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Se n’è andato Carlo Petrini: l’ex calciatore che aveva denunciato doping e scommesse nel calcio

19 Apr

 

petriniSe n’è andato a 64 anni l’ex-calciatore Carlo Petrini, un vero attaccante in campo e soprattutto nella vita. La carriera agonistica lo ha portato a vestire le maglie di una quindicina di squadre, tra tutte quelle di Torino, Milan e Roma. Ma è soprattutto quanto ha fatto fuori dal campo ciò che lascia in eredità a chi ama il calcio.

Era arrivato sabato scorso in condizioni gravissime nel reparto oncologico dell’ospedale di Lucca mentre – amaro destino – Morosini arrivava ormai senza vita in quello di Pescara. Petrini aveva un tumore che si era aggiunto a un glaucoma che già stava rendendo da anni la sua vita impossibile visto che gli era costato la quasi cecità all’occhio sinistro e seri problemi al destro. A differenza di tanti altri ex-calciatori che preferiscono starsene in silenzio anche in punto di morte assolvendo i propri carnefici, Petrini non ha voluto fare sconti ai suoi assassini. “È tutta colpa dei tanti farmaci dopanti che mi hanno somministrato in carriera”, era solito dire con relativa serenità. Il doping, Petrini l’ha raccontato nel suo libro più celebre, “Nel fango del dio pallone” (Kaos Edizioni, 2000), un ritratto del calcio italiano tra gli anni ’60 e ’80 fino a quel momento solo sussurrato.

Come tutti i veri centravanti è finito qualche volta in fuorigioco. Come quando nel 1980 fu coinvolto nello scandalo del calcio scommesse. Reo confesso, si prese tre anni e mezzo di squalifica, poi ridotti a due grazie all’amnistia dell’82. Ma la sua carriera era ormai compromessa.
Chiuso con il calcio, dopo aver sperperato una fortuna in lussi e vizi di ogni tipo aprì una società finanziaria. Andò malissimo, e fu costretto a riparare in Francia, dove visse a lungo in totale anonimato, per fuggire a una sentenza di morte pronunciata dagli strozzini a cui si era affidato.

Un’altra discutibile scelta nella vita di Petrini si ha nel 1995, quando il diciannovenne figlio Diego, morente per un tumore al cervello all’ospedale Galliera di Genova, lanciò un appello attraverso i media chiedendo di poter rivedere il padre, di cui non aveva notizie da ormai sei anni. Diego, promettente calciatore, morì senza aver rivisto Petrini, il quale aveva deciso di non tornare in Italia “per evitare – dirà lui – una morte sicura”. Su questa triste vicenda Petrini scriverà un toccante libro di poesie al suo definitivo ritorno in Italia nel 1998.

Povero, malato, solo e privato degli affetti, decise di vuotare il sacco e raccontare, per quello che realmente è, il calcio italiano. “Vent’anni fa iniezioni e flebo erano la norma. Per non parlare del Micoren. Ci davano e prendevamo di tutto. Al confronto epo, ormoni e creatina – il riferimento è al doping della generazione successiva alla sua – sono caramelle”. la sintesi cruda delle sue denunce.

Petrini ha denunciato anche quel mondo del calcioscommesse che lo aveva visto protagonista. Qualche settimane fa al programma Le Iene disse “Bologna-Juventus del 13 gennaio 1980 fu truccata, le due società si misero d’accordo e chi quel giorno non avesse accettato quell’accordo non avrebbe giocato”. Erano subito arrivate le smentite, ma come sempre poco convinte. Perché tutti sapevano che Petrini diceva sempre la verità.

Ed è soprattutto grazie a lui che è stata riaperta l’indagine sull’omicidio del calciatore del Cosenza Donato Bergamini, ufficialmente archiviata come suicidio. Per merito del suo libro-inchiesta “Il calciatore suicidato“, pubblicato nel 2001, i magistrati sono tornati a indagare indignati dalle troppe cose non tornavano. Come era solito fare, Petrini parlò chiaro anche stavolta: “è stato ucciso dalla ‘Ndrangheta”. Bergamini si era probabilmente deciso a sottrarsi al ricatto che in qualche modo lo vedeva corriere della droga contro la sua volontà. La macchina regalatagli dal padre della sua allora fidanzata, un capo-clan, aveva un doppiofondo all’interno del quale veniva nascosta la droga. Quando Bergamini se andava in trasferta in pullman con la squadra, qualcuno gli andava sempre dietro con la macchina. Quello che sembrava un favore affinché il calciatore dopo la partita potesse raggiungere i suoi cari con la sua auto, in realtà era un massiccio spostamento di droga dalla Calabria al resto d’Italia”.

Curiosamente, Petrini era di Monticiano(Siena) come Luciano Moggi. Il primo viveva in povertà, stremato da cinque interventi agli occhi e dal tumore, emarginato da quel mondo in cui era cresciuto e di cui aveva denunciato le nefandezze. Il secondo continua ad essere conteso da radio, tv e giornali pur avendolo, quel mondo, infangato. Così va la vita, così va anche il calcio. In molti tireranno un sospiro di sollievo. Noi lo piangiamo e lo ricorderemo.

16 aprile 2012

Tito Sommartino

 
1 Commento

Pubblicato da su 19 aprile 2012 in ATTUALITÀ & CRONACA

 

Una risposta a “Se n’è andato Carlo Petrini: l’ex calciatore che aveva denunciato doping e scommesse nel calcio

  1. icittadiniprimaditutto

    19 aprile 2012 at 15:18

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto and commented:
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