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Archivio delle Categorie: ATTUALITÀ & CRONACA

IMU su PRIMA e SECONDA CASA: TUTTO sulle RATE

- Tassa sugli immobili, l’allarme: prezzi giù del 20% -
 Arrivano le tre rate: cosa cambia nella tassa sulla casa? Il Corriere della Sera ci spiega che in primo luogo l’effetto sarà di far scendere i prezzi delle case mediamente di un 20%, con punte addirittura del 50%.
«Redditi fermi e risparmio in flessione potrebbero costringere le famiglie a mettere in vendita le seconde case, le più colpite dalla nuova tassa», spiega il direttore generale Giuseppe Roma, che ieri ha presentato i risultati dell’Outlook sui consumi Censis Confcommercio, lo studio periodico effettuato su un campione di 1.200 famiglie. Roma parte da due dati. «Oggi risparmia solo il 9,8% delle famiglie rispetto al 28% misurato lo scorso giugno. Inoltre è salita dal 25,2% al 41,1% la percentuale delle famiglie che segnala una flessione già in atto nel prezzo degli immobili. Se poi teniamo conto delle previsioni che indicano una diminuzione del reddito disponibile, ecco che l’introduzione della nuova tassazione potrebbe portare a una maggiore propensione a vendere le seconde case per far fronte a una pressione patrimoniale che in passato non c’è mai stata e che per di più si verifica in un momento già fiacco del mercato», afferma.

Non tutti sono d’accordo con «la tendenza» indicata dal Censis:

Per Mario Breglia, presidente di Scenari immobiliari, «i prezzi delle case sono piuttosto stabili» e non si aspetta «cali vistosi» nelle quotazioni. Piuttosto osserva «variazioni interessanti nei centri storici e nelle zone marginali». Nel primo caso si vedono «mercati in ripresa», come ha rilevato anche la Borsa immobiliare. Nel secondo caso, che riguarda case nuove in periferia, nei piccoli centri o in alcune zone turistiche poco pregiate, dove si è costruito molto, ma gli immobili sono mal localizzati e mal serviti, «i prezzi sono molto bassi però non c’è domanda ». E l’Imu? «Riduce la propensione all’investimento immobiliare, soprattutto dei ceti più deboli, già colpiti dalla pressione fiscale e dagli aumenti dei prezzi, a cominciare da quello dei carburanti. Perciò più che far aumentare le vendite di seconde case, è un freno all’acquisto da parte del mercato povero», valuta Breglia.

IMU su PRIMA CASA con DUE RATE: http://www.giornalettismo.com/archives/263926/imu-su-prima-e-seconda-casa-ecco-le-rate/2-42/

IMU su PRIMA CASA con TRE RATE: http://www.giornalettismo.com/archives/263926/imu-su-prima-e-seconda-casa-ecco-le-rate/immagine-535/

da giornalettismo.com

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Pubblicato da su 22 aprile 2012 in ATTUALITÀ & CRONACA

 

“STATALI, SI LICENZIA” – Salvatore Cannavò

 

l ministro Griffi: riforma del pubblico entro l’estate. Fuori dal lavoro dopo due anni di mobilità.

Nei tavoli di confronto con il sindacato, l’eventualità era finora passata solo per allusioni ma ieri, con un’intervista sul quotidiano Avvenire, il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, è stato netto: il governo licenzierà anche gli statali. Arrivando fino a dove non era arrivato Brunetta.

Le forme saranno mediate, ovviamente, ma la sostanza resta e tutto quanto dovrà avvenire già entro l’estate. Il ministro vuole varare la sua riforma entro metà maggio e del resto, la riforma del Lavoro, che è già all’esame del Parlamento, è stata fatta in modo da recepire, all’articolo 2, una legge delega. A quanto pare la riforma è già avanti nel suo punto più cruciale, quello del licenziamento del pubblico impiego. “Spero che capiscano tutti, anche i sindacati” dice il ministro al quotidiano cattolico. “Devono accettare il meccanismo di mobilità obbligatoria per due anni che già esiste ma che ancora non è stato attuato. Devo farlo perché le amministrazioni pubbliche vanno riorganizzate anche per attuare la spending review sulla spesa pubblica”. La procedura, in effetti, è già prevista nella norma attuale che prevede la messa in mobilità, per 24 mesi e all’85 per cento dello stipendio, del personale dichiarato in esubero.

“Prima proveremo a vedere se quel personale, riqualificato, potrà essere utilizzato meglio in altri settori” spiega Patroni Griffi, “poi, solo se alla fine non si troveranno alternative, l’unica strada rimarrà quella del licenziamento”. Nessuno crede, però, che quella ricollocazione in un settore già gravato da tagli e riduzioni consistenti possa essere trovata. Inoltre, il meccanismo si inserisce dentro una riforma complessiva del lavoro che vede, per la prima volta dopo 40 anni, la revisione dello stesso articolo 18 realizzando, come dice lo stesso ministro, “la maggior convergenza possibile con il settore privato”.

La risposta sindacale, contraria ai licenziamenti, non è stata particolarmente furibonda. Cgil, Cisl e Uil hanno messo le mani avanti rispetto alle dichiarazioni di Patroni Griffi ma senza mettere in discussione il tavolo di confronto. Il segretario della Funzione pubblica dellaCgil punta il dito sulla continuità tra le proposte attuali e quelle di Tremonti chiedendo una maggiore progettualità e poi prendendola con il metodo dell’annuncio a mezzo stampa: “Se davvero questa riforma dovesse passare come una semplice delega al governo – dice Rossana Dettori – e la trattativa dovesse essere una formalità che ratifica le scelte che l’esecutivo comunica preventivamente alla stampa, ne trarremo le dovute conseguenze”. In ogni caso la Cgil annuncia una prima manifestazione sotto la sede del ministero già lunedì. La Cisl parla di un atteggiamento responsabile e leale ma chiede al ministro di avere al più presto le piante organiche dell’amministrazione statale. Dal canto suo l’Usb, il sindacato di base abbastanza forte nel pubblico impiego, si dice “non stupito” dell’uscita del governo visto che al tavolo di confronto questa ipotesi era stata già ventilata. Il problema, spiega l’Usb, “sono le politiche economiche imposte dalla Bce e dall’Unione europea che impongono di realizzare tagli tramite la “spending review” e questo mette sotto ricatto tutto il pubblico impiego perché non c’è amministrazione che non sia in difficoltà”. L’Usb propone una prima assemblea delle Rsu il 18 maggio e annuncia l’ipotesi di sciopero generale.

Sciopero che invece che sembra scomparire dalla prossima fase della Cgil che ieri ha tenuto il suo direttivo nazionale su articolo 18. Dopo una lunghissima giornata e una convulsa fase finale di emendamenti e sub-emendamenti da parte dell’area di maggioranza più critica nei confronti del tentativo di archiviare l’articolo 18 (Pensionati, Scuola, l’area Lavoro e Società) la segreteria ha ricevuto il mandato per costruire una piattaforma comune e una mobilitazione unitaria con Cisl e Uil sui temi del fisco e della crescita.

Da Il Fatto Quotidiano del 19/04/2012.

giacomosalerno.wordpress.com

 
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Pubblicato da su 20 aprile 2012 in ATTUALITÀ & CRONACA

 

Se n’è andato Carlo Petrini: l’ex calciatore che aveva denunciato doping e scommesse nel calcio

 

petriniSe n’è andato a 64 anni l’ex-calciatore Carlo Petrini, un vero attaccante in campo e soprattutto nella vita. La carriera agonistica lo ha portato a vestire le maglie di una quindicina di squadre, tra tutte quelle di Torino, Milan e Roma. Ma è soprattutto quanto ha fatto fuori dal campo ciò che lascia in eredità a chi ama il calcio.

Era arrivato sabato scorso in condizioni gravissime nel reparto oncologico dell’ospedale di Lucca mentre – amaro destino – Morosini arrivava ormai senza vita in quello di Pescara. Petrini aveva un tumore che si era aggiunto a un glaucoma che già stava rendendo da anni la sua vita impossibile visto che gli era costato la quasi cecità all’occhio sinistro e seri problemi al destro. A differenza di tanti altri ex-calciatori che preferiscono starsene in silenzio anche in punto di morte assolvendo i propri carnefici, Petrini non ha voluto fare sconti ai suoi assassini. “È tutta colpa dei tanti farmaci dopanti che mi hanno somministrato in carriera”, era solito dire con relativa serenità. Il doping, Petrini l’ha raccontato nel suo libro più celebre, “Nel fango del dio pallone” (Kaos Edizioni, 2000), un ritratto del calcio italiano tra gli anni ’60 e ’80 fino a quel momento solo sussurrato.

Come tutti i veri centravanti è finito qualche volta in fuorigioco. Come quando nel 1980 fu coinvolto nello scandalo del calcio scommesse. Reo confesso, si prese tre anni e mezzo di squalifica, poi ridotti a due grazie all’amnistia dell’82. Ma la sua carriera era ormai compromessa.
Chiuso con il calcio, dopo aver sperperato una fortuna in lussi e vizi di ogni tipo aprì una società finanziaria. Andò malissimo, e fu costretto a riparare in Francia, dove visse a lungo in totale anonimato, per fuggire a una sentenza di morte pronunciata dagli strozzini a cui si era affidato.

Un’altra discutibile scelta nella vita di Petrini si ha nel 1995, quando il diciannovenne figlio Diego, morente per un tumore al cervello all’ospedale Galliera di Genova, lanciò un appello attraverso i media chiedendo di poter rivedere il padre, di cui non aveva notizie da ormai sei anni. Diego, promettente calciatore, morì senza aver rivisto Petrini, il quale aveva deciso di non tornare in Italia “per evitare – dirà lui – una morte sicura”. Su questa triste vicenda Petrini scriverà un toccante libro di poesie al suo definitivo ritorno in Italia nel 1998.

Povero, malato, solo e privato degli affetti, decise di vuotare il sacco e raccontare, per quello che realmente è, il calcio italiano. “Vent’anni fa iniezioni e flebo erano la norma. Per non parlare del Micoren. Ci davano e prendevamo di tutto. Al confronto epo, ormoni e creatina – il riferimento è al doping della generazione successiva alla sua – sono caramelle”. la sintesi cruda delle sue denunce.

Petrini ha denunciato anche quel mondo del calcioscommesse che lo aveva visto protagonista. Qualche settimane fa al programma Le Iene disse “Bologna-Juventus del 13 gennaio 1980 fu truccata, le due società si misero d’accordo e chi quel giorno non avesse accettato quell’accordo non avrebbe giocato”. Erano subito arrivate le smentite, ma come sempre poco convinte. Perché tutti sapevano che Petrini diceva sempre la verità.

Ed è soprattutto grazie a lui che è stata riaperta l’indagine sull’omicidio del calciatore del Cosenza Donato Bergamini, ufficialmente archiviata come suicidio. Per merito del suo libro-inchiesta “Il calciatore suicidato“, pubblicato nel 2001, i magistrati sono tornati a indagare indignati dalle troppe cose non tornavano. Come era solito fare, Petrini parlò chiaro anche stavolta: “è stato ucciso dalla ‘Ndrangheta”. Bergamini si era probabilmente deciso a sottrarsi al ricatto che in qualche modo lo vedeva corriere della droga contro la sua volontà. La macchina regalatagli dal padre della sua allora fidanzata, un capo-clan, aveva un doppiofondo all’interno del quale veniva nascosta la droga. Quando Bergamini se andava in trasferta in pullman con la squadra, qualcuno gli andava sempre dietro con la macchina. Quello che sembrava un favore affinché il calciatore dopo la partita potesse raggiungere i suoi cari con la sua auto, in realtà era un massiccio spostamento di droga dalla Calabria al resto d’Italia”.

Curiosamente, Petrini era di Monticiano(Siena) come Luciano Moggi. Il primo viveva in povertà, stremato da cinque interventi agli occhi e dal tumore, emarginato da quel mondo in cui era cresciuto e di cui aveva denunciato le nefandezze. Il secondo continua ad essere conteso da radio, tv e giornali pur avendolo, quel mondo, infangato. Così va la vita, così va anche il calcio. In molti tireranno un sospiro di sollievo. Noi lo piangiamo e lo ricorderemo.

16 aprile 2012

Tito Sommartino

 
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Pubblicato da su 19 aprile 2012 in ATTUALITÀ & CRONACA

 

Scrive la madre della ragazza laureata che si è uccisa: “Credeva nel merito, la colpa è di tutti noi”

Cosenza, la donna ha scritto una lunga lettera al Quotidiano di Calabria. “Non s’è tolta la vita per depressione, lei non poteva vivere in quest’Italia asservita, e non poteva neanche allontanarsene, voleva semplicemente vivere nella sua Calabria, dov’era amata dai suoi innumerevoli amici. E’ una colpa da pagare a così caro prezzo? Se è così, giovani, andate via, andate via e abbandonate questa Terra, noi non vi vogliamo..”

 

COSENZA - “E’ sempre stata onesta, non ha mai cercato compromessi, si è sempre messa in discussione, troppo, e ci ha dato sempre il massimo…o forse no, perchè, ne sono certa, se non l’avessimo uccisa, tutti, ci avrebbe dato di più”. E’ quanto scrive in una lettera al direttore del Quotidiano della Calabria la madre di Lucia, una ragazza di 28 anni, laureata in ingegneria gestionale, che si è tolta la vita il 4 aprile scorso lanciandosi dal balcone della sua abitazione a Cosenza.

“Non si può banalizzare – aggiunge – e liquidare il suo gesto come un suicidio dettato dalla depressione… Lei sì, lei sì che si è sempre impegnata fiduciosa nei nostri insegnamenti, sicura che il merito avrebbe pagato. Laureata in ingegneria gestionale, in condizioni molto difficili, con il massimo dei voti, 110/110, si è trovata a doversi accontentare di un lavoro che non era il suo, poco retribuito, si è trovata a doversi prendere cura della sua piccolina di appena due anni, affrontando tutte le difficoltà che già conosciamo noi donne…e noi donne del sud. Aveva un solo difetto: portare un cognome anonimo e credere nella meritocrazia”.

La madre della ragazza suicida afferma poi che “lei non poteva vivere in quest’Italia asservita, e non poteva neanche allontanarsene, voleva semplicemente vivere nella sua Calabria, dov’era amata dai suoi innumerevoli amici. E’ una colpa da pagare a così caro prezzo? Se è così, giovani, andate via, andate via e abbandonate questa Terra, noi non vi vogliamo…E voi, mamme, non consentite che questo mostruoso Leviatano divori i nostri figli. Lottiamo insieme a loro, nella legalità, per i loro diritti, e chiediamo a testa alta ciò che è loro dovuto”.

Per il Presidente del corso di studi in ingegneria gestionale dell’Università della Calabria, Luigi Filice, il suicidio di Lucia è una “grande sconfitta per quella società che la mia università deve far progredire”. “Assorbito il colpo, ripreso il respiro, resta l’immenso senso di impotenza – aggiunge – ma anche la rabbia e la volontà di impegnarsi ancor di più nello svolgere un lavoro che ci concede, ogni giorno, l’immeritato privilegio di vivere spalla a spalla con le generazioni future”. (17 aprile 2012)

da repubblica.it

 
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Pubblicato da su 17 aprile 2012 in ATTUALITÀ & CRONACA

 

Lucy in Calabria fa danni: una frana a S. Lucido, pioggia ovunque, chiusura A3 rimandata

 

Sono ingenti i danni provocati dal maltempo in provincia di Cosenza. La pioggia battente delle ultime ore ha provocato numerosi allagamenti di scantinati e garage.
Decine di segnalazioni sono giunte alla sala operativa dei vigili del fuoco che stanno effettuando interventi in tutta la provincia. Oltre alla pioggia sta provocando disagi anche il vento forte che ha spezzato i rami di alberi ed ha rimosso le tegole dai tetti. Le squadre dei vigili del fuoco stanno lavorando intensamente per riportare la situazione alla normalità.

A San Lucido, sempre nel cosentino, si è verificata una frana nella zona del lungomare. Il personale del Comune ed i vigili del fuoco hanno recintato l’area per evitare che si possano avvicinare persone e mezzi.

La primavera stenta a farsi sentire in Calabria, dove dalla notte, nella maggior parte delle zone, c’è pioggia battente ed un brusco abbassamento delle temperature.
La pioggia sta interessando tutta la Calabria, ma al momento non vengono segnalati particolari disagi. A Catanzaro, a causa del vento forte, i vigili del fuoco sono intervenuti per alcuni tetti scoperchiati e per rimuovere dei cornicioni pericolanti.
Il traffico sul tratto calabrese dell’A3 è regolare, così come anche sulle strade statali.

Rinviata a causa delle avverse condizioni meteorologiche la chiusura programmata dalle 21 di stasera alle 8 di domani tra gli svincoli di Falerna e Pizzo Calabro dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria. A comunicarlo è l’Anas.
“Le intense precipitazioni in atto in Calabria e previste anche per le prossime ore – prosegue la nota – non consentono l’esecuzione dei previsti lavori di ripristino della pavimentazione e di ammodernamento dello svincolo di Lamezia Terme”.

Tratto da www.scirocconews.it/index.php/2012/04/14/lucy-in-calabria-fa-danni-una-frana-a-s-lucido-pioggia-ovunque-chiusura-a3-rimandata/

 
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Pubblicato da su 14 aprile 2012 in ATTUALITÀ & CRONACA

 

MINI-CICLONE “LUCY” – LE GRAVI MANCANZE della CALABRIA…

Abbiamo ricevuto sulla nostra PaginaFacebook  -in merito alla situazione METEO che si sta verificando in queste ore in città e più in generale in tutta la Calabria- un commento di un membro del Servizio di Sorveglianza Idraulica. CI rende più chiara la situazione della pericolosità dei due fiumi della Città dei Bruzi, e al contempo la precarietà della loro condizione di lavoratori che mai come in questo momento dovrebbero esser messi in grado di operare sul campo. LEGGETE i PARADOSSI della nostra TERRA…..

“QUESTA SITUAZIONE E’ STATA PIU’ VOLTE SEGNALATA DAL SSI. – noi del Servizio di Sorveglianza Idraulica, gestito dall’A.Fo.R. (senza nessuna attrezzatura e mezzi) mentre i Fiumi esondano stiamo a casa perché abbiamo un contratto par-time di venti ore settimanali e quindi lavoriamo SOLO il lunedì 8-16, martedì 8-13 e mercoledì 8-16. Come disse il Direttore di TEN in un servizio “Speriamo che il Padre eterno faccia piovere solo di Lunedì martedì e Mercoledì”. Mentre vi scrivo anche il Busento sta esondando in una zona da noi segnalata più volte coi li PRIMO GRADO di PERICOLOSITA …. ma il nostro contratto prevede (e chi ci governa) di stare a casa …. CARO BUSENTO ci vediamo lunedì “se DIO vuole” … Povera CALABRIA

Siamo circa 300 professionisti sparsi per la Calabria …. dal 1999 facciamo il monitoraggio della rete idrografica della calabria e con i nostri dati è stato redatto il PAI il Piano di Assetto Idrologico Redatto dall’ABR (Autorità di Bacino Regionale)”.

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Falla in una nave a Taranto tonnellate di carburante in mare. A rischio lo JONIO??

Alcune tonnellate nel mar Grande, l’imbarcazione batte bandiera panamense. Già iniziate le operazioni di bonifica

 TARANTO – Alcune tonnellate di carburante sono state sversate nel mar Grande, a Taranto, in corrispondenza del terzo sporgente del porto, da una nave battente bandiera panamense. L’incidente probabilmente è stato provocato da una falla a bordo.

In mare si è formata una chiazza di circa 800 metri quadrati. Mezzi della Capitaneria di porto, con il supporto della società Ecotaras, hanno circoscritto la zona e iniziato le operazioni di bonifica. Presente anche personale dell’Arpa, l’Agenzia regionale per l’ambiente, per le analisi del materiale sversato in mare. La nave è ormeggiata nel porto mercantile per operazioni di scarico di materiale destinato alla zona industriale

 

da repubblica.it

 
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Pubblicato da su 12 aprile 2012 in ATTUALITÀ & CRONACA

 

“La Bandiera delle donne. Quelle sue battaglie femministe che hanno fatto la nostra storia” – CONCITA DE GREGORIO

E voi ragazze che ne dite?, chiedeva anche da ultimo Miriam. Noi ragazze abbiamo quarant´anni, ridevamo. «Se è per questo qualcuna anche cinquanta», rispondeva lei. «Comunque, insomma, voi ragazze che ne dite?».Dell´ultimo film della brava libanese, del primo romanzo della giovane Paola Soriga che le era piaciuto tanto, ma tanto. Del linguaggio di Elsa Fornero e delle sue proposte, di cos´è più la classe operaia, della politica che non ne vuole sentir parlare più nessuno, della corruzione dei tesorieri, dei bambini che nascono sempre di meno e quando nascono sono figli di stranieri ma se sono nati qui saranno ben italiani, no?, voi ragazze che ne dite?, e di questa riforma di legge elettorale che mi sembra un po´ farlocca e di questo libro di testo per le medie e della prostituzione intellettuale dei giornalisti pagati con ingaggi da sicari, quelli che poi se ne vanno con liquidazioni miliardarie, non è forse peggio quella della prostituzione dei corpi? Almeno uguale, diciamo, voi ragazze che ne dite? La facciamo una campagna di verità per raccontare la prostituzione cosa sia davvero? Che tempo difficile vi è toccato povere ragazze, che tempo strano. Chi l´avrebbe detto che noi vecchie avremmo visto la macchina correre a motori indietro. Pensavamo di aver fatto il grosso del lavoro, tutta quanta la fatica e invece no, ecco: ecco che ce n´è d´avanzo anche per voi.
Per noi ragazze Miriam, che ogni volta starla a sentire era una festa, incarnava la storia che ci ha portate fin qui. Fisicamente, proprio. Le mani nodose sempre a disegnare nell´aria, i capelli corti e i maglioni larghi, morbidi, maglioni di qualcun altro. Gli occhi grandi dietro gli occhiali, quel modo così marcato di dire le “t” e le “d”, quel modo di fare sì con la testa quando stavi dicendo qualcosa che pareva convincerla e poi il sorriso con cui all´improvviso, sempre facendo sì ma più lentamente, diceva “però devi pensare anche che”, e smetteva di annuire, e in quattro parole ribaltava il tavolo con le carte sopra, il ragionamento, la conclusione, la premessa. Quel modo di dissentire annuendo e di annuire nel dissenso, di fare molto dando l´impressione di non far nulla, di fare piano. «Quando ero adolescente», cominciavano spesso così le sue frasi e non finivano mai come ti saresti aspettata. Quando ero ragazza le donne non potevano fare il medico né il magistrato, non potevano fare il segretario comunale e non penso che alle donne gliene importasse un granché di fare il segretario comunale ma insomma, non potevano insegnare filosofia, ci pensate, e ora il problema è che non la vogliono studiare la filosofia. Sono tanto migliorati i tempi per le donne, diceva, e poi tanto peggiorati. Perché certo se vuoi fare la velina o la escort sei naturalmente libera di farlo ma ritengo che sono state le donne che hanno fatto scelte diverse da quelle, nel passato, a dare a tutte tante possibilità. E credo che il tema oggi sia tornare a fare un buon uso di queste possibilità: offrire alternative. Così, diceva e dicendolo le si leggevano negli occhi i nomi delle donne a cui pensava, delle strade camminate insieme a loro, dei cartelli tenuti alti alle manifestazioni, degli scioperi fuori dalle fabbriche, i picchetti, il femminismo, la maternità, i nipoti, le bisnipoti. Le sembrava di essere stata una madre frettolosa. «Il giorno più bello della mia esistenza è stato quando sono nate le mie pronipoti, due gemelle». Due nuove donne minuscole per un tempo ancora da venire.
Teneva a portata di mano, a casa, i libri sulla storia del Pci e Irène Némirovsky, negli scaffali qualche numero dei giornali in cui aveva lavorato – Vie Nuove, l´Unità, Noi donne, Paese Sera – prima di arrivare a Repubblica dove è rimasta fino alla fine. Alla fine degli anni Ottanta la ricordo presente, ogni mattina, alla riunione di redazione. Interveniva su tutto, aveva sempre uno sguardo solo suo sulle cose, come se le vedesse tutte da un altro punto di vista: da molto vicino, da molto lontano, di lato. Noi giovani la ascoltavamo come un oracolo, naturalmente, ma lei era bravissima a domandare, finiva sempre per ascoltare noi. Ricordo la prima volta nell´ascensore piccolo, quello da due persone: sei fortunata seguire la politica, mi disse, ci vogliono donne a raccontare la politica, a mostrarla per quello che è. Avrebbe voluto fare la storica, è stata una delle più grandi giornaliste del secolo. Diceva, ed aveva ragione, che per imparare a raccontare la realtà bisogna fare esperienza sulla cronaca, in specie sulla cronaca nera. Era stata la lezione di Paese Sera. Poi diceva che bisognerebbe sospendere il giudizio fino a che non si sia sicuri di aver capito, cosa che può succedere molto tardi. Gliel´ho sentito ripetere l´ultima volta, proprio con queste parole, nei giorni di Eluana Englaro. Aveva conservato, onnivora, un orecchio speciale per tutto quel che riguarda le donne, cioè per tutto. Quando uscì Pane nero dette a tutte noi una lezione di sobrietà, di rispetto, di passione: raccontava quegli anni senza nostalgia né retorica, stava in questo tempo e ne conosceva le radici. In Parlamento stava fiera e completamente immune dalla tentazione del male minore. Come Irene Brin: «vorrei arrivare a destinazione povera e senza compromessi». Senza denaro e senza macchia, percorso netto. Come Camilla Cederna era folgorante nella battuta, caustica col potere, ma più e prima di tutte le altre ironica e leggera, anche, sebbene nel solco della tradizione politica più severa e per le donne più dura che ci sia, quella del Pci: «alle compagne si dava la parola ma poi non si ascoltava», rideva. Lei si era fatta ascoltare, lo aveva fatto abbassando la voce anziché alzarla. Sobria, bella, indulgente e intransigente, generosa con le donne più giovani come così di rado accade, disponibile a condividere il pensiero e la scrittura, mai certa di aver detto la parola definitiva, pronta ad ascoltare quello di nuovo che c´è con curiosità intatta e senza la presunzione di chi c´era prima, è arrivato prima, l´ha detto prima, ha faticato di più. Piena di dubbi, maestra nell´articolarli. Nemica dell´ipocrisia, pronta a divertirsi sempre. Seduta su quella poltrona, la storia e i quadri dei suoi genitori, dei suoi amici alle spalle, Miriam era lì a dirci con la sua sola presenza il punto esatto da dove partire. Speriamo di riuscire un giorno a consegnare alle sue magnifiche pronipoti gemelle un paese almeno uguale a quello che lei ha lasciato a noi. Senza smettere un giorno di marciare, ricordando il suono del suo passo. Forza ragazze, è suonata la sirena. Cambia il turno, al lavoro.

Da La Repubblica del 10/04/2012.

giovannitaurasi.wordpress.com

 
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Pubblicato da su 10 aprile 2012 in ATTUALITÀ & CRONACA

 
 
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