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Archivio delle Categorie: ARTE

YOUNG AT ART – Un concorso vietato ai maggiori di 35 anni

Il MACA sta cercando 5 giovani artisti rappresentativi della nuova scena calabrese per una mostra da svolgersi in occasione della XIV Settimana della Cultura indetta dal MiBAC. Se hai meno di 35 anni e operi sul territorio calabrese, rispondi all’appello!

Sin dalla sua nascita, nel giugno del 2006, il MACA (Museo Arte Contemporanea Acri) ha inteso sottolineare il suo forte legame con il territorio ponendosi come palcoscenico per gli artisti calabresi. In soli sei anni sono state tante le occasioni in cui degli esponenti del folto bacino dell’arte regionale hanno potuto presentare le loro opere al museo: i concorsi realizzati in collaborazione con l’UNICAL (Università della Calabria); le varie mostre collettive; e l’annuale Progetto BANCARTIS in collaborazione con la BCC Mediocrati.

Nel 2012, in occasione della XIV Settimana della Cultura indetta dal MiBAC, il MACA ha deciso di aumentare ulteriormente i propri sforzi per la promozione dell’arte regionale, dando la possibilità a 5 giovani artisti operanti sul suolo calabrese di esporre le proprie opere nella Sala Estemporanea del museo. La mostra si terrà da sabato 14 aprile a domenica 26 maggio 2012, in concomitanza con l’importante retrospettiva dedicata al maestro Francesco Guerrieri.

Tutti gli artisti operanti sul suolo calabrese, nati non prima del 1977, che volessero proporre le loro opere al MACA, sono invitati a inviare 5 immagini (del peso non superiore ai 200kb l’una) e un breve curriculum artistico, entro il 20 marzo 2012, al seguente indirizzo e-mail: maca@museovigliaturo.it; oppure tramite la nostra pagina Facebook: www.facebook.com/MACA.Silvio.Vigliaturo; o, ancora, cercandoci su Twitter (@macaacri).

Non esistono restrizioni riguardanti le tematiche trattate nei lavori, né i media utilizzati per la loro realizzazione. Gli unici limiti solo il tempo e lo spazio. Vogliamo solo opere di artisti Under 35 operanti in Calabria, perché siamo consci del fatto che emergere nel mondo dell’arte contemporanea stia diventando sempre più arduo e soprattutto i giovani ne vivono le conseguenze. Il MACA, tramite questo nuovo progetto, si offre come primo approdo istituzionale per i talenti ancora nascosti.

Le selezioni verranno effettuate a insindacabile giudizio dello staff del MACA e del direttore artistico Silvio Vigliaturo. I cinque artisti scelti per partecipare alla mostra verranno contattati entro il 27 marzo 2012.

MACA (Museo Arte Contemporanea Acri)
Piazza Falcone, 1 – 87041, Acri (Cs)
Tel. 0119422568
maca@museovigliaturo.it
www.museovigliaturo.it
www.facebook.com/MACA.Silvio.Vigliaturo
TWITTER: @macaacri

 
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Pubblicato da su 9 febbraio 2012 in ARTE

 

SOPRAFFACTIONS – Mostra a Cosenza

Si è svolta sabato 4 febbraio a Palazzo Arnone l’inaugurazione della mostra SOPRAFFACTIONS COSENZA voluta dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria e dall’ associazione socio culturale Proposta Universitaria Libera.
Sopraffactions, progetto nato nel 2009, giunge alla Galleria Nazionale di Cosenza dopo le fortunate tappe di Roma e di Fabriano. Trentasei le opere esposte, tra queste le tele degli artisti cosentini Maria Credidio, Alfredo Granata e Luigia Granata, frutto di una ricerca orientata al confronto, allo scambio e alla contaminazione.
<<La Galleria Nazionale – precisa nel comunicato stampa il soprintendente BSAE della Calabria, Fabio De Chirico – prosegue nella sua apertura verso le espressioni e le ricerche del contemporaneo, a conferma che il museo, in quanto luogo che ospita l’arte, al pari dell’arte, deve incessantemente ridefinire il suo ruolo, sperimentando percorsi alternativi e sollecitando fruizioni innovative>>.
La mostra sarà visitabile fino al 19 febbraio.

Da martedì a domenica dalle ore 10 alle 19

Fonte: Ministero per i Beni e le Attività Culturali
DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI DELLA CALABRIA

SOPRINTENDENZA PER I BENI STORICI, ARTISTICI
ED ETNOANTROPOLOGICI DELLA CALABRIA

 

Segnalato da C. N.

 
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Pubblicato da su 9 febbraio 2012 in ARTE

 

Saldi Palladiani e non solo: da Venezia a Firenze in vendita i gioielli dell’arte – Tomaso Montanari

 

A Miuccia Prada un pezzo del Canal Grande, nel capoluogo toscano l’ospedale della famiglia Vespucci (quella di Amerigo) è stato venduto ai privati dopo 600 anni di servizio. I ricavi di queste alienazioni spesso vanno a ripianare buchi di bilancio e non producono alcun investimento

C’è un modo radicale di risolvere l’annosa disputa (tornata d’attualità col pasticcio del Colosseo) sul ruolo dei privati nella gestione del patrimonio storico e artistico pubblico: alienarglielo direttamente. Voleva farlo il governo Berlusconi, ora lo stanno facendo, alla spicciolata e lungo tutta la Penisola, enti di ogni tipo e di ogni colore politico. A Venezia il Comune vende a Miuccia Prada un pezzo pregiato del Canal Grande: Ca ’ Corner della Regina. Una sorta di versione radicale della privatizzazione della Punta della Dogana, ceduta (temporaneamente) al bilionario Pinault. Si potrà discutere all’infinito su chi possa garantire la miglior tutela e il miglior godimento del palazzo (se, cioè, il ricchissimo privato o il comune sempre in bolletta): ma bisogna sottolineare che il Comune ha usato i 40 milioni di Prada per risanare il bilancio ordinario, non per realizzare qualcosa di durevole (un asilo o un ospedale, per esempio). In altri termini, la generazione presente decide di sottrarre a quelle future un bene comune per ricavarne un fuggevole beneficio una tantum.

A Parma l’Ospedale Vecchio, fondato nel 1476 e di proprietà del Comune, è stato affidato a un’impresa locale attraverso lo strumento del project financing, che prevede l’affidamento al privato del 44% della struttura per ventinove anni. Il risultato è che si pensa di realizzarci un albergo e un centro commerciale, mentre l’Archivio di Stato di Parma, ospitato dall’ultimo dopoguerra nell’Ospedale, è stato trasferito in periferia e la Biblioteca Civica giace pressoché abbandonata. A Firenze, lo strombazzatissimo Anno Vespucciano (cioè le celebrazioni per il quinto centenario della morte di Amerigo Vespucci) si apre in modo tragicomico con la notizia che l’Ospedale di San Giovanni di Dio, cioè la viva eredità della famiglia Vespucci a Firenze, è stato venduto (con tutte le opere d’arte e le testimonianze storiche che contiene) dalla Asl ad una società privata.

Nell’anno 1400 Simone Vespucci, il prozio di Amerigo, dispose in testamento che tutte le sue case di Borgo Ognissanti fossero trasformate in un ospedale, a beneficio della popolazione. La filantropia di Simone si irradia fino al 2012: ma non andrà oltre, perché – in nome di un presente onnivoro – decidiamo di tagliare questo prezioso filo di senso civico che lega il passato al futuro. E anche in questo caso, la Asl non investirà il ricavato in qualche progetto duraturo (magari nel restauro della Villa di Careggi di Lorenzo il Magnifico, che le appartiene e che va in rovina), ma lo userà per ripianare il bilancio ordinario, sommando danno a danno.

Sempre a Firenze, la Facoltà di Architettura sta vendendo a privati il Palazzo San Clemente “il quale – scriveva Giorgio Vasari nel 1568 – per ricchezza di diverse varie fontane … non ha pari in Fiorenza, né forse in Italia”. Risulta che la destinazione d’uso potrebbe cambiare radicalmente: da sede dei Dipartimenti di Costruzioni e Restauro, e di Urbanistica e Pianificazione del Territorio (nonché di buona parte della biblioteca e di alcuni importanti archivi storici), a sede di un albergo di lusso. E cioè: da luogo dove si impara a tutelare e conservare l’architettura del passato, ad architettura essa stessa stravolta e violata per essere suddivisa in camere. E ancora: da luogo dove si studia la più virtuosa distribuzione dei nostri preziosi spazi storici, a spazio esso stesso privatizzato; da luogo votato al reddito culturale collettivo, a luogo deputato a produrre reddito monetario privato.

A Pisa è l’Ospedale dei Trovatelli, praticamente in Campo dei Miracoli, a essere venduto con tutti i suoi beni. Il 16 dicembre scorso l’asta (24 milioni di base) è andata deserta, e alla prossima il complesso (che appartiene alla Asl) verrà battuto con un ribasso del 10 %, per poi passare alla trattativa privata. La probabile trasformazione in albergo potrebbe mettere a rischio lo splendido edificio e le opere che contiene, tra cui la ruota cinquecentesca su cui venivano esposti i bambini, ricollocata all’interno.

Continuiamo a scendere: in Lazio il Comune di Priverno (amministrazione Pd) ha appena messo in vendita l’edificio nel quale è ospitato il Museo Medievale di Fossanova, che è l’antica foresteria della gloriosa Abbazia in cui è morto san Tommaso d’Aquino. Il destino del museo è probabilmente quello di tramutarsi in un ristorante, e per ottenere una deroga al vincolo della legge regionale attraverso cui è stata finanziata la realizzazione del museo si dovranno esporre altrove le opere: dove, ancora non è dato saperlo.

Concludiamo, in gloria, nella Campania in cui tutto è possibile. Va in vendita il Casino reale di Carditello, una delle residenze extraurbane preferite da Carlo di Borbone e Ferdinando IV, decorata da artisti come Philipp Hackert e Fedele Fischetti e già centro di una complessa azienda agricola, ma oggi teatro di spettacolari discariche di monnezza. Carditello appartiene al Consorzio di bonifica del Volturno, che è indebitatissimo nei confronti del Banco di Napoli, cioè di Banca Intesa: nel prossimo marzo il complesso sarà battuto all’asta, se la Regione Campania non troverà 9 milioni di euro. Si potrebbe continuare a lungo, fino a disegnare una mappa della inarrestabile trasformazione che, convertendo la ricchezza del popolo italiano in ricchezza privata, inverte un secolare processo di civilizzazione. E il messaggio di quella mappa è chiarissimo: la recessione economica sta diventando regressione culturale.

Da: IlFattoQuotidiano.it

 
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Pubblicato da su 27 gennaio 2012 in ARTE

 

“RETROGRAMING 2011 – INSERT COIN”. Palazzo Arnone: Realtà virtuale in “Opere ad Arte”

L’usanza ormai desueta (desueto è un aggettivo oggettivamente desueto ndr) del luccicante gettone (il cui tonfo nel vuoto ha scandito i ritmi di intere generazioni di giovani); “mail art” su pareti canute e spoglie che ne incorniciano l’essenza, o l’indefinibile presenza; l’accoglienza discreta dell’archeologia informatica, padrona di casa ammonitrice: avverte lo spettatore che tutto quanto lì, in Mostra, è frutto di un lungo percorso e di scelte mirate e coraggiose di cibernetici sognatori (eccesso di romanticismo).

Si schiude al visitatore una dimensione specifica e non legata esclusivamente al mondo dei fanciulli contemporanei che ingrossano a dismisura i loro pollici opponibili nel tentativo di conquistare imperi virtuali (o anche solo di vincere una partita di calcio spettacolare). A questo punto scatta l’interrogativo di rito, di marzulliana memoria: ma sono i videogiochi ad influenzare la realtà oppure è la realtà stessa che viene impietosamente riflessa dai videogiochi? Rimandandovi a milioni d’opposte teorie in merito (senza, e non a caso, citarne nemmeno una), eludiamo brillantemente la domanda.                                                              Nel frattempo giochiamo a Pong (che a suo tempo era un progetto frutto di fantascienza giovanile); abbordiamo democraticamente fanciulle al Bar senza fare distinzione di “razza” od orientamenti politici (Leisure Suit Larry: o dell’edonismo [aggiunta personale]); veniamo edotti sul femminismo che attanaglia nientedimeno che Pac-Man (nato per rispondere alle esigenze virtuali del pubblico femminile che non prendeva parte a guerre e massacri da uomini); ricordiamo con piacere i pomeriggi trascorsi a giocare a Super Mario Bros (un idraulico?).

Prima di fare ritorno a casuccia (dopo aver parlato amabilmente con i disponibili anfitrioni della Mostra che ci rendono edotti sull’universo videogiochi) ascoltiamo ipnotizzati e atterriti in cuffia il primo (lontano nel tempo) bombardamento americano in Iraq, colonna sonora dell’opera sulle cui immagini appese al muro colpevolmente indugiamo: Impossible Mission, dal nome di un “vecchissimo” gioco, dalla veste grafica austera come il loden di Monti. Assorti in quest’opera “shock”, proviamo disperatamente a cambiare – almeno col pensiero – una realtà (quale realtà?) piena zeppa di volgarità gratuite, come testimonia l’epitaffio berlusconiano sulla cancelliera tedesca Merkel che campeggia tra le immagini dell’opera ad eterno monito per i posteri: era un culona inchiavabile. Sorvoliamo, anzi, giochiamo!

E’ possibile visitare La Mostra “RETROGAMING 2011 – INSERT COIN” presso Palazzo Arnone a Cosenza, fino all’8 Gennaio.

di: Camera Collettiva

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REGIONI d’ITALIA – Esplorando il Bel Paese [4]: PIEMONTE

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Pubblicato da su 17 dicembre 2011 in ARTE, FOTO, VIAGGIANDO

 

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CITTA’ d’ITALIA – In giro per lo Stivale [15]: TORINO

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Pubblicato da su 17 dicembre 2011 in ARTE, FOTO, VIAGGIANDO

 

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“La nostalgia è reazionaria, la speranza una trappola. Contro il furto del futuro, noi ci stiamo riappropriando della pienezza del presente”

 
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Pubblicato da su 12 dicembre 2011 in ARTE

 

REGIONI d’ITALIA – Esplorando il Bel Paese [3]: BASILICATA

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Pubblicato da su 11 dicembre 2011 in ARTE, FOTO, VIAGGIANDO

 

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