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Archivio delle Categorie: ARTICOLI & CONTRIBUTI

Da Saviano alla Camusso, “Fermiamo il massacro delle donne” – Maria Novella De Luca

 

Già 54 vittime dall’inizio dell’anno. “Ora chiamiamoli femminicidi” in piazza. Una manifestazione contro la violenza sulle donne. Da “Se non ora quando” arriva una nuova pressante sollecitazione a combattere la piaga della violenza sulle donne e raccoglie centinaia e centinaia di adesioni.

ROMA - Centinaia e centinaia di adesioni. Perché a volte basta utilizzare le parole giuste, obbligare all’attenzione, costringere al pensiero, per spingere a dire basta. Basta al “femminicidio”, parola dura che ci ricorda che dall’inizio dell’anno 54 donne sono state massacrate in Italia da mariti, padri, amanti, fratelli, sconosciuti, omicidi seriali, uno più efferato dell’altro, l’ultima delle vittime si chiamava Vanessa e aveva, soltanto, 20 anni. Per Vanessa appunto, e per tutte le altre, “Se non ora quando”, la rete delle donne, ha lanciato venerdì un appello dal titolo “Mai più complici”, perché la tragedia del femminicidio scuota le coscienze, impegni la politica, imponga ai media di non relegare in poche righe “l’ennesimo” assassinio di una donna.

E le adesioni, in poche ore, sono diventate moltissime. Da Susanna Camusso a Livia Turco, da Renata Polverini ad Anna Finocchiaro, dalla scrittrice Rosetta Loy a Roberto Saviano, che scrive su Twitter: “È una mattanza: 54 donne uccise dall’inizio dell’anno per mano di mariti, fidanzati, ex. È ora di chiamare questa barbarie femminicidio”. E il segretario del Pd Bersani: “Si uccidono le donne, le uccidono i maschi. È ora di dirlo, di vergognarcene. Dobbiamo fare qualcosa”.

Ricorda che quasi tutti gli assassini erano ben conosciuti alle loro vittime il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, che accoglie l’invito alla mobilitazione anche maschile di “Se non ora quando”: “Come uomo penso sia necessario impegnarmi affinché questa violenza persecutoria possa arrestarsi”. Si legge nell’appello “Mai più complici”: “È ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi femminicidi. È tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà. E ancora una volta chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dalla civiltà”.

“La violenza sulle donne è un fenomeno che non può lasciare indifferenti e su cui occorre sempre tenere alta l’attenzione”, dice la presidente della Regione Lazio Renata Polverini, “aderisco dunque all’appello “Mai più complici””. Perché c’è qualcosa che in Italia sta succedendo, e che forse queste aggressioni, a torto definite omicidi passionali, amori sbagliati, raptus, dimostrano: e cioè che in Italia è in atto un attacco al cuore dei diritti delle ragazze, delle bambine, delle donne, che sono le prime vittime della crisi, le prime vittime delle violenze domestiche. E aderendo all’appello, Nichi Vendola, presidente di Sinistra, Ecologia e Libertà, propone di “costruire da subito una forte reazione culturale, sociale e politica contro l’insopportabile sequenza di violenza, sopraffazione, morte nei confronti delle donne nel nostro Paese”.

Da La Repubblica del 29/04/2012.

 
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Pubblicato da su 29 aprile 2012 in ARTICOLI & CONTRIBUTI

 

Istat: divario tra redditi e inflazione mai così male dal 1995

La distanza tra salario e inflazione è di 2.1 punti di percentuale. Lo certifica l’Istat che dice: il 32,6% dei dipendenti aspetta ancora il rinnovo del contratto.

Nuovi drammatici dati sulla situazione reale del paese e in prartciolare dei redditi. Dopo l’innalzamento dell’Iva al 21% e il blocco del rinnovo di molti contratti, la conseguenza era inevitabile: l’Istitutto di Statistica ha diffuso stamattina il dato che fotografa il divario tra salari e prezzi al 2.1 punti di eprcentuale. il più alto dal 1995. L’aumento della retribuzione oraria infatti è ferma a un misero 1,2% ma l’inflazione tocca il 3,3%.

 D’altronde sono moltissimi i dipendenti in attesa di rinnovo di contratto, che potrebbe protare il salario a “inseguire” l’inflazione. La quota in attesa di rinnovo, dice ancora l’Istat è pari al 32,6%. A marzo risultano in attesa di rinnovo 36 accordi contrattuali, di cui 16 appartenenti alla pubblica amministrazione, relativi a circa 4,3 milioni di dipendenti (circa 3 milioni nel pubblico impiego). E l’attesa sta diventando esasperante: 27 mesi in media. “Un aumento deciso rispetto allo stesso mese dell’anno scorso”, dice ancora l’Istat.
I dati sono stati immediatamente commentati dalla segretaria generale della Cgilo, Susanna Camusso: “Lo stiamo dicendo da tempo, ormai. La condizione del reddito dei lavoratori continua  a peggiorare. I lavoratori pubblici sono al quarto anno di blocco contrattuale mentre i contratti del lavoro privato si rinnovano con grande difficolta”.
Da: IlManifesto.it
 
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Pubblicato da su 26 aprile 2012 in ARTICOLI & CONTRIBUTI

 

IL NOSTRO 25 APRILE (Paolo Flores d’Arcais).

 

L’antifascismo non è un optional. La convivenza civile si basa sulle leggi, le leggi sulla Costituzione, la Costituzione solo su un fatto storico che la legittima e che regge dunque l’intero ordinamento. Per l’Italia democratica questo fatto si chiama Resistenza antifascista. Se viene meno il riconoscimento della Resistenza crolla l’intero castello di legittimità. Per questo il 25 aprile è festa nazionale: perché l’identità dell’Italia democratica, della nostra Patria, ha il suo ultimo fondamento nella vittoria della Resistenza antifascista, nella frase “Aldo dice 26×1”, con cui il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia dà l’ordine dell’insurrezione generale e i partigiani liberano le grandi città del nord da nazisti e fascisti prima dell’arrivo delle truppe alleate.

Patriottismo costituzionale a antifascismo fanno dunque tutt’uno. I funzionari pubblici che giurano sulla Costituzione compiono spergiuro ogni volta che non sono coerenti con i valori della Resistenza. E anche il semplice a-fascismo segnala drastica indigenza di patriottismo. Chi non è antifascista non è un autentico italiano. Chi poi è anti-antifascista è semplicemente un nemico della Patria.

Oggi purtroppo l’antifascismo è in minoranza, maggioritaria è la morta gora dell’indifferenza. I giovani nulla sanno dell’epopea della Resistenza a cui devono la libertà di cui godono. Colpa delle generazioni che avrebbero dovuto educarli, di un establishment che ha seppellito l’antifascismo nella retorica di celebrazioni bolse ed ipocrite, o peggio. I governi democristiani, da perfetti sepolcri imbiancati, commemoravano il 25 aprile mentre trescavano con ogni risma di neofascisti e rottami repubblichini.

Il regime berlusconiano ha voluto azzerare ogni memoria antifascista, portando “risma e rottami” al governo, in un progetto coerente di sovversione della Costituzione. La nostra convivenza civile poggia oggi sul vuoto. Ricostruire quel supremo “bene comune” che è l’identità della Patria repubblicana è perciò un compito morale, culturale e politico prioritario e di lunga lena. Che deve bandire la retorica, restituire ai giovani l’epos di rivolta che è stata la Resistenza e sopratutto la sua attualità in ogni lotta odierna per “giustizia e libertà”.

Da Il Fatto Quotidiano del 25/04/2012.

giacomosalerno.wordpress.com

 
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Pubblicato da su 25 aprile 2012 in ARTICOLI & CONTRIBUTI

 

Casa Fornero – Piovono rane, Alessandro Gilioli


elsa-fornero

Ha perfettamente ragione, la ministra Fornero, quando dice che far studiare i figli è più importante che comprar loro casa. Siamo entrati da tempo nella società dell’accesso, quella in cui i beni fisici si usano e non si possiedono, quella in cui i know-how valgono più dei mattoni.

Bene, brava.

Però tutto questo ha un senso se, un minimo, si crede nel futuro. Se si pensa che le cose andranno, se non meglio, almeno uguale.

Se invece la sensazione è che tutto stia andando a catafascio – che si sia e si sarà sempre più poveri – la reazione è inevitabilmente quella opposta. Cioè il bene-rifugio.

Cioè la casa.

Se non addirittura un bel pezzo di terra, come ogni tanto la sera mi dice la mia fidanzata, esasperata dal suo precariato a 16 ore al giorno nel mitico terziario avanzato.

Ecco, ogni due per tre parliamo – non a torto – del distacco dei vecchi partiti dalla società reale. Ma anche questi tecnici non scherzano, in quanto a provenienza dal pianeta Papalla. Prima massacrano il ceto medio-basso proletarizzandolo, poi pretendono che questo si comporti come in una società ottimista e in crescita, rinunciando all’ultimo baluardo – quattro mura per i figli col mutuo, a riuscirci – in nome delle progressive e radiose sorti del neoliberismo.

Non chiudo con un trivialità, ma confesso che mi scappa di pensarla.

 
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Pubblicato da su 23 aprile 2012 in ARTICOLI & CONTRIBUTI

 

Berlusqoni – Marco Travaglio

 

“Partiti, si riaprono i giochi”. È il titolo di apertura del Corriere della Sera, galvanizzato da due notizie davvero elettrizzanti: Beppe Pisanu e Lamberto Dini (156 anni in due) comunicano con altri 28 parlamentari Pdl: “Andiamo oltre il Pdl”; e Piercasinando riunisce a porte chiuse la “Costituente di Centro ” e azzera i vertici dell’Udc per nominare un organismo “più snello” in vista del varo del Partito della Nazione, con l’ausilio di Pezzotta (chi si rivede) e magari di Passera. Buttiglione lo definisce “partito moderato, laico, ma di ispirazione cattolica”. Ma anche vegetariano, però di ispirazione carnivora. Roba forte. Infatti, nei bar e sugli autobus, la gente si lecca i baffi e non parla d’altro. Gli astensionisti disdicono gl’impegni presi per il 6 e 7 maggio: “Cazzo, se Pisanu e Dini vanno oltre il Pdl e Pier fa il Partito della Nazione si va a votare di corsa, anche su una gamba sola”. Il Pompiere prende molto sul serio le due iniziative, cui dedica ben tre pagine e da cui Massimo Franco deduce che “si scioglie l’iceberg del voto moderato” in vista del “sistema politico post-berlusconiano”, mentre il Pdl cerca di sopravvivere sotto il pelo dell’acqua”. Che sarebbe poi Alfano, più simile peraltro al pelo superfluo che al pelo dell’acqua. Per sopravvivere, Angelino Jolie annuncia: “Presto, dopo le amministrative, con Berlusconi lanceremo la più grande novità della politica”.

Ieri comunque il Cainano s’è portato avanti col lavoro e ha anticipato qualcosa nel suo habitat naturale: il Tribunale di Milano. In piedi accanto alla gabbia dei detenuti, ha spiegato che i festini arcoriani nella sala della lapdance (Ghedini la chiama pudicamente “camera della musica”), con le mignotte travestite da suore, da poliziotte, da infermiere e persino da Ronaldinho, altro non erano se non “gare di burlesque”. Ma certo, ecco che cos’erano: gare di burlesque. Del resto l’eleganza dei travestimenti rimanda ipso facto al tipico clima da Inghilterra vittoriana. A pensarci prima, si evitavano tutte quelle balle sulla nipote di Mubarak. Sia come sia, il Cainano è tornato quello dei tempi migliori, quando non aveva ancora i capelli: sparito il toupet catramato, ieri sfoggiava la palla da biliardo degli anni ruggenti. Un look primaverile, leggero, cabriolet: ai primi caldi, lui esce di casa senza il tettuccio, versione decappottabile.

Basterà “la più grande novità della politica” per salvare il Pdl dall’estinzione e soprattutto da Alfano? In caso contrario, son pronti Pisanu e Dini, detti gli “oltristi”, e il Partito della Nazione, di cui ieri il Corriere pubblicava la foto di gruppo attorno a un tavolo imbandito. Magari non avranno elettori, ma i leader abbondano: ne abbiamo contati ben 13. Fra gli altri, spiccavano l’astuto Bocchino, quello che si fece beccare con la Began a Capri e con un trans in albergo (“mi aveva chiesto un’intervista, era iscritto all’Ordine dei giornalisti”). Il sagace Rutelli (quello derubato di 13 milioni su 20 da Lusi, ma a sua insaputa). L’onesto Cesa (quello che nel ’93, finito a Regina Coeli, mise a verbale: “Ho deciso di vuotare il sacco” e confessò 13 tangenti). E il coerente La Malfa (che in vent’anni è riuscito a militare nel centrosinistra, nel centrodestra e ora nel Terzo Polo: gli restano solo Rifondazione e Forza Nuova).

Mancavano purtroppo alcuni pilastri del moderatismo cattolico, come Totò Cuffaro, momentaneamente distaccato a Rebibbia, il che spiega come sia riuscito Casini a ridurre le poltrone senza venire azzannato alla giugulare: nello sfoltimento lo aiuta la forza pubblica. Ma non si esclude una prossima confluenza degli Oltristi nel Partito della Nazione, che potrebbe ribattezzarsi Partito Oltre la Nazione o Nazione Oltre il Partito. E necessiterebbe di forniture straordinarie di fleboclisi, cateteri, fasce prostatiche e paste adesive per dentiere.

In caso di denti d’oro, è consigliabile il cemento a presa rapida: basta un colpo di sonno e un tesoriere di passaggio te li cava di bocca con le tenaglie.

Da Il fatto Quotidiano del 21/04/2012.

giacomosalerno.wordpress.com

 
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Pubblicato da su 21 aprile 2012 in ARTICOLI & CONTRIBUTI

 

MINI-CICLONE “LUCY” – LE GRAVI MANCANZE della CALABRIA…

Abbiamo ricevuto sulla nostra PaginaFacebook  -in merito alla situazione METEO che si sta verificando in queste ore in città e più in generale in tutta la Calabria- un commento di un membro del Servizio di Sorveglianza Idraulica. CI rende più chiara la situazione della pericolosità dei due fiumi della Città dei Bruzi, e al contempo la precarietà della loro condizione di lavoratori che mai come in questo momento dovrebbero esser messi in grado di operare sul campo. LEGGETE i PARADOSSI della nostra TERRA…..

“QUESTA SITUAZIONE E’ STATA PIU’ VOLTE SEGNALATA DAL SSI. – noi del Servizio di Sorveglianza Idraulica, gestito dall’A.Fo.R. (senza nessuna attrezzatura e mezzi) mentre i Fiumi esondano stiamo a casa perché abbiamo un contratto par-time di venti ore settimanali e quindi lavoriamo SOLO il lunedì 8-16, martedì 8-13 e mercoledì 8-16. Come disse il Direttore di TEN in un servizio “Speriamo che il Padre eterno faccia piovere solo di Lunedì martedì e Mercoledì”. Mentre vi scrivo anche il Busento sta esondando in una zona da noi segnalata più volte coi li PRIMO GRADO di PERICOLOSITA …. ma il nostro contratto prevede (e chi ci governa) di stare a casa …. CARO BUSENTO ci vediamo lunedì “se DIO vuole” … Povera CALABRIA

Siamo circa 300 professionisti sparsi per la Calabria …. dal 1999 facciamo il monitoraggio della rete idrografica della calabria e con i nostri dati è stato redatto il PAI il Piano di Assetto Idrologico Redatto dall’ABR (Autorità di Bacino Regionale)”.

SEGUI INFO E AGGIORNAMENTI METEO Cliccando MI PIACE nella nostra Pagina Facebook www.facebook.com/camera.collettiva

 

Bollette, in primavera aumenti record: +9,8% per la luce, + 1,8% per il gas

L’Authority per l’Energia prevede aumenti tra aprile e maggio. La spesa per le famiglie sale di 49 euro l’anno

Bollette della luce e del gas più care dal primo aprile: in particolare, la luce aumenterà del 5,8% e di altri 4 punti percentuali a maggio, mentre il gas dell’1,8% a inizio del mese prossimo.

Lo ha stabilito l’Autorità dell’Energia nel consueto aggiornamento trimestrale delle tariffe. Tali incrementi comporteranno una maggiore spesa annua, per una famiglia-tipo, di 27 euro per l’elettricità, e di 22 euro per il gas.

La prima tranche di rincari sulla bolletta della luce ad aprile non comprende l’aggiornamento per gli incentivi diretti alle fonti rinnovabili e assimilate che pesano per ulteriore 4 per cento circa sulla bolletta e scatterà da maggio. Una decisione, questa, spiega il presidente dell’Authority Guido Bortoni, per “dare un segnale chiaro e concreto. Il tempo di un mese potrà servire ai decisori delle politiche energetiche per operare migliori scelte, con modalità sopportabili per i cittadini e per le imprese, alle quali si sta già chiedendo uno sforzo titanico vista la congiuntura economica”.

Da: IlFattoQuotidiano.it

 
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Pubblicato da su 30 marzo 2012 in ARTICOLI & CONTRIBUTI

 

Terrorismo – Neonazismo e islamismo, incubi gemelli

 

 

Mentre la strage di Utøya era stata inizialmente attribuita agli islamisti, la prima pista degli omicidi di Tolosa portava a tre ex parà neonazisti. I due estremi dell’intolleranza spesso si toccano.

Dall’abisso di Tolosa è alla fine emerso un folle di Allah, non un parà neonazi che cova nella pancia il fantasma nero della storia francese, ma un soldato di quell’Intifada quotidiana che si consuma nelle banlieues.

Una guerriglia a bassa intensità che si sviluppa da Tolosa a Parigi, in quei «territori perduti» della République, come li ha battezzati un diffuso pamphlet di documentata denuncia dell’antisemitismo banalizzato nelle scuole di periferia. È questo male oscuro e singolarmente resistente in Francia a tenere unite le due piste battute dalle indagini e dalle emozioni in questi giorni di follia omicida: tre giovani militari (di origine maghrebina) uccisi a freddo, un altro ferito grave e quattro altri esseri umani (tre bambini e un uomo) inseguiti ed abbattuti come animali al collège ebraico Ozar-Hatorah di Tolosa, la «ville rose» dov’è sepolto San Tommaso, il più razionale dei filosofi cristiani.

Prima s’è pensato che il killer potesse essere uno dei tre parà radiati dal 17˚ reggimento paracadutisti di Montauban perché di simpatie naziste. I giornali hanno pubblicato una foto dei tre avvolti da una bandiera con la croce uncinata mentre facevano il saluto romano. Giovani fanatici, francesi, bianchi. Sembravano incarnare la biografia perfetta dell’assassino ideale, quello che si vendica sui commilitoni che l’hanno denunciato, ma colpisce tre soldati di origine maghrebina e poi spara e uccide nella scuola degli ebrei. Il prototipo perfetto del militante «lepenista», senza con ciò voler dire che tutti gli elettori di Jean-Marie Le Pen, prima, della figlia Marine, ora, sono dei potenziali assassini.

La realtà ci ha invece consegnato un altro colpevole, questo Mohamed Merah, francese di origine algerina (un immigrato di seconda generazione, come si usa dire con un ossimoro) che all’una dell’altra notte ha telefonato al centralino della tv France 24 ed ha confessato le ragioni di tanta ferocia alla giornalista di turno, Ebba Kalondo, una ragazza nera (è la società multietnica) con voce piana e tranquilla. Merah ha detto di essere legato ad Al-Qaeda e dichiarato che voleva «vendicare i nostri piccoli fratelli e le nostre piccole sorelle in Palestina», denunciare la legge che vieta il velo integrale alle musulmane e la partecipazione dell’esercito francese alla guerra in Afghanistan.

Com’è stato possibile che due mondi così diversi e addirittura opposti siano stati ritenuti scenari possibili nella spiegazione delle due stragi? La risposta è che erano tutti e due plausibili, il terrorista islamico e il parà neonazi appartengono al sottosuolo della nostra società, due incubi opposti e che pure convivono, senza elidersi ma semmai moltiplicandosi. Intorno alle stragi di Tolosa è avvenuto lo stesso cortocircuito registrato nel luglio scorso a Oslo, in occasione delle stragi realizzate dal folle Anders Behring Breivik: otto uccisi con una bomba, 69 giovani laburisti in campeggio ammazzati a colpi di arma da fuoco. La prima ipotesi fu quella di una carneficina compiuta da terroristi islamici contro giovani occidentali. E invece il colpevole era questo biondo trentenne norvegese che si definiva anti-multiculturalista, anti-marxista, anti-islamico, fondamentalista cristiano e filo-israeliano. Aveva voluto colpire i giovani socialisti come responsabili dell’immigrazione di massa dei musulmani.

Due incubi diversi, dunque, ma complementari e compatibili al punto che la politica ha sospeso per qualche ora la durissima campagna elettorale per le presidenziali. Rispetto per le vittime, certo, secondo quel galateo civile che in Francia si insegna a scuola. Ma anche attesa di capire per non sbagliare. I toni sono forti, Sarkozy ha fatto del terreno sociale immigrazione-stranieri il suo campo di battaglia contro Marine Le Pen al punto che il Wall Street Journal l’ha ribattezzato «Nicolas Le Pen». Il presidente promette ai francesi una Francia più forte e più chiusa. Non ha escluso la sospensione del trattato di Schengen sulla libera circolazione degli esseri umani tra gli Stati dell’Unione Europea. Un’ipotesi che ha fortemente indispettito Angela Merkel, che non sembra più intenzionata a partecipare ai meeting elettorali di Sarkò come aveva invece promesso. Questo è il clima della Francia di oggi nella quale Mohamed Merah, da anni cellula dormiente e solitaria di Al-Qaeda nel quartiere del Mirail di Tolosa ha deciso di passare all’azione. Poteva essere un parà neonazi e invece è stato il fantasma di Bin Laden. Non è certo rassicurante.

22 marzo 2012 – La Stampa Torino

 
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Pubblicato da su 23 marzo 2012 in ARTICOLI & CONTRIBUTI

 
 
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