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Archivio Giornaliero: 1 dicembre 2011

I fuori onda di Sarkò: “Merkel ci porta verso la catastrofe”

La “coppia di fatto” dei due leader europei sta scoppiando

Benché siano entrambi sposati, e non fra di loro, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy sono ormai una coppia di fatto. Si sentono quasi tutti i giorni, l’ultima volta martedì pomeriggio. Ma ora la coppia potrebbe scoppiare, visto che i Merkozy sono al minimo storico della reciproca comprensione. Il Reno non è mai stato così largo. Angela & Nicolas devono presentare un piano a quattro mani al Consiglio europeo dell’8 e 9 dicembre, ma per il momento l’unica cosa sulla quale si sono messi d’accordo è di non parlare più in pubblico della Bce. Soprattutto perché se lo facessero direbbero l’una il contrario dell’altro.

Insomma, si vive alla giornata, come testimonia il solito terribile «Canard Enchaîne», sempre informatissimo su quel che Sarkozy dice a microfoni spenti. Giovedì scorso, dopo il trilaterale di Strasburgo con Merkel e Monti, era sconfortato: «Merkel nous fout le bordel en Europe, Merkel sta combinando un gran casino in Europa. Ci porta alla catastrofe». Domenica 27, era più ottimista, sostenendo di avere «una buona speranza» di convincere la cancelliera a far intervenire la Bce. Due giorni dopo, e siamo a ieri l’altro, nuova virata sul pessimismo: «E’ dura, tirare la carretta», intesa quella tedesca. E ormai Sarkò dà per scontato che nulla si deciderà prima di gennaio, «quando la maggior parte dei Paesi dovranno chiedere prestiti a tassi molto elevati».

Intanto l’Efsf, il Fondo si stabilità europeo, è ai minimi storici: dopo gli aiuti a Grecia, Portogallo e Irlanda, dei 440 miliardi originari ne sono rimasti 250. I tedeschi continuano a dire nein a tutto, interventi della Bce, eurobond o rafforzamento del Fesf che sia. Peggio: i Merkozy non s’intendono nemmeno sulla revisione dei trattati che pure si sono impegnati a proporre insieme. La Germania vuole poter trascinare davanti alla Corte europea di giustizia i Paesi che violano il patto di stabilità; la Francia rifiuta in nome della democrazia e della sovranità nazionale. Merkel vuole una super-Maastricht di regole rigide da applicare automaticamente, e guai a chi sgarra; Sarkozy rilancia una versione aggiornata dell’Europa delle patrie di de Gaulle, in cui il potere resti nelle mani dei Capi di Stato e di governo. Berlino vuole una riforma dei trattati a 27; Parigi preferirebbe un trattato nuovo fra i soli 17 dell’eurozona. Eccetera. L’unico aspetto su cui i Merkozy convergono è che con bisogna dare il controllo sui budget nazionali al Parlamento europeo, e che gli eurodeputati continuino a svolgere un ruolo decorativo.

Impossibilitati a risolvere la crisi, i due almeno ne parlano. Sarkozy tiene un discorso oggi a Tolone, Merkel domani a Berlino. Ma è molto improbabile che possano annunciare qualcosa di concreto.

da lastampa.it

ALBERTO MATTIOLI
corrispondente da parigi
 
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Pubblicato da su 1 dicembre 2011 in ESTERI

 

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Crisi, cresce l’insofferenza francese verso la Merkel. Sarkozy assediato dal partito

Sarkozy e Merkel sono impegnati in una corsa contro il tempo in vista del Consiglio europeo dell’8 e del 9 dicembre: per trovare una soluzione alla crisi dell’euro bisogna giungere a quell’appuntamento con proposte concrete. E superare i dissidi fra Parigi e Berlino sulle soluzioni possibili. A complicare l’impresa, però, intervengono le polemiche tra i due leader e fra i loro rispettivi Paesi. In Francia sale un’insofferenza sempre meno latente e sempre più incontenibile nei confronti della vicina Germania: la sensazione che a decidere in realtà siano solo loro, i potenti tedeschi. Quell’impressione, ormai, si è propagata anche all’interno dell’Ump, il partito conservatore, quello di Sarkozy. E direttamente tra alcuni consiglieri del Presidente.

«A dominare tutto adesso sono i tedeschi – ha sottolineato nei giorni scorsi uno dei ministri del Governo francese, rimasto anonimo, a Le Monde – aspettiamo le loro decisioni senza che noi francesi abbiamo una reale influenza sugli avvenimenti». Il ministro, definito nell’articolo uno dei più influenti, va oltre, facendo riferimento all’obiettivo di Berlino di imporre regole sempre più severe agli Stati dell’eurozona per le finanze pubbliche : «La Germania crede che il suo interesse sia quello di mostrarsi molto dura e di imporsi come il solo leader in Europa. Ma non potrà resistere con questo atteggiamento, anche perché provocherà un sentimento troppo forte di germanofobia. Intanto, con l’Austria, già presa di mira dai mercati, è il suo hinterland che è assalito. E con la Francia, il suo primo partner europeo. I tedeschi finiranno per cedere».

Ma nel campo di Sarkozy c’è chi comincia a osare a dire la sua in questo senso anche a viso scoperto. «La Germania ha una responsabilità incredibile nel fallimento del sistema – ha dichiarato Jacques Myard, deputato dell’Ump – dopo l’ossessione di una politica monetaria restrittiva, ci vogliono proporre il diktat sul budget, il cosiddetto «randello» teutonico. E’ la fine delle democrazie nazionali». Intanto, perfino i politici più federalisti iniziano a spazientirsi, come il centrista Jean-Louis Bourlanges: «Quello che propongono i tedeschi poteva essere valido dieci anni fa. Allora si diceva: non bisogna generare deficit. Ma ormai è troppo tardi. Raccomandano delle cose che non possono produrre i risultati che sperano». Quanto a Nicolas Dupont-Aiguar, deputato ex Ump, oggi indipendente, ha dichiarato: «Non voglio che la Francia diventi un Land tedesco».

Le polemiche, ovviamente, riguardano anche l’opposizione, in un Paese dove la campagna per le presidenziali della primavera 2012 è già iniziata. «Il governo di domani dell’Eurozona non può essere germano-tedesco – ha sottolineato il socialista Hubert Védrine, ex ministro degli Esteri -, imposto a Paesi che non possono rifiutarsi a nulla, perché ostaggio dei mercati». Ecco, infine, l’analisi di Pierre Moscovici, direttore di campagna di François Hollande, il candidato socialista alle presidenziali, dato come favorito dai sondaggi contro Sarkozy: «La Germania ha preso chiaramente le redini della leadership europea. Ma modificare i trattati, come vogliono fare i tedeschi, solo nel senso di un maggiore rigore, non è la prospettiva giusta. Non capisco quali siano le contropartite che Sarkozy riesce a strappare in questo modo».

Intanto l’attesa è per il discorso che domani Sarkozy terrà a Tolone, dal pomposo titolo: «Le conclusioni che la Francia e l’Europa devono tirare dalle crisi». Vedremo cosa proporrà il professor Sarkozy. E se riuscirà a convincere i suoi che il tandem franco-tedesco funziona ancora. E soprattutto che il dialogo Parigi-Berlino è un vero scambio, non a senso unico.

(da il fattoquotidiano.it)

 
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Pubblicato da su 1 dicembre 2011 in ESTERI

 

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Pubblicato da su 1 dicembre 2011 in ARTE, FOTO, VIAGGIANDO

 

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VAURO – VITALIZI!

 
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Pubblicato da su 1 dicembre 2011 in SATIRA

 

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Così Facebook può farti licenziare!

Attenzione a ciò che scrivete sui social network

La relativa giovinezza dei sistemi di social networking potrebbe far pensare ad essi come, a tutt’oggi, dei “porti franchi” dove non vigono regole: ma gli ultimi casi giurisprudenziali in materia di diritto del lavoro stanno lì a dimostrare il contrario: le aziende stanno implementando regole molto chiare per l’accesso e l’utilizzo dei social network da parte degli impiegati, e non si può pretendere che la violazione di queste regole non comporti sanzioni disciplinari per il solo fatto che l’attività di cui si fa questione fosse online.

LICENZIATO PER FACEBOOK – Il caso è quello di un dipendente Apple che si è lamentato pubblicamente sul social network delle politiche di Apple e dei suoi dispositivi. Un’applicazione “ha fatto impazzire la mia time zone per la terza volta in una settimana e mi sono dovuto svegliare alle tre del mattino? CHE GIOIA!”; e quando la Apple iniziò ad offrire canzoni gratuite dei Beatles su iTunes, lo slogan era “Domani è un altro giorno che non dimenticherete”. Samuel Crisp ha scritto invece: “Domani è un altro giorno che spero di dimenticare”, chiara parodia dello slogan Apple. Un suo collega, avendo visto i post pubblici, ha avvertito il capo che ha licenziato immediatamente Samuel. L’ex dipendente ha adito il giudice lamentando il licenziamento illegittimo; la giuria gli ha dato torto, citando la stretta politica della società di Cupertino sull’attività sui social network. “I post Facebook non erano veramente private, tanto che sono stati facilmente inviati”, dice il giudice: “Il ricorrente non aveva il reale controllo della sua attività”.

TUTTO NORMALE – Un avvocato di diritto del lavoro commenta con il Guardian la vicenda: “Questi forum possono essere visibili da chiunque, e potrebbero esserci ripercussioni da parte del vostro datore di lavoro se scegliete di scrivere dei vostri problemi, non importa se i post siano stati inviati dal vostro uffico , da casa o dal cellulare”; un caso analogo che ha visto il licenziamento immediato di un ufficiale di polizia perché aveva postato su Facebook “insulti contro un suo collega”. “Stareste molto attenti a questi comportamenti nella vita reale, che differenza ci può essere con internet?”, è la domanda che l’avvocato pone: anche perché, grazie alle strette regole sull’uso dei social network che le aziende stanno implementando, queste normative interne diventano opponibili a qualsiasi licenziato. “C’è un implicita clausola di ‘fiducia e buonafede’ in ogni contratto di impiego, insieme ad un’ulteriore obbligazione di non diffamare il proprio datore di lavoro”, si spiega, e queste fattispecie possono ben verificarsi mediante un commento sui social network. Sarà poi il giudice a valutare se il comportamento del dipendente, la sua attività su Facebook, sia effettivamente diffamatoria.<a href=’http://adsy.publy.it/www/delivery/ck.php?n=add9d35e&cb=INSERT_RANDOM_NUMBER_HERE’ target=’_blank’><img src=’http://adsy.publy.it/www/delivery/avw.php?zoneid=67&cb=INSERT_RANDOM_NUMBER_HERE&n=add9d35e’ border=’0′ alt=” /></a>

Fattori rilevanti potranno essere se il datore di lavoro fosse identificabile, l’impatto sull’immagine del datore di lavoro, la natura dei commenti e chi sia stato messo a parte di essi (se si tratta di clienti o consumatori, sarà di certo un fattore contro l’impiegato)

tratto da www.giornalettismo.com

 

 
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Pubblicato da su 1 dicembre 2011 in ATTUALITÀ & CRONACA

 

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Giornata mondiale contro l’Aids Obiettivo “zero infezioni”, ma mancano i fondi (da ilfattoquotidiano.it)

In prima linea il Fondo globale per la lotta contro Aids, malaria e tubercolosi, un partenariato internazionale che raccoglie e distribuisce risorse. E con cui l’Italia ha un conto in sospeso per milioni di euro

“Obiettivo zero”: zero nuove infezioni, zero discriminazioni e zero decessi relativi all’Hiv. E’ questo il tema a cui si ispira la giornata mondiale contro l’Aids che il primo dicembre di ogni anno dal 1987 rinnova la sua campagna di sensibilizzazione nei confronti di un virus che ha ucciso oltre 30 milioni di persone. Una lotta per cui si batte il Fondo globale per la lotta contro Aids, malaria e tubercolosi, un partenariato internazionale che raccoglie e distribuisce risorse per prevenire e combattere le tre malattie con oltre 600 progetti in 140 paesi del mondo. E con cui l’Italia ha un conto in sospeso per milioni di euro.

Dal 2009 l’Italia ha lasciato il suo posto singolo all’interno del nostro Consiglio di amministrazione – spiega Christoph Benn, responsabile delle relazioni esterne del Fondo – e da allora condivide il suo seggio con la Spagna, un altro paese che nel 2010 ha fatto fronte solo in parte agli impegni presi”. Il declassamento è avvenuto proprio due anni fa, a causa della prima insolvenza. Allora, nel corso del G8 a L’Aquila, l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva ricordato che l’Italia era in “leggero ritardo” nel versamento dei fondi, ma aveva garantito a breve una donazione di 160 milioni di dollari. Tuttavia quei soldi, che non sono mai arrivati, non avrebbero nemmeno “saldato” il conto che per di più, secondo fonti del Fondo globale, ammontava a 183 milioni di dollari. Ad aggravare la situazione il mancato pagamento della stessa cifra nel 2010, per un totale ad oggi di 260 milioni di euro. Un trend di insolvenza che il nuovo esecutivo dovrà affrontare.

(Continua dopo il video)

“Non abbiamo ancora parlato con il governo Monti – prosegue Benn – visto che in queste settimane l’Italia sta attraversando un importante momento di transizione politica. Però contiamo di farlo nei primi mesi del 2012”. Un incontro che diventa urgente anche a fronte del biennio 2011-2013, per il quale il nostro paese non ha fatto alcuna promessa di stanziamento, e del debito dei due anni precedenti. Riuscirà il Belpaese a saldarlo? “Ci auguriamo che riesca a farlo almeno in parte, visto che si trattava di impegni ufficiali presi da Palazzo Chigi. Per il Fondo è importante che i governi tengano fede alle promesse di finanziamento. Solo così riusciamo a programmare l’assistenza e la prevenzione nei paesi in cui operiamo. Dall’altro lato, dare un segnale di aiuto contribuirebbe alla buona reputazione dell’Italia”. Infatti nel 2009 siamo stati l’unico paese a non elargire i finanziamenti e l’anno successivo Zapatero è riuscito a fare fronte solo parzialmente alla cifra pattuita. Ma se una parte è meglio del nulla, il contributo dell’Italia, al contrario, “è stato vicino allo zero”. La crisi inoltre potrebbe avere un impatto negativo sulla capacità di sostegno finanziario, anche se Benn spiega che “il momento peggiore sarà nel prossimo biennio”, quando l’eurozona, secondo le previsioni degli ultimi giorni, entrerà in recessione. Ma di certo, conclude, “non possono essere i poveri e gli indifesi a pagarne il prezzo”.

Il Fondo globale, che garantisce assistenza a milioni di persone, oggi ha pubblicato dati importanti riguardo al progresso delle sue attività. Nell’ultimo anno infatti il numero delle madri curate contro la trasmissione del virus ai loro bambini è aumentata del 30% (da 1 a 1,3 milioni), test Hiv e sportelli informativi cresciuti del 27% (coinvolgendo da 150 a 190 milioni di individui) mentre registra +10% la quantità di pazienti che riceve il trattamento retrovirale (da 3 a 3,3 milioni).

Con una disponibilità di risorse di 22.6 miliardi di dollari, il Fondo assiste circa la metà dei malati di Aids nei paesi poveri, contribuisce per i due terzi ai finanziamenti totali contro tubercolosi e malaria e opera in 140 paesi. Questi risultati dimostrano cosa si possa raggiungere con lo sforzo e collaborazione. A cui anche l’Italia deve contribuire.

 
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Pubblicato da su 1 dicembre 2011 in SPAZIO CRITICO

 

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Pubblicato da su 1 dicembre 2011 in ARTE, FOTO, VIAGGIANDO

 

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Pubblicato da su 1 dicembre 2011 in ARTE

 
 
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