentre si assiste al crollo dei prezzi immobiliari, ai fallimenti a catena di aziende e banche, e imperversa disoccupazione e povertà, i cittadini irlandesi hanno deciso di provare a liberarsi dal ricatto dell’economia finanziaria che ha messo sulle loro spalle un prestito di novanta miliardi di dollari di Fmi e Ue.

Centinaia di migliaia di persone ora rischiano di subire delle multe e potenzialmente anche di finire a processo. Si tratta a tutti gli effetti di una rivoluzione fiscale che potrebbe smantellare la strategia del governo volta a rimettere in sesto l’economia e rendere ancora più difficile l’implementazione delle nuove misure di austerità.

Tra gli slogan campeggiavano “Non posso pagare, non paghero'”. “Quando i banchieri pagano, allora pagheremo anche noi!”. Chi si oppone alla tassa, sostiene che l’aliquota è identica sia per i benestanti sia per i piu’ poveri. L’indignazione è alimentata dalla percezione generale che un gruppo elitario di banchieri, politici e agenti immobiliari ultra ricchi ha distrutto l’economia senza aver ancora pagato un soldo e senza aver ricevuto la punizione che si merita.

L’introduzione della tassa contro le famiglie è stata accolta con una campagna contraria lanciata da attivisti politici e anche piccole comunità, che hanno esortato tutti a boicottare la nuova imposta. Visto il successo riscontrato dalle iniziative, devono aver sicuramente stimolato un nervo scoperto.

Come se non bastasse, tutto cio’ sta accadendo mentre il paese si prepara a recarsi alle urne in occasione di un referendum sul Fiscal Compact. Un’eventuale bocciatura del nuovo patto di bilancio europeo il 31 maggio, quando andrà in scena il voto popolare, porterebbe alla fuga degli investitori stranieri necessari per la ripresa economica dell’isola. Secondo un recente sondaggio, il 49% degli intervistati si è dichiarato a favore del trattato, il 33% contrario mentre il 18% e’ ancora indeciso.

L’obiettivo dell’esecutivo di coalizione tra Fine Gael (nazionalisti centristi aderenti al PPE) e Laburisti è quello di abbassare l’incidenza del debito al 10% del Pil nel 2011 e restituire il debito.

Secondo il ministro delle Finanze irlandese, Michael Noonan, si tratta di continuare “la costruzione della fiducia nell’Irlanda”, sottolineando che l’interessamento espresso questa settimana da un fondo sovrano cinese rispetto alle opportunità d’investimento nell’isola non ci sarebbe stato “se non fossimo completamente coinvolti nell’Eurozona”.

tratto da http://www.controlacrisi.org

28 aprile 2012

 
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Pubblicato da su 28 aprile 2012 in ESTERI

 

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