RSS

Archivio delle Categorie: MÌCHELLE ÀNEA

“Io non ho paura”: il 26 maggio in piazza a Brindisi per la legalità.

 

“Colpire la scuola vuol dire colpire il futuro di un paese, la speranza di costruirne uno migliore”.

Sabato 19 maggio una bomba fatta esplodere davanti ad una scuola di Brindisi ha ucciso una ragazza di 16 anni e ferito gravemente altri studenti. Ad una settimana da questo terribile episodio, domani, 26 maggio, gli studenti brindisini scenderanno in piazza, insieme ai loro compagni di tutta Italia, per una manifestazione nazionale al grido di “Io non ho paura – Pretendiamo verità. Difendiamo la scuola. Lottiamo per il futuro”.

“È ora di trasformare lepaure in speranza: lavoro, sostegno alle famiglie, democrazia”. Queste le parole di don Luigi Ciotti, presidente di Libera, dal palco di Piazza Vittoria a Brindisi, nel giorno del tragico attentato all’IPSSS “Francesca Laura Morvillo Falcone”.

L’appello è stato accolto dagli studenti brindisini, che sabato 26 maggio scenderanno in piazza, assieme ai loro compagni di tutta Italia, per una manifestazione nazionale al grido di “Io non ho paura – Pretendiamo verità. Difendiamo la scuola. Lottiamo per il futuro. Alla manifestazione aderiscono Libera, Cgil, Arci, Carovana Antimafie e Rete della Conoscenza”.

Di seguito il testo integrale dell’appello:

“Non si può morire entrando a scuola. Queste parole continuano a rimbalzare nella testa di ciascuno di noi nelle ultime ore.

Finora nessuno si era mai permesso di toccare la scuola in questo modo, con un atto che oltre ad essere assassino e criminale è vigliacco e vergognoso.

Colpire la scuola vuol dire colpire il futuro di un paese, la speranza di costruirne uno migliore.

Colpire la scuola vuol dire colpire la democrazia, soprattutto in un territorio come il nostro, in cui da anni lottiamo contro le Mafie e ci scontriamo contro l’assenza di lavoro, in un territorio in piena crisi ambientale. Le scuole, soprattutto nella nostra terra, rappresentano uno dei pochi luoghi collettivi e di partecipazione.

Hanno spezzato i sogni di Melissa ma non spezzeranno mai i nostri. I sogni di Melissa diventeranno anche nostri.

In questi giorni in tutta Italia si è parlato di Brindisi e delle nostre scuole, degli studenti brindisini e della paura di tornare a scuola, dopo il 19 maggio. La paura non può essere una risposta alla morte di Melissa, la paura non può essere uno strumento di controllo di un territorio e di un paese stesso.

Non si può parlare di Brindisi solo quando scoppiano le bombe. Dobbiamo scendere in piazza non solo per semplice solidarietà, ma perché tutta l’Italia non deve dimenticare quello che è successo, che vive dentro un contesto sociale caratterizzato da una cultura violenta e individualista, dall’assenza di politiche di tutela del territorio, dai tagli alla scuola, dalla precarietà dilagante che attanaglia le vite e il futuro della nostra generazione.

La partecipazione, la democrazia e la richiesta di giustizia sono la risposta ad un atto così grave che ha sconvolto il nostro territorio e tutta l’Italia.

Per questi motivi a una settimana dall’attentato chiediamo a tutti gli studenti di scendere in piazza a Brindisi, per stare accanto ai giovani brindisini e per affermare con determinazione che c’è bisogno oggi più di ieri di creare un fronte sociale forte che combatta la violenza scellerata, di qualunque sia, con la speranza, la solidarietà e la giustizia e ci aiuti a ricostruire una cultura radicata di legalità e democrazia.

Pretendiamo Verità, Difendiamo la Scuola, Lottiamo per il Futuro.

Ritrovo ore 14:00 presso via Togliatti, altezza Tribunale.

Le studentesse e gli studenti dell’Istituto Morvillo di Brindisi (le rappresentanti Francesca D’Agnano e Vanessa Lapenna); Martina Carpani (Consulta provinciale di Brindisi); Francesca Rossi (Coordinatrice UDS Brindisi)

Raccolgono l’appello e ne sono promotrici a livello nazionale le associazioni Libera – Rete della Conoscenza – CGIL – Arci – Carovana Antimafie

Per aderire: 26maggiobrindisi@gmail.com”.

Da ilcambiamento.it

 
Leave a comment

Pubblicato da su 25 maggio 2012 in MÌCHELLE ÀNEA

 

LE PAROLE PER DIRLO – Alessandro Robecchi

 

Falcone,Morvillo, scuola, ragazzi,mattina, cassonetto, bomba, bombe, schegge, sangue, sirene, sangue, prof, genitori, bidelli, ospedale, mafia, Italia, allarme, orrore, paura, retorica, sangue, notizie, altre notizie, accertamenti, autorità,Melissa, 16 anni. Eversione, terrorismo, sangue, emergenza, Stato, mafia, ricatto, spavento, orrore. Piazza Fontana, piazza della Loggia, Italicus, Ustica, Capaci, Genova 2001, Brindisi. Il Paese si rinnova. Cordoglio, lacrime, dichiarazioni,ministri. Crisi, tangenti e bombe ieri. Crisi, tangenti e bombe oggi. Lamadre di tutte le preoccupazioni, il rischio eversione, l’allarme sociale, nuovi e vecchi classici. Mafia, l’evergreen. Sangue, schegge, bombole del gas, il nostro posto nell’Europa, il nostro posto nella crescita, il nostro posto nel rigore, il nostro posto nella merda. Bombe sangue, scuola, mattina, ragazzi, spavento. La risposta, l’indignazione, un fatto anomalo, un fatto grave, un’enormità, un cadavere. Due cadaveri. No, uno. No, due. Le foto di Facebook, l’archivio dei giovani viventi, l’archivio dei giovani morenti. L’ospedale. Il Sud. Il Nord. I feriti. La legalità, la gente, il raccoglimento, la rabbia. Le autorità, la vigilanza, l’attenzione, l’allarme, l’eversione, gli informali, i servizi, lo Stato, la mafia, le bombole e il cassonetto, i silenzi, le parole. Coi giovani, per i giovani, il futuro dei giovani. Ecco. Le scritte sui muri, il terrore, il terrorismo, i terrorizzati. I titoli, le riflessioni, le prediche, i funerali, le vittime, i parenti delle vittime, le richieste di giustizia, gli appelli, i richiami, i moniti, i severi moniti, gli angosciatimoniti. La calma, il silenzio, le indagini, i verbali, gli anni, i secoli, i millenni, i brandelli di verità, i brandelli di corpi, le schegge, il sangue da capo. Insomma, il Paese su cui si infierisce, inferto, autoinferto, mutilato, povero, licenziato, esodato, ammazzato, stramazzato, suicida, stanco. Tutto questo e ancora e ancora e ancora e di nuovo e di nuovo e di nuovo un’altra volta e un’altra e un’altra volta ancora. In Italia. Qui. Barbarie tanta, socialismo zero. E avanti così. Per sempre.

Di Alessandro Robecchi

da pasquinoweb.wordpress.com

 
Leave a comment

Pubblicato da su 22 maggio 2012 in MÌCHELLE ÀNEA

 

L’(in)utile Grillo – Gli Antennati, Riccardo Bocca

beppe-grilloNon passa giorno, ora, minuto, senza che giornali e televisioni piccole e grandi s’interroghino sulla reale natura del Movimento Cinque Stelle, a sprazzi (mal)trattato come una congrega di insipidi nerd sotto la guida di un comicastro megalomane, in altri momenti ignorato per timore di esaltare un fenomeno che le urne hanno già premiato in abbondanza, e in altre fasi ancora coccolato come potenziale punto di forza per futuri equilibri democratici.

Comunque uno la pensi, mercoledì sera a “Ballarò” i sondaggi del classico Pagnoncelli indicavano che se si andasse a votare in questi giorni, il popolo di Beppe Grillo conquisterebbe un 16,5 per cento di consensi, piazzandosi appena dietro il Pdl (19) e non troppo distante dal Pd (25,2).

Una stima che, per l’ennesima volta, riavvia il tentativo di fotografare i cinquestellini e le psicocaratteristiche del loro leader: un signore che, esattamente come un altro signore ha fatto nel 1994 -sia pure con ben diverso spirito e intenti-  approfitta della metastasi politica per imporre la propria offerta elettorale.

Alla fine di tutti i discorsi, come sempre, le opinioni rimarranno divergenti: da una parte coloro che mal tollerano le sparate del Grillo parlante, e dall’altra chi rimarca l’eccezionalità di una moltitudine sociale che, senza il sostegno di astruse mafioserie, si sta facendo largo nelle amministrazioni locali.

Ciò che sfugge, forse, è che aldilà delle sfuriate pubbliche di Grillo, del vangelo 2.0 del suo blog, e della sua abitudine alla fuga da qualunque confronto dialettico, la forza del movimento sta nella rappresentazione catodica che i cinquestellini danno di loro stessi.

Bastava, per rendersene ancora una volta conto, guardare a “Ballarò” il servizio  realizzato -se ben ricordo- a Nettuno, dove i devoti del dio Beppe raccontavano le loro regole interne: dall’obbligo, per chi vuole arricchire la propria lista con il bollino di qualità Cinque stelle, di non avere condanne a carico, o tessere di partito, o più di un mandato alle spalle, fino al silenzio generale imposto per non essere cannibalizzati dal circo della politica.

Beh, comunicava una strana sensazione, vedere tutti questi uomini e donne che sfoggiano facce e modi condivisibili; anzi non li sfoggiano proprio, ma cancellando decenni di forme e parole inutili inventano una nuova forma di rappresentanza civile.Movimento-Cinque-Stelle

Veniva proprio voglia di entrare dentro lo schermo e dire: ehi!, ci sono anch’io, aspettatemi che corro a dare il mio contributo, la mia goccia nel mare per ripulire le fognature di palazzi piccoli e grandi, nella capitale immorale come nelle tante periferie corrotte.

Solo che poi, in automatico, si riproponeva nel cervello l’icona del solito Beppe Grillo, vociante con generosità e scaltrezza dai palchi e palcoscenici di mezza Italia.

E allora s’affacciava l’orrido sospetto: non è che Grillo, già folgorante motore di questa formazione politica, è a questo punto un limite, e non un valore aggiunto?

Non è, insomma, che la bellezza democratica di chi ha creduto in lui, oltrepassa ormai la figura di un artista che un certo giorno ha avuto un dream, e contro tutto e tutti è riuscito a trasformarlo in realtà?

Questo, con rispetto, usciva l’altra sera dalla televisione. E con questo, prima o poi, l’ex comico dovrà fare i conti.

 
Leave a comment

Pubblicato da su 17 maggio 2012 in MÌCHELLE ÀNEA

 

La resistibile ascesa del dottor De Gennaro


Già capo della polizia, poi del Dipartimento che coordina i servizi segreti, è stato nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Nel 2001 era il responsabile dell’ordine pubblico quando al G8 di Genova fu compiuta, secondo Amnesty International, “una violazione dei diritti umani di proporzioni mai viste in Europa nella storia recente”. Un piccolo promemoria sulle ispezioni ignorate, le promozioni dei dirigenti imputati, i processi affrontati.
di Lorenzo Guadagnucci, da altreconomia.it Il dottor Gianni De Gennaro è stato nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio, nonché capo dell’Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica. Un doppio ruolo inedito, rilevantissimo.
Del resto il dottor De Gennaro era il capo della polizia quando a Genova, nel 2001, fu compiuta “una violazione dei diritti umani di proporzioni mai viste in Europa nella storia più recente” (parole di Amnesty International). A lui fu inviata, dal dottor Pippo Micalizio, inviato a Genova per un’ispezione interna sul blitz alla scuola Diaz, un rapporto che consigliava di prendere provvedimenti disciplinari per i dirigenti più importanti che parteciparono all’operazione; provvedimenti che non furono presi.
Era il capo della polizia quando venivano rinviati a giudizio quegli stessi dirigenti, poi assolti in primo grado, e nel frattempo passati a ruoli gerarchicamente ancora più importanti. Era invece capo del Dipartimento che coordina i servizi segreti quando quei dirigenti sono stati condannati in appello, senza dimettersi né essere sospesi.
Era il capo della polizia quando ha incontrato nel suo ufficio a Roma l’ex questore di Genova, Francesco Colucci, alla vigilia della deposizione di quest’ultimo al processo Diaz: fu un incontro teso a trovare “la consonanza per l’accertamento della verità”, secondo il dottor De Gennaro, un’induzione alla falsa testimonianza secondo i pm. Colucci è oggi imputato per falsa testimonianza, il dottor De Gennaro è stato assolto in primo grado, condannato in appello, assolto in Cassazione.
Era il capo della polizia e poi il capo del Dipartimento suddetto negli undici anni che sono trascorsi, senza che nessuno abbia avuto la decenza di chiedere scusa per le violazioni delle leggi e dei diritti umani compiute alla Diaz, a Bolzaneto e nelle strade di Genova, violazioni che sono ormai una verità storica.
Possiamo ben dire che il dottor De Gennaro si è meritato il posto di sottosegretario e Autorità delegata per la sicurezza.
(14 maggio 2012)
Da: MicroMega
 
Leave a comment

Pubblicato da su 15 maggio 2012 in MÌCHELLE ÀNEA

 

Max Schrems – I don’t like Facebook

 

 

Max Schrems a una conferenza stampa a Vienna

Uno studente di legge austriaco ha avviato da solo una enorme campagna contro gli abusi della privacy da parte del social network. Ma ora deve superare anche l’ostruzionismo delle autorità.

Un giorno Max Schrems ha voluto vederci chiaro: ha chiesto a Facebook di dargli accesso a tutti i dati personali conservati che lo riguardano. La risposta che ha ricevuto dal social network è andata ben oltre i suoi peggiori timori: tutto ciò che egli aveva cancellato c’era ancora. I suoi cambiamenti di stato, le sue richieste di aggiungere amici, i suoi messaggi privati. Facebook ha conservato assolutamente tutto quello che riguarda il giovane austriaco, contro la sua volontà e andando contro ogni normativa prevista dal diritto europeo sulla privacy, che proibisce la conservazione a tempo indeterminato dei dati personali dell’utente.

Tutto ciò accadeva un anno fa. In fondo, il ventiquattrenne Schrems aveva chiesto semplicemente di far valere i propri diritti. Ogni europeo può  esigere di avere accesso ai propri dati personali, ed essendo uno studente di giurisprudenza il giovane lo sapeva.

Ma non sapeva che con la sua indagine avrebbe scatenato la più grande campagna della storia di Facebook in materia di tutela della privacy, né che sarebbe entrato in uno scontro frontale con Facebook e con un ente  europeo. Oggi, infatti, a bloccare ogni nuova procedura che prende di mira Facebook è un ente irlandese di tutela della privacy.

All’inizio Schrems voleva soltanto divertirsi. Ma a Facebook sono state necessarie sei settimane e 23 mail per comunicare allo studente austriaco tutte le informazioni che lo riguardavano, in tutto 1.222 pagine in formato Pdf piene di informazioni confidenziali su di lui, un utente qualsiasi del social network che ne conta 854 milioni

In un primo tempo lo studente incredulo si è stropicciato gli occhi, poi ha trovato pane per i suoi denti per lanciarsi in una sfida giuridica e si è servito di quelle pagine come di prove da presentare in tribunale.

All’epoca Facebook ha sicuramente sottovalutato lo studente austriaco, il quale ha presentato 22 ricorsi contro la conservazione delle informazioni personali cancellate, le fraudolente condizioni generali di utilizzo e il riconoscimento facciale automatico.

Le critiche contro la politica della privacy del social network risalgono a molto più indietro, ma Schrems è stato il primo a bussare alla porta giusta: quella dell’ente irlandese che si occupa della tutela della privacy. È in Irlanda, infatti, che Facebook ha la propria sede sociale in Europa, e ciò lo assoggetta al diritto europeo. In seguito alle sue querele, l’ente ha immediatamente fissato due sedute con la filiale irlandese del social network.

Dall’oggi al domani lo studente austriaco è diventato l’eroe della tutela della privacy in Europa: i media ne hanno fatto un David che ha battuto il cattivo Golia a colpi di fionda. Con pochi mezzi è riuscito a sollevare molto interesse intorno al suo caso. Ha fatto tutto da solo, tra un impegno di studio e l’altro, e senza l’aiuto di legali.

Quando non studiava diritto costituzionale in biblioteca, rilasciava interviste rilanciate poi dal suo sito Europe versus Facebook, dal quale si tiene in contatto con l’ente irlandese di tutela della privacy. Il tutto spendendo 9,90 euro al mese, quanto gli costa il server che ospita il suo sito web. Facebook, invece, perde milioni di euro se viene privata del diritto di raccogliere indiscriminatamente le informazioni personali in Europa.

Il social network è preoccupato, anche perché si avvicina la sua quotazione in borsa. Schrems ha ricevuto una visita a Vienna: Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, gli ha mandato Richard Allan, il suo più importante lobbista per l’Europa, accompagnato da una collaboratrice del Global Policy Team del gruppo. Inoltre il social network ha costituito un team incaricato esclusivamente di rispondere alle richieste di comunicazione dei dati personali.

Schrems, infatti, non è l’unico ad aver fatto una cosa del genere: circa 44mila persone hanno risposto al suo appello lanciato da Europe versus Facebook. Facebook, però, adesso si è fatta più prudente e restia a inviare l’elenco delle informazioni sensibili, scatenando le proteste degli utenti.

Nessuna sanzione

Parrebbe che siano tutti dalla parte dello studente austriaco. Tutti, ma non la commissione irlandese per la tutela della privacy, che si è rifiutata di fare dichiarazioni ufficiali sulla legalità della conservazione delle informazioni personali degli utenti di Facebook. In seguito alle indagini sul social network, l’ente si è accontentato di emettere raccomandazioni. Ma Facebook non ha seguito neppure queste direttive.

Gli irlandesi non vogliono che il social network o altri gruppi come Google o Imb abbandonino il loro paese, spiega Schrems. Oltretutto in Irlanda c’è bisogno di lavoro e di soldi: dalla fine del 2010 il budget irlandese resiste soltanto grazie all’aiuto finanziario di altri paesi della zona euro.

In assenza di una decisione ufficiale da parte della commissione, Schrems non può aprire altri procedimenti giudiziari contro Facebook, ed esige un verdetto. La legge irlandese glielo garantisce, dice, ma il commissario irlandese incaricato della tutela della privacy da quell’orecchio non ci sente

Schrems dovrà così attendere la fine del mese per sapere se Facebook si rifiuta ancora di conformarsi alle direttive, gli hanno detto. Nel caso in cui questa scadenza non fosse rispettata, però, non è prevista alcuna sanzione.

Traduzione di Anna Bissanti

 
Leave a comment

Pubblicato da su 29 aprile 2012 in MÌCHELLE ÀNEA

 

Il terremoto europeo (Beppe Grillo).

 

Un terremoto è in arrivo in Europa. Le scosse sismiche sono le prossime elezioni e ireferendum. Si profila un confronto tra politica e finanza. I parlamenti nazionali da una parte e la BCE e il FMI dall’altra. Il 6 maggio si voterà in Grecia e il nuovo Governo potrebbe rigettare gli accordi presi con la UE per evitare il default. In Francia Hollande è favorito, la sua posizione è contraria ai tagli sociali per favorire le direttive europee. Sul trattato di stabilità ha dichiarato ”Aggiungiamo una parte sulla crescita o non lo ratificheremo“. Marine Le Pen ha ottenuto il 20% con un programma eurofobo e il suo consenso non potrà non influenzare il nuovo inquilino dell’Eliseo. Il 31 maggio in Irlandasi terrà un referendum sulle nuove regole di bilancio volute dalla Germania, il “fiscal compact” che in Italia è stato approvato senza alcuna consultazione popolare come nelle migliori tradizioni di uno Stato partitocratico e non democratico.
Persino dove non vi sono elezioni a breve si stanno aprendo delle faglie profonde, inOlanda si è dimesso il Governo Rutte a causa dei previsti tagli alla spesa pubblica, senza austerity si perderebbe infatti la tripla A… In Olanda si andrà alle urne il 12 settembre, il Pvv antieuro di Geert Wilders potrebbe spopolare. Dove le politiche di tasse e sangue in nome dell’euro sono state applicate i risultati sono stati a passo di gambero, c’è stato un costante peggioramento. Il debito pubblico è aumentato, come in Italia, o il Paese è letteralmente fallito come in Grecia dove è avvenuto un default silenzioso. C’è stato, ma non si deve dire in giro (*). Oggi Standar&Poor’s ha declassato la Spagna da A a BBB+, in sostanza aumenta l’interesse dovuto a chi acquista titoli spagnoli. Gli interessi saranno onorati con il taglio delle spese sociali. Tutti più poveri, ma per cosa? Per diventare carne da macello come i tori nelle corride?
José Ignacio Torreblanca professore alla UNED University ha scritto ieri sul Financial Times un lungo articolo dal titolo “Tempo di dire basta al nonsenso dell’austerity“. Scrive “La prossima settimana saranno due anni da quando Zapatero adottò le prime misure di austerità. Queste misure comportarono il suicidio del Partito Socialista spagnolo. Ora i Conservatori si trovano in una situazione simile, dopo 100 giorni di governo hanno portato l’austerità bel al di là del loro mandato elettorale e questo solo per trovarsi nella stessa situazione finanziaria di Zapatero. E’ oltraggioso che mentre gli spagnoli soffrono per la recessione e per la disoccupazione (del 24,44%, ndr) Jens Weidmann, presidente della Bundesbank e membro della BCE, affermi che il 6% di interesse per i titoli pubblici spagnoli “non è la fine del mondo”. E’ preoccupante che la UE sostenga i pesanti tagli alla spesa dell’educazione e della ricerca in Spagna ignorando deliberatamente che ciò è incompatibile on un modello di sviluppo… E’ tempo di dire basta!“.
In gioco non c’è solo l’euro, ma un modello di sviluppo superato e la distruzione degli Stati sociali. Loro non si arrenderanno mai. Noi neppure. Ci vediamo in Parlamento.

(*) Come ci spiegherà puntualmente Beppe Scienza nel Passaparola di lunedì 30 aprile.

Da beppegrillo.it

 
Leave a comment

Pubblicato da su 28 aprile 2012 in MÌCHELLE ÀNEA

 

La deliranza (omaggio dell’omaggio di Tim ad Alice) – Tratto da: Ego di classe, Osvaldo Tartaro

La deliranza è la danza degli svitati,

ritmi convulsi per corpi snodati,

epilettici e psichedelici richiami di colori

nubi dense di grigio fumo, odori, sapori

che si inerpicano velocemente fino a coprire gli occhi

poi si può solo immaginare, non esiste più tutto quel che tocchi.

I sogni prendono il potere soppiantando la petulante realtà

Le stringono forte il bavaglio prima di mostrarle la felicità

Si spalanca un groviglio inestricabile di sensazioni irrequiete

Che si risolve con la conta macabra dei cadaveri che la fantasia miete.

 
3 Comments

Pubblicato da su 21 aprile 2012 in MÌCHELLE ÀNEA

 

Nella top ten dei cognomi milanesi, tre sono cinesi

 

milano_dragone_cineseResiste sciur Rossi. Ma incalza il signor Hu. Si parla di cognomi. Venticinque anni fa nella classifica meneghina dei primi trenta non ce n’era nemmeno uno straniero. Oggi nella top ten dei registrati tre sono di chiara provenienza cinese (Hu, Chen, Zhou). Milano sta cambiando sul piano etnico e sociale. La conferma? Brambilla, con cui è identificata la famiglia milanese per antonomasia, è al nono posto (identifica 1.536 cittadini) e al 30esimo si trova l’altrettanto lombardo Fumagalli.

La hit ambrosiana vede Colombo (con 3.685 persone) alla terza posizione, alla quarta Ferrari (3.568), alla settima Villa (1.905). Sono tutti di antica tradizione come Beretta (primo sindaco di Milano), relegato, però, al 28esimo posto.

«Questa classifica – spiega Daniela Benelli, assessore all’Area metropolitana, Decentramento e Municipalità, Servizi civici – è un indicatore dell’evoluzione nel tempo della città e dei suoi abitanti. Se negli anni Cinquanta e Sessanta colpiva il diffondersi dei cognomi meridionali (Esposito resiste come dodicesimo, ndr), ora questo discorso vale per quelli stranieri: con il tempo verrà meno lo stupore anche per questi ultimi». I cognomi cinesi spopolano in città: ben dodici tra i primi cento. Perché in 3.694 si chiamano Hu, i Chen sono diventati 1.625 e in 1.439 rispondono al nome di Zhou. La lista continua: 1.030 Wang, 930 Wu, 916 Lin, 829 Zhang, 742 Liu, 684 Zhao, 676 Li, 633 Zhu e 581 Zheng. Cognomi brevi, non difficili da pronunciare. Molti milanesi si sono ormai abituati anche per ragioni storiche (tra le comunità straniere, quella cinese è tra le più antiche. Il primo insediamento in via Paolo Sarpi risale agli anni Venti). E quelli arabi? Mohamed è alla 34esima posizione (944 persone), Ahmed occupa la numero 63 (741) e Ibrahim è sceso alla 75 (656).

tratto da http://lacittanuova.milano.corriere.it

15 aprile 2012

 
1 Comment

Pubblicato da su 17 aprile 2012 in MÌCHELLE ÀNEA

 
 
Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 303 other followers