ROMA – A 31 era già presidente della Camera e a 50, se Fini e Schifani non ci avessero messo lo zampino, avrebbe maturato un sostanzioso vitalizio. Eppure Irene Pivetti, «baby pensionata» mancata da 6203 euro lordi, mostra di non disperarsi. «Non sono per nulla scioccata – risponde “serenissima” l’ex esponente della Lega Nord, tre legislature alle spalle e una nuova vita da giornalista tv -. È un segnale giusto, di questi tempi non si può fare la lagna». Davvero non ci contava, sull’assegno della Camera? «Io vivo del mio lavoro, non mi stanno levando il pane di bocca. Sono nata il 4 aprile del 1963 e dai miei calcoli sarei andata in pensione a 55 anni, non a 50… E comunque mi piacerebbe che le nuove regole si applicassero anche fuori dal Parlamento, a cominciare da magistratura, Corte dei Conti e Consiglio di Stato».
Irene Pivetti (Ansa)
Il giro di vite sulle onorevoli pensioni tocca privilegi acquisiti di parlamentari storici e aspettative di peones approdati alla Camera solo nel 2008. Spulciando gli elenchi di deputati di vecchio corso, ma ancora giovani per età anagrafica, si incontra il nome di Giovanna Melandri, Pd, alla quinta legislatura. Nata il 28 gennaio del 1962, tra soli due mesi l’ex ministro avrebbe maturato la pensione. Adesso invece, se come sembra le novità diventeranno presto operative, dovrà attendere un altro decennio. A Palazzo Madama si fa il nome di Mauro Cutrufo, Pdl, classe 1956. Il vicesindaco di Alemanno a Roma è indicato tra coloro che saranno costretti a slittare verso un’età della pensione più avanzata, ma lui non pare scomporsi: «Ho davanti una vita, perché dovrei pensare al vitalizio?». Chi invece ci sta già pensando è l’onorevole Domenico Scilipoti, «re dei peones». Il deputato che salvò il governo Berlusconi il 14 dicembre si dice d’accordo con la stretta pensionistica, secondo lui tutti devono «percepire in base ai contributi versati». Scilipoti ha lasciato l’Idv eppure la pensa come gli ex colleghi dipietristi: «Adesso bisogna sanare il pregresso, chi ha fatto il deputato per un giorno non può prendere il vitalizio». Una battuta? No, un’amara realtà. A carico della Camera, e quindi dei cittadini, ci sono tre ex deputati radicali che sono stati tali per un giorno e prendono un assegno di tremila euro.

Ilona Staller in aula a Montecitorio (Olympia)
L’elenco dei privilegi, acquisiti e intoccabili, è sconfinato. Ilona Staller in arte Cicciolina ha compiuto 60 anni il 26 novembre e quindi si è salvata per tre giorni: il vitalizio di 3000 euro lordi non glielo tocca nessuno. «Non ho rubato – ha detto al Corriere a settembre -. Quei soldi me li sono meritati». C’è Vittorio Sgarbi che è andato in pensione a 55 anni e prende la bellezza di 8.500 euro lordi, ci sono reduci della Prima Repubblica come Renato Altissimo, Salvo Andò, Giusi La Ganga e Claudio Martelli i cui assegni sfiorano i 9.000 euro. E «giovanotti» come Rino Piscitello e Antonio Martusciello, quattro legislature alle spalle, che sono andati in pensione ben prima dei cinquant’anni con quasi 8.000 euro di vitalizio. E che dire di Willer Bordon, recordman dei cambi di casacca? Nel gennaio 2008 si dimise da senatore per dare alle stampe il libro «Perché sono uscito dalla Casta». Ma la pensione la prende, eccome: 6.507 euro. Monica Guerzoni