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Archivio Giornaliero: 14 dicembre 2011

Tagli su commissione – di Massimo Gramellini

In Italia il modo più sicuro di non fare una cosa è istituire una commissione. Quando l’estate scorsa cominciarono le operazioni di tosatura della cittadinanza, il governo Bandana intuì che bisognava offrire un sedativo alle pecorelle smagrite. Non la riduzione immediata dello stipendio dei politici (e che, siamo matti?) ma la promessa di tagli futuri. Per uniformare l’onorevole paga ai livelli europei sarebbero bastati cinque minuti: il tempo di consultare le tabelle preparate dagli uffici della Camera. Perciò si ritenne molto più utile affidare l’arduo compito a un consesso di esperti guidato dal presidente dell’Istat.

In quattro mesi la commissione Giovannini si è riunita tre volte. La prima volta per stilare una lista dei parlamenti europei a cui ispirarsi. La seconda per affidare l’indagine conoscitiva alle ambasciate italiane, anziché a un bimbo di 6 anni che avrebbe trovato i dati su Internet in un clic. La terza, si legge sul sito del governo, per un «report sullo stato di avanzamento delle attività»: immagino che ogni ambasciatore dovrà intervistare personalmente tutti i deputati del Paese in cui abita, chiedendo loro la dichiarazione dei redditi e gli scontrini del ristorante.

Nel frattempo l’euro andava a rotoli, lo spread si impennava, il governo Bandana cedeva al governo Loden, le tasse salivano, le pensioni scendevano e i cittadini si imbufalivano. Insensibile a questi accidenti della vita, la commissione proseguiva inesorabile. Il suo responso, atteso per marzo, potrebbe persino essere anticipato a gennaio. Non si sa ancora di quale anno.

da: lastampa.it

 
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Pubblicato da su 14 dicembre 2011 in SPAZIO CRITICO

 

Maurizio Crozza – Ballarò 13 Dicembre – Ma perchè è slittata la Manovra del Governo

 
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Pubblicato da su 14 dicembre 2011 in SATIRA, TV

 

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#Supposte _ 15 _ «TUTTO CIÒ che NON CI PIACE o che CI FANNO “DIGERIRE” a Forza» – i Modà

“La Notte” – Modà

[Serve aggiungere altro??...]

 

 
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Pubblicato da su 14 dicembre 2011 in #Supposte, MUSICA

 

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[Camera CON VISTA #2]

ROUNDED EDGE – Africo (Reggio Calabria) tratta da www.alfonsomorabito.it

 
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Pubblicato da su 14 dicembre 2011 in FOTO

 

#Supposte _ 14 _ «TUTTO CIÒ che NON CI PIACE o che CI FANNO “DIGERIRE” a Forza» – Lorena Bianchetti

Lorena Bianchetti

Ma come perché??

E questa ce la chiamate conduttrice?

Chissà che bei legami con la Chiesa……

 
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Pubblicato da su 14 dicembre 2011 in #Supposte, TV

 

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Mentana si dimette dalla direzione del TG di La7 dopo la denuncia del Cdr (da ilfattoquotidiano.it)

Inflessibile. Enrico Mentana si era rifiutato di leggere il comunicato stampa del sindacato unico dei giornalisti che solidarizzava con lo sciopero dei poligrafici di Cgil, Cisl e Uil, e oggi ha annunciato le sue dimissioni. Lo ha reso noto egli stesso, dopo avere appreso la notizia di “essere stato denunciato alla magistratura ordinaria da parte del Cdr della testata”. ”Ho atteso 24 ore per verificare eventuali ravvedimenti, che non ci sono stati. Essendo impensabile continuare a lavorare anche solo per un giorno con chi mi ha denunciato, rassegno da subito le dimissioni dalla direzione del Tg La7”.

Ieri il direttore era stato denunciato dal cdr e dall’Associazione stampa romana per comportamento antisindacale, essendosi rifiutato di leggere il comunicato del sindacato dei giornalisti. “Sono rituali, che se mai hanno avuto un senso, certo non lo hanno ora. Faccio il giornalista e dò notizie per i telespettatori, non leggo comunicati di altri”, aveva dichiarato il direttore dimissionario del Tg di La7. “Così come durante il tg non ho mai letto comunicati di Telecom, ovvero del mio editore, non vedo perché – aveva aggiunto – dovrei leggere quelli dei sindacati. La Federazione della Stampa non può comportarsi come quelle aziende che pretendono – conclude Mentana – la pubblicazione dei loro comunicati”.

L’avventura a La7 era iniziata nell’estate del 2010, dopo l’addio a Mediaset. Il casus belli fu la decisione dell’azienda di trasmettere, come da palinsesto, una puntata del Grande Fratello al posto di una speciale di Matrix dedicata alla morte di Eluana Englaro. Le dimissioni di Mentana arrivano in concomitanza di un altro cambio di direzione, quello di ieri al Tg1, contro cui Minzolini ha annunciato di voler far ricorso al giudice del Lavoro.

 
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Pubblicato da su 14 dicembre 2011 in TV

 

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Consiglio di Stato boccia la tessera del tifoso “Illegittima, è pratica commerciale scorretta” – di Dario Pelizzari

Lo hanno stabilito i giudici della VI sezione, che hanno rispedito la pratica al Tar del Lazio, che qualche settimana fa aveva detto no al ricorso presentato da Federconsumatori e Codacons, che protestano da tempo contro il metodo necessario per ottenere la carta d’accesso alle trasferte voluta dall’ex ministro Maroni

L’ex ministro degli Interni, Roberto Maroni

La tessera del tifoso è illegittima, perché può rappresentare una “pratica commerciale scorretta”. Lo hanno stabilito i giudici della VI sezione del Consiglio di Stato, che hanno rispedito la pratica al Tar del Lazio. Qualche settimana fa, il tribunale ammininistrativo regionale aveva detto no al ricorso presentato da Federconsumatori e Codacons, che protestano da tempo contro il metodo necessario per ottenere la tessera (fortemente voluta due estati fa dall’allora ministro degli Interni Roberto Maroni) che garantisce l’accesso allo stadio, ma anche e soprattutto l’acquisto di biglietti e abbonamenti. Per chiedere il rilascio della tessera, infatti, i tifosi sono costretti a possedere una carta di credito ricaricabile. Da qui, l’alzata di scudi da parte delle due associazioni di consumatori, che si sono rivolti al Tar per avere giustizia. Senza fortuna.

“L’abbinamento inscindibile (e quindi non declinabile dall’utente) tra il rilascio della tessera di tifoso (istituita per finalità di prevenzione generale in funzione di una maggiore sicurezza negli stadi) e la sottoscrizione di un contratto con un partner bancario per il rilascio di una carta di credito prepagata – dice la sentenza del Consiglio di Stato – potrebbe condizionare indebitamente (nella misura in cui si provi che l’uso della carta non sia funzionale ad assicurare le finalità proprie della tessera del tifoso) la libertà di scelta del tifoso-utente e potrebbe pertanto assumere i tratti di una pratica commerciale scorretta ai sensi del Codice del consumo; in tal senso depone il fatto che, per il tifoso, l’ottenimento della tessera appare condicio sine qua per poter essere ammesso, nelle giornate di trasferta della propria squadra, nel reparto dello stadio riservato agli ospiti, di guisa che appare verosimile che l’acquisizione di tale utilità potrebbe indurlo a compiere un’operazione commerciale (sottoscrizione della carta prepagata) che non avrebbe altrimenti compiuto”. La palla ripassa quindi al Tar del Lazio, che dovrà rivedere le ragioni che giustificavano la bocciatura al ricorso presentato da Federconsumatori e Codacons.

da: ilfattoquotidiano.it

 
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Pubblicato da su 14 dicembre 2011 in ATTUALITÀ & CRONACA

 

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Passeraset – di Marco Travaglio

Il ministro di Intesa e Sviluppo Corrado Passera, bontà sua, garantisce che le frequenze tv sono “un tema molto rilevante che, alla luce dei sacrifici chiesti agli italiani, è ancora più giusto affrontare. Se ci sono da raccogliere suggerimenti, questa è l’occasione che ci aiuterà a raggiungere ipotesi e posizioni ancor più approfondite”. E bravo il tecnico: al confronto Forlani, in fatto di politichese, era un dilettante.
In realtà qui c’è poco da affrontare, suggerire, approfondire. Siccome le frequenze da assegnare valgono 16 miliardi e, assegnandole a pagamento con un’asta pubblica anziché gratis col beauty contest truccato, se ne incassano 4 o 5, un ministro che abbia una nozione del libero mercato da prima elementare dovrebbe semplicemente dire: care tv, se volete le frequenze in affitto dallo Stato che le possiede, le pagate; altrimenti lo Stato le tiene per sé, in attesa che qualche editore, italiano o straniero, faccia un’offerta. Punto.

B. ha fatto sapere che un’asta non porterebbe un euro allo Stato perché “andrebbe deserta”. Benissimo: anche se così fosse, lo Stato deve bandirla lo stesso; se poi va deserta, almeno si tiene le frequenze. Se invece le regala, oltre a non incassare un euro, si impoverisce perché perde un bene pubblico fino al 2031 e addirittura concede all’assegnatario il diritto di rivenderlo o riaffittarlo ad altri, intascando un sacco di soldi nostri. E questo si chiama peculato, punito fino a 10 anni di carcere. Dunque non si vede cosa ci sia da affrontare, approfondire, suggerire. A meno che, si capisce, chi dispone del bene pubblico – il ministro dello Sviluppo e Telecomunicazioni, Passera – non debba qualcosa a chi vuole fregarsi quel bene. Cosa che è lecito sospettare, dopo che il Passera ha nominato il suo predecessore Paolo Romani, già inventore di “Colpo grosso” e poi del beauty contest pro Mediaset, suo “personale rappresentante in Iraq e Afghanistan” per costruire un aeroporto e una diga, in nome di un’esigenza di “continuità” che può essere soddisfatta dal solo Romani, indispensabile perché – udite udite – è stato tre volte a Kabul e a Baghdad.
Il sospetto è che la vera “continuità” che Romani deve assicurare nel ministero sfuggito dalle mani di B. non attenga tanto alle dighe afghane, quanto alle tv italiane. Infatti con apposita intervista al Giornale della ditta, Romani ha avvertito Passera che annullando il beauty contest si rischia “una procedura di infrazione europea”: in realtà la procedura pende da anni come spada di Damocle sull’Italia in attesa di vedere se il mercato tv sarà aperto alla concorrenza. Quindi è proprio il beauty contest riservato ai più belli, cioè al duopolio Raiset, a farci rischiare la multa europea.

Comunque, per fugare i sospetti, Passera ha un sistema semplicissimo: annullare il beauty contest e bandire un’asta pubblica a pagamento. Tanto, se B. assicura che l’asta andrà deserta, vuol dire che Mediaset non è interessata alle frequenze, dunque nessuno potrà parlare di norma anti-B. Resta però da avvertire tempestivamente Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, che venerdì ha fatto sapere: “Se il governo prende decisioni provocatorie come questa (l’asta a pagamento, ndr), il governo se ne va a casa”. Ma come, non ha saputo che B. non è interessato all’asta delle frequenze? Molti, e giustamente, si sono indignati per il fuorionda trasmesso da Gli intoccabili in cui un deputato mette all’asta il suo seggio al miglior offerente: possibile che nessuno s’indigni per Cicchitto che mette in vendita l’appoggio al governo del partito di maggioranza in cambio del regalo delle frequenze all’azienda del suo leader? L’altroieri l’ex governatore dell’Illinois Rod Blagojevich è stato condannato a 14 anni di galera e arrestato per aver tentato di vendere il seggio senatoriale liberato da Obama. Chissà qual è la pena prevista in Italia per chi mette all’asta un intero partito. A parte, si capisce, la rielezione e la promozione assicurata.

Il Fatto Quotidiano, 11 Dicembre 2011

 
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Pubblicato da su 14 dicembre 2011 in MÌCHELLE ÀNEA

 
 
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